Milan, da sosta a sosta: come sono cambiati i rossoneri un anno dopo

19.11.2020 14:00 di Pietro Andrigo   vedi letture
Milan, da sosta a sosta: come sono cambiati i rossoneri un anno dopo
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Il tempo è una componente fondamentale della nostra vita, una variabile che determina la nostra crescita e che al tempo stesso cambia in maniera repentina. La velocità con cui scorre è quasi incontrollabile e sopratutto può portare a tantissimi cambiamenti in frammenti anche relativamente brevi. Il calcio, senza dubbio, viene intaccato dallo scorrere delle lancette ed è dimostrazione di come il tempo possa cambiare qualsiasi cosa: una squadra, infatti, in un periodo può avere un rendimento negativo e pochi mesi dopo registrare risultati incredibili. Chiaramente è fondamentale la componente dell’impegno e del duro lavoro per ottenere determinati risultati ma per tifosi, addetti a lavori o semplici spettatori alle volte è quasi irreale vedere come il rendimento di una formazione possa stravolgersi in pochissimo tempo. E’ questo il caso del Milan, una squadra che solo un anno fa era nel pieno di una crisi tecnica e sportiva ed ora guida la classifica della Serie A. A questo cambiamento, chiaramente, hanno contribuito i giocatori arrivati e quelli partiti: confrontando gli 11 titolari di Pioli dalla sosta delle nazionali di novembre 2019 a quella attuale, infatti, si può dire con certezza che sono due squadre praticamente diverse.

DA SUSO E PIATEK... - Nella semplice tecnica del confronto, guardando al Milan che ha affrontato la Juventus il 10 novembre 2019 o quello che ha affrontato il Napoli il 23 novembre dello stesso anno si possono contare complessivamente quasi 7 cambi. Tra giocatori ancora presenti in rosa e all’epoca titolari (Duarte, Conti o Krunic) o calciatori partiti (Suso, Piatek, Bonaventura, Biglia e Paquetà) i rossoneri sono stati quasi rivoluzionati. Il Milan di un anno fa era forzatamente collocato sulle spalle di Suso, un calciatore  di qualità ma estremamente altalenante che era diventato più un punto debole che una risorsa della squadra. La formazione di Pioli, tra l’altro, faticava a segnare con Piatek che da cecchino spietato sotto la gestione Gattuso era diventato un attaccante in crisi prima con Giampaolo e poi con lo stesso Pioli. I due, in particolare, possono rientrare nel concetto di svolta rossonera: le loro partenze, infatti, hanno coinciso con un cambio di assetto tattico e di mentalità per la rosa rossonera.

...A KJAER E IBRAHIMOVIC - Alle partenze rossonere chiaramente sono seguiti dei nuovi arrivi nella rosa. E che arrivi... L’innesto di Ibrahimovic, l’arrivo di Kjaer e l’acquisto di Saelemaekers, infatti, hanno portato nuova linfa al progetto rossonero. Se l’esterno belga è sbocciato nel corso del tempo, l’impatto dell’esperienza di Ibra e del danese è stato immediato sin da subito. Se Kjaer ha riordinato e guidato la difesa con efficienza e eleganza, Ibrahimovic non ha solo segnato ma ha spinto i compagni a migliorare. Nella rosa rossonera, infatti, si contano forse sulla dita di una mano i giocatori che non sono cresciuti esponenzialmente dal suo arrivo: da Calhanoglu, Bennacer e Kessie (i più evidenti) sino ad arrivare a Leao, Saelemaekers e Theo, i giocatori rossoneri hanno mostrato una crescita spaventosa. A questi, in particolare, si sono aggiunti nuovi innesti intelligenti come Tonali, Brahim, Dalot e Hauge che stanno dimostrando, con i propri tempi, le loro qualità. Un anno dopo il Milan è cambiato, stravolto anzi quasi rivoluzionato: non solo negli uomini in campo ma nella mentalità. Molti gregari (Leao o Calabria) sono diventati titolari, calciatori demotivati sono diventati decisivi e quasi tutti i nuovi acquisti sono stati fondamentali sin da subito. 365 giorni e il Milan e le prospettive dei rossoneri sono cambiate: duro lavoro, scelte corrette e acquisti azzeccati, in particolari, sono stati i propulsori di questo cambiamento.