Nuovo Milan di Cardinale, quante incognite. Modello Liverpool? Basta che non sia un modello Tottenham

Nuovo Milan di Cardinale, quante incognite. Modello Liverpool? Basta che non sia un modello TottenhamMilanNews.it
Oggi alle 18:00Primo Piano
di Manuel Del Vecchio
Il nuovo assetto societario deciso da Cardinale per il Milan desta più di una preoccupazione: tanti esordienti in ruoli delicati

Il Milan ha la sua nuova organizzazione societaria e dirigenziale. Un modus operandi che dal club raccontano come modello all'inglese, con un allenaotore manager che si interfaccia direttamente con il proprietario, Cardinale, e l'Amministratore Delegato con potere di firma, Calvelli. In parallelo, un team dedicato alla parte scouting/calciomercato/analisi dati formata da Almstadt, indicato con "director of player trading", che si occuperà di portare avanti le trattative in entrata ed in uscita. Parallelamente, il capo scout Lomonte e il "director of football intelligence" Gardiner cercano e scremano i profili potenzialmente più adatti alle richieste dell'allenatore, dovendo comunque rimanere all'interno dei parametri economici imposti dalla proprietà.

MILAN, IL NUOVO ASSETTO SOCIETARIO

Gerry Cardinale: Proprietario
Hendrik Almstadt: Direttore del player trading
Bobby Gardiner: Direttore football intelligence
Donato Lomonte: Capo Scout
Massimo Calvelli: CEO
Vincenzo Vergine: Responsabile Settore Giovanile
Jovan Kirovski: Responsabile Milan Futuro
Ruben Amorim: Allenatore manager
Zlatan Ibrahimovic: Senior Advisor RedBird. Consulente esterno al Milan
David Castelblanco: Consulente finanziario. Presente nel CdA AC Milan 

Una discontinuità totale da qualunque cosa proposta negli ultimi anni e un allontanamento totale dal modello italiano a cui si è comunemente abituati. Ignorando che il punto d'incontro fra l'anima americana (Elliott) e quella italiana (Maldini-Massara) portò ad uno splendido scudetto, Cardinale fa all in e sceglie di andare avanti solo con le sue idee. Zero deleghe, zero compromessi. Ma solo perché fino ad oggi sono falliti tutti i piani A, B e C perseguiti dal manager italoamericano. Tralasciando questo piccolo dettaglio e concentrandoci su quello che è e non su quello sarebbe potuto essere, è naturale avere degli interrogativi.

MILAN: PROGETTO LIVERPOOL O PROGETTO TOTTENHAM?

Il primo: era necessario perdere un mese per arrivare ad una situazione sarebbe stato possibile percorrere già a fine maggio? Poi; viene assicurato che Amorim avrà il pieno appoggio della proprietà. Ok, ma nell'aspetto pratico chi è che andrà a sostenere il tecnico portoghese di fronte alle telecamere nei momenti difficili? Chi riuscirà a tenere a bada polemiche e indiscrezioni negative se il percorso dell'ex Manchester United non dovesse iniziare in modo positivo? E soprattutto, chi sarà con lui a Milanello a tenere a bada un gruppo che nelle ultime stagioni ha, in un modo o nell'altro, rigettato Pioli, Fonseca, Conceiçao e addirittura Allegri? Delle figure citate pocanzi, chi è che parla fluidamente in italiano? Gli unici sembrano essere Calvelli, che però non si occupa della parte sportiva, e Lomonte, appena promosso capo scout ed evidentemente senza il physique du rôle per gestire pressioni del genere. Anche Amorim, almeno inizialmente, non parlerà in italiano nelle conferenze stampa.

Sebbene le sensazioni siano ampiamente negative sarebbe anche giusto, probabilmente molti tifosi non saranno d'accordo, giudicare sul campo i nuovi protagonisti del Milan. Ma questi protagonisti sono capaci di reggere l'urto con quel tritacarne mediatico, psicologico e sportivo che è il campionato di Serie A? Perché è facile imbellettarsi parlando di "modello Liverpool", ma il modello Liverpool è stato creato con tanto tempo, competenza, soldi e calciatori di altissimo livello, oltre che uno dei migliori allenatori del nuovo millennio calcistico. La cosa che fa più spavento è che invece di un modello Liverpool si riveli un modello Tottenham, che negli ultimi due anni ha rischiato due volte la retrocessione. Amorim ci è andato vicino con lo United, Almstadt ci è addirittura riuscito quando era DS dell'Aston Villa arrivando ventesimo in Premier League. 

Tante parole, tanti titoli e tanti ruoli, ma l'unica cosa che conta è la concretezza.