L'altra faccia del derby: Leao sotto esame, tra richiami e responsabilità

L'altra faccia del derby: Leao sotto esame, tra richiami e responsabilitàMilanNews.it
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di Lorenzo De Angelis

Il derby non si gioca solo sul tabellone. C'è un altro derby, più silenzioso e più duro: quello tra talento e continuità. Rafael Leao è (oramai) finito lì dentro. Nel derby, nonostante il gol nasca da una sua sponda verso Fofana, è stato meno devastante del solito, ma soprattutto "monitorato" a vista: Allegri lo ha richiamato speso, Modric gli ha parlato di continuo come si fa con chi può spostare gli equilibri ma deve crescere di mentalità. Non è accanimento, ma la fotografia di un giocatore che oggi è troppo grande per vivere di lampi. 

Allegri e Modric: la pressione giusta sul giocatore giusto

Allegri non è uno che fa filosofia: se ti riprende, è perché ti considera decisivo, non perché ti ha scaricato. Rafa ha qualità da partita che cambia da sola, ma il derby chiede un'altra moneta: presenza, scelte pulite, sacrificio intelligente, lucidità quando il campo brucia. E Modric, con il suo linguaggio da (eterno) campione, sembra avergli voluto dire la stessa cosa in modo diverso: "Se vuoi essere élite, devi esserlo sempre, anche quando non segni". I grandi non ti coccolano, ti fanno alzare l'asticella, e Leao ha dimostrato di riuscirlo a fare, come in occasione del gol. 

Il lavoro difensivo è ben accetto, ma non basta: serve Leao leader, non solo utile

Rabioto lo difende per il lavoro senza palla, ed è vero: il Leao di oggi copre, rincorre, raddoppia, aiuta. Ma qui sta il punto: non può bastare. Perché se Leao diventa "uno dei tanti che lavora", allora si rischia di perdere tutto il suo estro e talento. Il Milan non ha bisogno di Rafa solo per fare il terzino aggiunto: ha bisogno del suo numero 10 per mettere paura, costringere l'avversario a cambiare piano gara per essere una minaccia costante. 

Il compromesse è semplice e non negoziabile: lavoro difensivo sì, ma senza perdere l'attaccante straordinario quale è. Se resta in ombra, il Milan perde la sua arma più destabilizzante. E Allegri lo sa, per questo lo pungola, non per spegnerlo, ma per accenderlo davvero.