Quando la pazienza paga, il caso De Ketelaere e tutti i giovani che il Milan ha aspettato

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giovedì 23 febbraio 2023, 16:00Primo Piano
di Redazione MilanNews

Il Milan ha cambiato volto, ha ritrovato sé stesso e ha restituito alla propria fase difensiva quella solidità considerata un po’ “la grande assente” dell’ultimo periodo. La nuova identità del Milan prevede la difesa a 3 e due trequartisti di supporto a Giroud: Rafael Leao e Brahim Diaz. E De Ketelaere?

I DATI NON MENTONO. Charles De Ketelaere in Serie A ad oggi ha registrato 19 presenze, nessuna delle quali per 90 minuti interi. E l’ultima volta che ha iniziato da titolare in almeno due partite consecutive risale al mese che va dal 3 settembre (3-2 nel derby sull’Inter) all’1 ottobre (3-1 ad Empoli): 4 partite da titolare consecutive e poi un impiego a singhiozzo, che in Serie A lo ha visto partire solo una volta dal 1’. Queste premesse dovrebbero giustificare, almeno parzialmente, i numeri deludenti che il belga si porta dietro sin qui. Per intenderci, secondo i dati di understat.com, nei suoi 714 minuti giocati in campionato, De Ketelaere ha tirato verso la porta 14 volte, senza mai trovare il gol, mentre ha realizzato 16 passaggi chiave (di cui 1 diventato assist). Posto che nel pesare gli expected assist vada tenuto conto che se il calciatore che tira, se sbaglia, non sia colpa di chi gli serve l’ultimo passaggio, resta comunque emblematico che l’indicatore degli expected goals (xG) di CDK segni 2.26, mentre quelli degli xA segni 2.41: un delta negativo di 2.26 per quel che riguarda le reti, un delta negativo di 1.41 per gli assist. In sostanza, Charles ha segnato molto meno di quanto avrebbe potuto e ha servito meno assist rispetto a quanto ci si aspettava che facesse dalle situazioni di gioco in cui si è ritrovato.

LA LEGGE DEI GRANDI NUMERI. Non servivano questi numeri per dirlo, ma lo confermano anche loro: Charles De Ketelaere è in difficoltà, ma solo chi è alle prime armi con il calcio, o ha la memoria corta, può pensare che un temporale possa durare per sempre. Anche per la semplice legge dei grandi numeri, rapportata al talento (sia espresso che inespresso) del ragazzo: prima o poi qualcosa cambierà, a lui la sfida di accelerare la propria redenzione e a mister Pioli la sfida di valorizzarlo senza compromettere i nuovi equilibri della squadra.

IN BUONA COMPAGNIA. Occhio, però, ad emettere sentenze anzitempo. Non serve sempre scomodare paragoni illustri con un genio del calcio quale Michel Platini, che è vero che ci abbia messo un po’ per abituarsi al nostro campionato, ma era comunque Michel Platini: non serve aggiungere pressione alle pressioni. Basterebbe tenere a mente le parabole di Rafael Leao e Sandro Tonali, fumoso all’estremo il primo e irriconoscibile il secondo. Il portoghese ci ha messo un paio d’anni, l’ex Brescia solo uno ed oggi sono due elementi imprescindibili della prima squadra. Teniamo a mente l’esempio di Kalulu, relegato alla panchina fino all’infortunio di Simon Kjaer, per poi andare a prendersi una titolarità che non sembra possa togliergli qualcuno. E ricordiamoci di Bennacer, titolare da subito, sì, ma fortemente incline alle impulsività (e ammonizioni) il primo anno, che dal secondo è sparito. Ci vogliono tempo, fiducia, opportunità e un po’ di pazienza.

Di Luca Vendrame