La strana estate di capitan Romagnoli: impegno e lavoro a Milanello, ma il futuro è ancora un'incognita

01.08.2021 17:00 di Filippo D'Angelo   vedi letture
La strana estate di capitan Romagnoli: impegno e lavoro a Milanello, ma il futuro è ancora un'incognita
MilanNews.it
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Non è facile passare dall’essere titolare indiscusso a riserva quasi con la valigia pronta nel giro mezza stagione. È quello che è successo ad Alessio Romagnoli, che nell’arco degli ultimi mesi ha vissuto la fase più calante e difficile della sua esperienza in rossonero. In sei stagioni non era mai successo che il difensore centrale di Anzio venisse messo in discussione, neanche quando arrivò appena ventenne a Milanello. Con i venticinque milioni versati alla Roma nell’estate 2015, il Milan fece capire una cosa abbastanza semplice quanto importante: Romagnoli è giovane, forte, in prospettiva uno dei migliori nella sua posizione, lo prendiamo a qualunque costo.

Fu un colpo rumoroso, non solo in termini economici ma anche di chiacchiere. Non tutti credevano che Romagnoli potesse davvero esplodere e consacrarsi al Milan, la stessa squadra con cui il suo idolo d’infanzia Alessandro Nesta ha conquistato tutto e tutti. E per Alessio, cresciuto in giallorosso ma biancoceleste nel cuore, confrontarsi con un grande palcoscenico come quello rossonero è stato non solo stimolante, ma anche decisivo ai fini della sua carriera dopo il prestito formativo alla Sampdoria. L’impatto con l’ambiente milanista è stato più che buono fin dal primo giorno. Con pazienza, prestazioni da leader, interventi da grande difensore, prove di carattere che ne hanno sottolineato non solo le grandi doti tecniche ma anche umane, Romagnoli s’è preso il Milan e anche la maglia numero 13 del suo grande eroe. Nel 2016 è arrivata anche la chiamata della nazionale, nel 2018 invece è diventato a soli 23 anni capitano.

Traguardi importanti che oggi sembrano ricordi lontani. Il primo fattore che ha contribuito alla clamorosa svalutazione di Romagnoli è vecchio di due stagioni. Il capitano rossonero non ha saltato neanche una partita fino alla trentacinquesima giornata nella stagione 2019-2020, affermandosi con prestazioni di alto livello nonostante una condizione fisica non ottimale. L’infortunio l’ha fermato per le ultime tre giornate ed il recupero è arrivato soltanto ad ottobre scorso. Nonostante l’entusiasmo per il ritorno in campo, le sbavature e le disattenzioni sono cresciute di partita in partita, come se Romagnoli avesse superato i problemi fisici ma non si fosse sbloccato mentalmente.

Il Milan s’è tutelato, piazzando quasi a sorpresa la carta Tomori che si è rivelata una di quelle più vincenti degli ultimi tempi. Il difensore centrale inglese, arrivato quasi silenziosamente a Milano, ha scalato le gerarchie, rubando proprio il posto al capitano e affermandosi come titolare al fianco di un monumentale Simon Kjaer. Il suo riscatto è meritato oltre che intelligente. Per Romagnoli, soprattutto nell’ultima parte di stagione, a causa di un altri stop forzati e di una condizione fisica precaria si sono susseguite le panchine e i rumors di mercato. Romagnoli, dopo le delusioni dell’ultimo anno, ha avuto il tempo di recuperare la propria forma e riflettere, scaricando anche la troppa tensione accumulata.

Il difensore centrale sembra essere intenzionato a continuare a giocarsi le sue carte in rossonero. Il duro lavoro iniziato a Milanello quasi un mese fa sembra cominciare ad avere i suoi primi e buoni effetti. Nella partita di ieri giocata con il Nizza, Romagnoli è stato uno dei migliori in campo, guidando la difesa, evitando ogni incursione avversaria e salvando in scivolata una conclusione a botta sicura all'interno dell'area piccola. Il calcio d’agosto lascia il tempo che trova, ma con questa voglia e con questa grinta di passi in avanti se ne faranno tanti. Quest'anno il Milan sarà impegnato ad alti livelli su più fronti e per forza di cose i titolari non saranno più 11, ma 13-14. In attesa di sviluppi di mercato o di eventuali discorsi sul suo rinnovo il giocatore è concentrato solo sul campo, com'è giusto che sia. È intenzionato a farsi trovare pronto e deve delle risposte concrete ai tifosi ma anche a se stesso, mettendo via il periodo più complicato della sua vita da calciatore, guardando avanti con ambizione.