Le due facce di Theo: l'evoluzione del ruolo col Milan, "semplice" treno con la Francia. In sintesi: completo

24.11.2022 20:00 di Manuel Del Vecchio Twitter:    vedi letture
Le due facce di Theo: l'evoluzione del ruolo col Milan, "semplice" treno con la Francia. In sintesi: completo
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© foto di DANIELE MASCOLO

Martedì sera il mondo intero ha iniziato a capire l'incredibile forza di Theo Hernandez: la Coppa del Mondo in Qatar permetterà a tutti di scoprire lo straordinario livello raggiunto dal terzino del Milan, livello che i tifosi rossoneri conoscono benissimo. Ma anche per i supporter del Diavolo questa competizione è un modo per riscoprire l'ex Real Madrid: quello ammirato contro l'Australia martedì sera è stato un terzino nel senso più assoluto e puro del termine. Su e giù sulla fascia, sgasate vicino la linea laterale del campo e tantissimi cross, sia dalla trequarti che dal fondo. Rabiot ha ringraziato, ma anche Giroud e Mbappè sono stati serviti più volte al meglio. È facile notare come le richieste di Deschamps siano state molto diverse da quelle di Pioli, ma è anche vero che quello che chiede Pioli ha permesso a Theo di crescere e maturare nel proprio gioco, arrivando così alla chiamata in nazionale per i Mondiali.

Negli ultimi anni il calcio è cambiato, e di molto, in vari aspetti. Tra questi, c'è anche il modo di interpretare il ruolo da parte del terzino, passato dall'essere un semplice "pendolo" sulla fascia laterale a vero e proprio playmaker, accentratore di gioco e jolly in fase offensiva. Anche Massimo Oddo, che nei giorni scorsi ha parlato a Milan TV, è d'accordo. Il campione del mondo, che in rossonero tra le altre cose ha vinto una Champions League e uno Scudetto, si è espresso così sull'argomento ai canali ufficiali del club: "Nell’ultimo decennio due sono stati i ruoli che hanno cambiato completamente il modo di giocare, che hanno avuto un’evoluzione maggiore: il portiere e il terzino. Ci si è resi conto che il terzino gioca nella zona di campo più facile da attaccare, quando si preparano le partite la prima cosa che ti dice l’allenatore è che quando ha la palla il centrale stiamo lì, ma appena si va a destra o a sinistra andiamo in pressione sul terzino. Si è cercato di trovare nuove soluzioni e quindi la nuova soluzione è quella di non rendere il terzino statico ma di farlo muovere per non farsi venire a prendere: ovvio che devi avere le qualità tecniche per andare a giocare in mezzo al campo. Theo sicuramente le ha, questa è una forza in più”.

Una forza e qualità che mister Pioli è riuscito a tirar fuori dal numero 19, arrivato in rossonero con la nomea di bad boy e talento incompiuto. Al Milan invece è cresciuto e maturato, fino a diventare un calciatore davvero unico nel suo genere. Ha forza fisica, velocità, tecnica, tiro, cross ed ha imparato a leggere varie situazioni e spazi, in entrambe le fasi. Sono di questi giorni le dichiarazioni di Frattesi del Sassuolo che testimoniano come Theo sia ormai un modello, un punto di riferimento che ha settato nuovi standard: "Quanto mi gasa affrontare Theo Hernandez. Non vedo l'ora di affrontarlo. Mi dico: 'Cazzo, partiamo da qui e vediamo chi arriva prima. Chi tiene di più il passo. Non vedo l'ora che parta quando lo affronto. Son venuti fuori degli scontri belli, tosti. Ha passo e fisico. Lui è straripante sotto tutti i punti di vista. Devo essere più forte di lui. Quando parte, in testa, devo esserci io. È il duello più bello. Se devo scegliere un compagno per un'ora di allenamento, scelgo lui". 

Il Theo visto con la Francia è quello in versione "semplice", con ampia licenza di offendere e pochi compiti secondari in impostazione o di movimento per aprire spazi al compagno di fascia. È anche vero che il contesto tecnico-tattico della Francia è diverso da quello del Milan: con i blues ha davanti a sé Mbappé, che magari fisicamente può essere alla pari di Leao, ma per quanto riguarda il gioco senza palla è attualmente su un altro pianeta rispetto al portoghese (Rafa finchè è al Milan ha comunque tempo e modo di sbagliare, imparare e crescere). In questo avvio di stagione in rossonero infatti il francese è stato "sacrificato" da Pioli per creare spazi che il numero 17 deve sfruttare per scatenare i suoi incredibili 1 contro 1: una scelta che come sempre ha dei pro e dei contro. Da una parte bisogna ammettere che funziona e Rafa, che non ha ancora l'intelligenza calcistica per "vivere" e sostenere il peso della fascia d'attacco da solo, si trova spesso nella situazione ideale per puntare l'uomo e creare pericolo e scompiglio tra le maglie avversarie. Dall'altra Theo sembra essere un po' "limitato" da questo tipo di movimento verso il centro e dalla posizione, in fase di possesso, quasi da mezz'ala; un ruolo ibrido che potrebbe essere sfruttato ancora meglio se i compagni premiassero di più i tanti inserimenti centrali che il numero 19 propone a più riprese nell'arco dei 90 minuti.

Quel che è sicuro è che tutto questo va a certificare sia la forza strepitosa del calciatore, ormai un punto di riferimento nel suo ruolo, e sia l'enorme lavoro di Pioli e del suo staff nel trasformare un "cavallo pazzo" in un giocatore moderno ed anarchicamente ordinato. Certo, vederlo qualche volta in più come l'altra sera in Qatar in versione "Treno" anche col Milan non sarebbe brutto.