Maldini, Sheva, Altafini&co. Gli uomini decisivi nel Derby della Madonnina lo raccontano a Milan TV

27.11.2022 20:00 di Manuel Del Vecchio Twitter:    vedi letture
Maldini, Sheva, Altafini&co. Gli uomini decisivi nel Derby della Madonnina lo raccontano a Milan TV
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Paolo Maldini, che ha il record di presenze nella stracittadina di Milano, 56 presenze ed un gol, parla così del Derby della Madonnina ai microfoni di Milan TV per il format "On the Pitch": “È bello, piacevole (riferendosi al record, ndr). Avendo giocato più partite di tutti nel Milan è anche normale, sarei dovuto rimanere infortunato parecchie volte per non avere questo record. Il Derby e altre partite come Milan-Juve o al suo tempo Milan-Napoli potevano darti una carica emotiva diversa. Questa carica emotiva, soprattutto nei primi anni, mi ha un pochino limitato. Mi ricordo che nei primi 2-3 derby non sono riuscito a fare una partita di alto livello. Poi una volta abituatomi a quel tipo di stress è diventata la partita che aspettavo di più. Alla fine viviamo per vivere quelle emozioni”.

Sull’unico gol segnato contro l’Inter: “Volevo tirare ma non pensavo di metterla all’angolino. Era una palla difficile di Donadoni, ero quasi dentro l’area e da lì avevo poche cose da fare. A volte una cosa magari più istintiva può sorprendere anche il portiere e così è stato. Essendo un difensore non sono mai stato così attratto dal dover per forza far gol. Certo, è la sensazione più bella dopo quella di vincere un titolo ma non è mai stata una fissazione per me. Ho sempre cercato di intendere il mio ruolo come quello di difensore”.

Andriy Shevchenko, a lui il record per il maggior numero di gol segnati nel Derby di Milano, 14, ha parlato a Milan TV a proposito delle grandi sfide contro l’Inter che l’hanno visto protagonista. Queste le sue dichiarazioni: “È una preparazione speciale, i tifosi preparavano sempre coreografie bellissime. È un qualcosa di diverso dalle partite normali. Ci sono state sfide in campionato e in Champions League, c’era un’atmosfera bellissima soprattutto la settimana prima: in città si sentiva la tensione, la gente iniziava a prepararsi. Prima della partita senti un sentimento diverso da giocatore, sappiamo come i tifosi ci tengano a queste partite. Contro l’Inter approcciavo la partita in modo diverso, ci tenevo tanto, c’era qualcosa dentro di me che mi rendeva molto più concentrato. Quello che sarebbe successo dopo non mi interessava”.

Anche José Altafini è tra le leggende rossonere con il suo record del maggior numero di gol segnati in un Derby, ben 4. Queste le sue dichiarazioni a Milan TV: “Due giorni prima del derby era nata mia figlia. Boniperti, allora presidente della Juventus, un giorno ha detto che lui odiava tutti i derby perché c’era un atmosfera diversa. È una lotta tra due squadre che devono vincere per forza per i propri tifosi. E allora i giocatori sentono questa preoccupazione enorme quando entrano in campo. Io ero abituato perché ho giocato al Maracanà che aveva una capienza da 150mila spettatori. Ho giocato anche a Madrid, ho giocato in tutti gli stadi più grandi. Quando sei in campo pensi solo a giocare e basta, è quando perdi che è dura, i tifosi si arrabbiano. Non so se sono stato tra i pochi in Italia o al mondo, ma ho segnato 4 gol alla Juventus, 4 gol al Santos e 4 gol all’Inter. Sempre col Milan eh, 4 gol per volta. Non sono in molti che hanno segnato così contro le grandi squadre”.

Si parla del derby dell’ormai famosissimo 6-0. Queste le dichiarazioni di alcuni dei protagonisti.

Maldini: “Abbiamo giocato fuori casa tra l’altro. Il primo tempo è stato molto più equilibrato di quanto alla fine ha detto il risultato, ma in quel caso lì abbiamo trovato le chiavi giuste ad una squadra che era in difficoltà.

Giunti: “Sono gli attimi che precedono questa partita che ti rendono orgoglioso di aver preso parte a queste sfide. Già durante la settimana si respirava un clima diverso. C’era bisogno poco di allenare la mente. In quel derby lì né noi e né l’Inter eravamo nelle primissime posizioni di classifica, voleva dire trovare una soddisfazione personale che avrebbe dato un altro risvolto alla stagione. Noi fummo protagonisti di una serata che veramente prima della partita era impensabile. Quando ci siamo sbloccati dopo l’1-0 non c’è stata più partita, l’Inter è uscita dal campo ed è stato un susseguirsi di azioni. Avevamo due giocatori quella sera che erano immarcabili: uno era Serginho, che ha fatto l’ultimo gol e anche gli assist per Comandini e Sheva. Fu devastante su quella fascia sinistra. Ricordo l’invasione e il tentativo di far sospendere la partita sul 4-0. Lì fu la resa dell’Inter. Tanti ci hanno chiesto perché non ci siamo fermati. Perché anche loro avrebbero fatto la stessa cosa se fossimo stati noi nell’altra condizione. Non è neanche questione di non avere rispetto. Ho un figlio di 10 anni che non era ancora nato, ad ogni Derby mi canta il famoso coro della Curva Sud. Proprio la settimana dopo il Derby nacque mia figlia, forse un segno del destino”.

Serginho: “Quando si parla di una rivalità importante come quella tra Milan ed Inter quanti più gol riesci a fare e meglio è. Perché è il momento in cui i tifosi si aspettano tanto: Milano si ferma, Milano respira l’atmosfera. Ancora oggi si parla di quel 6-0, su Instagram tanti tifosi mi mandano messaggi per quella partita. Anche noi che eravamo in campo non ci aspettavamo di vincere un Derby 6-0. Anche i tifosi più piccoli parlano ancora di quel risultato, dobbiamo ancora godere di questa magnifica vittoria. È stata una serata in cui hi fatto 3 assist e 1 gol, ma abbiamo avuto ancora più occasioni. Mi ricordo che nel primo tempo su un cross di Gattuso potevo fare anche un altro gol, ero una serata in cui ero imprendibile. Mi ricordo sempre l’ultimo gol, fare il 6-0 e vedere i tifosi del Milan che erano molto felici e i sospiri dei giocatori dell’Inter è un qualcosa che ti regala grande gioia. Se non ricordo male era un venerdì, e domenica ci sarebbero state le votazioni per l’elezione del Primo Ministro, quando c’era Berlusconi. La sera sono andato al ristorante con la famiglia, il giorno dopo non si poteva uscire. Sono andato in centro con la mia famiglia a fare una cosa ed era impossibile camminare, la gente aveva ancora l’adrenalina addosso. Pensa che ancora oggi mi parlano di quella di partita dopo 21 anni”.

Impossibile non parlare anche del doppio derby più importante di sempre, quello della doppia semifinale di Champions League a cavallo tra il 7 e il 13 maggio 2003.

Ambrosini: “La rivalità in quegli anni, non me ne vogliano adesso, era diversa. Non ci potrà mai essere un derby più importante di quello per la posta in palio, per il momento, per i giocatori e per cosa volesse dire. Nella prima partita ero squalificato, entro in campo anche se non sarei potuto entrare. C’era un silenzio strano quando le squadre sono entrate in campo, un silenzio strano ma di una tensione che non si poteva liberare. La prima partita è stata molto tesa, molto bloccata. Anche la seconda, e secondo me se Sheva non si inventa il gol si va ancora in quella direzione lì, una specie di limbo da 180 minuti. Quando subentri è complicato, c’è una sorta di liberazione per chi entra, perché comunque a stare fuori vivi le tensioni in modo differente, non hai la possibilità di non pensare. Perché quando giochi a volte sei libero. Negli ultimi minuti la salivazione era tipo Fantozzi, azzerata (ride, ndr). Siamo passati dal polpaccio di Abbia per arrivare in finale. Il fischio finale con tutta la squadra che parte è stata una liberazione”.

Abbiati: “I derby in generale, quindi di campionato e Coppia Italia, li avvicinavo non dormendo per una settimana (ride, ndr). Quello di Champions League forse anche due settimane. Sono di Milano, è la sfida delle squadre della mia città, c’è rivalità e tutti vogliono vincere il derby. Tutti i miei compagni che vivevano a Milano o erano di origini milanesi lo sentivano un po’ di più degli altri. La parata su Kallon? Non è stata una delle più belle da far vedere, è stata una parata che ha avuto una grande importanza perché è arrivata verso la fine e ci permise di raggiungere la finale contro la Juventus. Il fischio finale è stato liberatorio, molto liberatorio. Come se fosse sceso giù un macigno, erano da tanti anni che il Milan non raggiungeva una finale di Champions League”.

Maldini: “Si è svolto nell’arco di 6 giorni, abbiamo giocato mercoledì e martedì. Sono stati 6 giorni molto molto intensi. C’era una sorta di elettricità non solo attorno alle due squadre ma proprio attorno la città. La sensazione di paura, che fa parte del mondo dello sport, e quella sensazione di eccitazione devo dire che sono probabilmente pareggiati solamente dalle finali di Champions League. Quindi quella è stata veramente una cosa molto importante per noi”.

Serginho: “Il nostro obiettivo era quella finale di Champions League perché la squadra era stata creata per vincere la Champions League e abbiamo avuto la fortuna, o la sfortuna, di avere davanti i nostri rivali principali: l’Inter. La soddisfazione è stata grandissima. Vincere contro di loro e andare in finale contro la Juve, e vincere, è stato sicuramente un momento magico della storia di questo club. Battere due squadre come Inter e Juventus in semifinale e finale di Champions credo che ci vorrà un po’ di tempo prima di avere un episodio di questa portata e importanza”.

Shevchenko: “In quel momento è stato il gol più importante della stagione, ci ha permesso di andare in finale. Se ripenso alla mia carriera e a quello che ho fatto per 20 anni la carriera è fatta sull’episodio e sul dettaglio, parte di questi episodi sono questi momenti decisivi. Quando prendi una decisione giusta, o fai gol… Sono momenti che formano una carriera, ma non solo mia ma anche per il Milan come società, per tanti tifosi. Questa energia è bellissima, è sempre dentro il popolo rossonero. È un’energia che ti fa sentire importante, che ti aiuta a ricaricare le batterie e cercare questi momenti per brillare. Gli ultimi 10-15 minuti sono stati difficili. L’Inter ha avuto qualche chances ma noi ci credevamo di più”.