Cambiare lo spirito prima del modulo (e ora basta con gli scarti di Preziosi)
Cambiare sistema di gioco a metà ottobre può essere considerato un atto di coraggio, da una parte, se l’allenatore riconosce di aver avuto un’idea iniziale che non funziona, non si adatta ai giocatori a disposizione. Ammettere le proprie colpe è sempre un atto di grande umiltà e grande intelligenza. Allo stesso tempo, la confessione di aver buttato 3 mesi di lavoro è grave. Diamo a Mihajlovic le attenuanti generiche di una rosa che rimane modesta, purché sia consapevole di non avere più molto tempo a disposizione. Il 4-4-2 prevede grandi manovre sulle fasce e il Milan non ha terzini capaci di percussioni continue né efficaci, avendo al momento nel solo Calabria un ragazzo almeno di buona volontà e discreti fondamentali e in Antonelli un normale interprete del ruolo. Con tutto il bene del mondo De Sciglio e Abate necessitanoo un’elevazione della loro asticella di rendimento assai consistente per poter riconquistare posizioni. Dopo di che il Cerci del Torino potrebbe essere una riscoperta piacevole, ma le sue condizioni nelle stagioni recenti non danno adito a grandi entusiasmi né a un ottimismo incondizionato. Tutt’altro. Sulla fascia di centrocampo, il secondo uomo sarà comunque improvvisato, da Bonaventura in giù.
Questo schema elide Bertolacci e in prospettiva un attaccante tra Balotelli, Adriano e Bacca. I due titolari dovranno avere grandi capacità di movimento, dovranno sapersi scambiare di posizione, incrociare, cercare profondità, rientrare. O quantomeno uno dei due nuovi arrivati se la punta centrale diventasse Balotelli. Vediamo. Il tempo per provare non è stato molto, ma c’è stato. Certo prima del modulo va cambiato lo spirito: i rossoneri in queste prime giornate di campionato sono parsi una scolaresca nel bosco di sera.
In settimana, oltre alla notizia delle intercettazioni come sempre superficialmente diffuse prima dagli inquirenti poi dai media in tema di diritti televisivi, abbiamo incassato quella del prosieguo delle trattative con Mr.Bee stavolta a casa sua e quello un po’ più a lungo termine di un interessamento del Milan per De Maio a gennaio. Sul primo punto abbiamo detto: in Italia sembra che investigatori e giornalisti di cronaca si siano seduti, senza dare più tempo né spazio all’approfondimento e alla ricerca. Le intercettazioni sono uno strumento comodissimo per alimentare sospetti e sputtanare qualcuno, ma non provano quasi mai niente se non a corredo di elementi più corposi. Sulla questione Bee restiamo alla finestra, elaborando le migliaia di dati e informazioni che arrivano da tutte le parti: il discorso è serio, approfondito e concreto, i tempi fisiologici sono ineluttabilmente lunghi. Sulla questione De Maio, continuiamo a non rassegnarci al fatto che il Milan sia ridotto alla succursale del Genoa e che abbia nel pur storico club ligure il serbatoio più florido dove attingere per la propria rosa. Una volta il Milan portava a casa i capitani, delle squadre di club e delle Nazionali. Oggi solo i figliocci dell’amico di Galliani, l’ineffabile Preziosi. Questo asse sportivo ci piacerebbe “intercettare”. E demolirlo una volta per tutte.

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