#PioliOut, un hashtag profondamente sbagliato

09.10.2019 22:02 di Thomas Rolfi Twitter:    Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
#PioliOut, un hashtag profondamente sbagliato

Il tifoso del Milan ha esaurito la pazienza, è evidente. E comprensibile, come hanno dichiarato anche gli stessi Boban e Maldini nella conferenza stampa di oggi. Troppa la delusione per l’ennesima stagione partita con il piede sbagliato. Troppi gli otto cambi di allenatore in nemmeno 6 anni per un club che non compete ad alti livelli dal 2013. Marco Giampaolo, scelto soprattutto da Paolo Maldini, è stata l’ennesima vittima sacrificata in fretta e furia sull’altare dei risultati. Da questo fallimento societario, però, il Milan aveva l’occasione di ripartire con un allenatore di livello, con esperienze proficue in grandi club. Traducendo tutto questo con un nome e un cognome: Luciano Spalletti. Mentre svaniva nel giro di poche ore l’illusione di vedere il tecnico di Certaldo sulla panchina rossonera e, in contemporanea, il nome di Stefano Pioli diventava sempre più forte, la rabbia del popolo milanista è esplosa sui social, termometro virtuale delle reazioni di pancia, con la creazione di un hashtag che si è diffuso a macchia d'olio: #PioliOut.

HASHTAG SBAGLIATO – In realtà l’hashtag, entrato in tendenza anche a livello mondiale nel giro di pochissime ore, è sbagliato. Non stiamo discutendo, ovviamente, del sacrosanto diritto di critica di qualsiasi tifoso, ma è l'oggetto della protesta ad essere errato. ‘Pioli Out’ sembra essere uno slogan indirizzato direttamente nei confronti del tecnico rossonero: in realtà, il target di questa contestazione è (o dovrebbe essere) la scelta della società di non puntare su Spalletti, ripiegando su un allenatore che guadagna un terzo rispetto al toscano. Vero è che l’Inter non ha acconsentito alla richiesta, volutamente esosa, da parte di Spalletti di vedersi corrisposto un anno intero di stipendio (sui due totali del contratto ancora in essere con i nerazzurri) come buonuscita. E’ altrettanto normale, però, fare una semplicistica considerazione di carattere economico: un club come il Milan decide di investire 5,4 milioni di euro netti all'anno (la stessa cifra dell’accordo con l'Inter) per almeno un biennale. E' difficile credere, quindi, che possa rappresentare un problema concreto aggiungere la cifra che Marotta non era disposto a sostenere, corrispondente a metà della richiesta economica di Spalletti. Certo, questo probabilmente avrebbe significato togliere risorse a disposizione per il mercato, ma sarebbe stato troppo importante affidare la squadra ad un tecnico di livello. Evidentemente la volontà del Milan di andare a prendere Spalletti non era così ferrea. La scelta, quindi, è ricaduta subito su Stefano Pioli, selezionato da una rosa di candidati di un livello sulla carta inferiore, sicuramente come ingaggio, rispetto al primo obiettivo. Il tecnico nativo di Parma, però, non merita di essere contestato a priori.

IL SIGNIFICATO DI UNA CONTESTAZIONE - Chiunque al suo posto avrebbe accettato una proposta biennale da parte del Milan. Un club che, pur malandato e martoriato da tutti gli stravolgimenti societari, resta sempre tra quelli con più fascino al mondo. Se in occasione di Milan-Lecce, però, dovessero esserci dei fischi alla lettura delle formazioni quando verrà pronunciato il nome del tecnico, sarebbe erroneo interpretarli come una manifestazione di dissenso contro l'uomo o contro il tecnico. Sarebbe, più che altro, una protesta contro ciò che rappresenta Pioli (come qualunque altro allenatore tra i candidati che non sia Spalletti o un allenatore del calibro): la scelta della società di non puntare su un tecnico con una carriera di livello superiore. Un clima pesante dall'inizio, però, rischia di essere un boomerang pericoloso per tutti, squadra, allenatore e tifosi stessi. Maldini, in questo senso, oggi ha parlato di se stesso e Boban come garanti delle ambizioni del club di essere competitivo non certo tra 10 anni, ma in un tempo minore. Basterà per calmare una piazza in subbuglio come raramente è capitato nella storia e che, negli ultimi anni, ha dovuto sopportare mille stravolgimenti nella proprietà, nella dirigenza e in panchina?