Campionato compromesso e Coppa Italia buttata: quelli come me chiedano scusa. Due ritiri in 15 giorni fanno una prova. Bennacer, chi vuole resta

13.01.2023 00:00 di Luca Serafini Twitter:    vedi letture
Campionato compromesso e Coppa Italia buttata: quelli come me chiedano scusa. Due ritiri in 15 giorni fanno una prova. Bennacer, chi vuole resta
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Come in certe canzoni, il ritornello parte dal titolo: due ritiri in 15 giorni, dopo Eindhoven e dopo il Torino, sono la prova che per Pioli c'è qualcosa che non va. La fame va di pari passo con attenzione e concentrazione, nello sport, anche se non sempre costituiscono la certezza del risultato. Proprio Pioli, dirà qualcuno, reo dei cambi contro la Roma che hanno trasmesso alla squadra il segnale che la partita fosse finita. Può darsi, non ho né controprove né argomentazioni. Negli ultimi minuti contro i giallorossi sono usciti 3 punti di riferimento come Bennacer (a rischio secondo giallo, peraltro), Saelemakers e soprattutto Giroud. Giusto, bene. Eppure contro il Torino è successo l'opposto: i titolari sono entrati dopo, in superiorità numerica, e hanno fatto peggio di quelli schierati dall'inizio. Per cui resto con dubbi e nessuna certezza, se non la sensazione che nei cambi incida spesso "come" entrano i sostituti, prima ancora di "chi" entra. Salerno docet. Comunque ognuno si tenga la sua opinione, anche i molti che la pensano come la "Gazzetta" quando si interroga se Pioli sia un falso mago o un vero flop: sono bastati 10' su 180' di 2 tra le migliori partite della stagione a cancellare 3 anni di lavoro. Chiedo scusa e mi arrendo. La serata col Torino mi ha messo in ginocchio e dato fiato ai gazzettari con quella opinione.

Il problema di quei 10' tra Salernitana e Roma comunque è serio e va analizzato: sono stati presi 3 gol e persi 2 punti. Ripetere la stessa equazione contro il Tottenham significherebbe uscire dalla Champions. Modulo a 3? I 2 gol della Roma sono arrivati da calci piazzati con la difesa schierata..., ma è vero che il Milan nel frattempo si era abbassato un po' troppo restituendo campo alla Roma, non pervenuta sino ad allora. Mi tornano in mente attenzione e concentrazione dei giocatori, ma in questo clima tetro di fallimento globale e dopo aver chiesto scusa, non cerco alibi né difese d'ufficio essendo - com'è noto - un incrollabile aziendalista. Caro Pioli, se sei inchiodato a un solo modulo sei un conservatore miope, se provi altre soluzioni sei un incosciente. Dipende tutto dal risultato, che è la cosa che conta di più. E il risultato tra l'ultima di campionato e la Coppa Italia è deprimente anche per chi come me non è affatto depresso. Nemmeno oggi.

Un anno fa tutti invocavano un difensore quale unica terapia per restare in vita, ma quel difensore non arrivò. Dopo di che, non potendo sognare Haaland o Neymar, tutti anelavano Belotti, prima scelta. O Petagna, o Pavoletti, o il ritorno di Colombo, o l'esplosione di Lazetic. Invece, mentre gli altri prendono Correa e Vlahovic, Pogba e DiMaria, a Milanello è arrivato soltanto un certo Origi dal Liverpool e non sta in piedi. Rebic ormai è un personaggio di Molière, il malato immaginario, amen. Kessie non è stato mai sostituito, se non da Bennacer o Tonali che già c'erano, anzi hanno preso DeKetelaere che è lo schizzo di un progetto di un'ipotesi di una scommessa di un giocatore. Poi si fermano anche Krunic, Messias, Kjaer, Florenzi mentre su Ibra e Maignan è inutile anche solo fare domande. Però questi dovevano essere i primi cambi: Origi, Rebic, Florenzi, Kjaer, Krunic, lo stesso Messias ma Saelemakers era fermo anche lui. Poi venivano Dest, Thiaw, Vranckx, Adli eccetera, ma il mercato estivo del 2022 al momento è il fallimento dei fallimenti, quindi a Pioli non resta che giocare con quei 12-13. Il futuro è adesso, non c'è tempo di aspettare. Il disastro è certificato, aveva ragione chi non ci ha mai creduto.

La società incassa tra commerciale, marketing e botteghino, 70.000 persone ad ogni partita, 60.000 in coppa Italia, la Champions ritrovata, lo scudetto, ma il budget resta risicato e Paolo Maldini, che parlava di ambizioni sportive, si è allineato alla filosofia dei conti a posto e dei bilanci in ordine in attesa dello stadio. Davanti in classifica, a metà gennaio, c'è solo il Napoli ma non fatevi illusioni: il culo è finito. Su società, allenatore, squadra e mercato qualche Serafini di troppo si è sbagliato: è un fallimento globale. La Supercoppa può essere appena un contentino, il campionato è andato e la Champions un miraggio. Gli aziendalisti incalliti come me (mi reputo uno che ha giudicato fino ad oggi quello che è oggettivamente e obiettivamente successo dallo strazio 2014-2017 ad oggi, ma mi sono sbagliato evidentemente anche su questo) chiedano scusa. 

Penso a San Siro che incita e canta persino dopo il fischio finale di Milan-Roma e Milan-Torino, allo stadio rossonero che applaude e sostiene, ma loro pagano e io invece sono pagato. Quindi non faccio testo, come invece la Curva Sud e il resto del pubblico incrollabile. Continuo a pensare che le responsabilità maggiori siano dei troppi colpi di tacco e delle disattenzioni dei giocatori, del loro atteggiamento e della loro sazietà, ma non ho certezze. Prendo atto che dopo il ritiro che è seguito alla tremenda amichevole di Eindhoven, sono arrivate le 2 migliori partite della stagione in campionato e spero sia così anche contro Lecce, Inter e Lazio nei prossimi turni tra campionato e Supercoppa, perché se non mi sbaglio (ma non ho più nessuna certezza nemmeno statistica) il Milan per atteggiamento non sbaglia 2 partite di fila da 3 anni. Ma non credo possa bastare nemmeno questo a giustificare il fatto che sia ancora secondo in campionato con una proiezione finale di 80 punti, negli ottavi di Champions e fra pochi giorni si giochi la Supercoppetta (se la vincerà) o la Supercoppa (se la perderà) italiana. Senza mercato, non si va da nessuna parte. Il rinnovo di Bennacer per molti non è che “un atto dovuto”, se non altro è la tangibile dimostrazione che “chi vuole resta”. 

Mi restano i polpastrelli aggrappati a Gerry Cardinale che stacca un assegno, allo stadio da soli a Sesto, alla fiducia riposta in questi 3 anni in Maldini e Massara che hanno già esaurito i crediti, in Pioli che invece ha già esaurito il culo, nei giocatori che sono già satolli, in qualcuno dei nuovi arrivati che magari esploderà per grazia ricevuta. Perché, come diceva Albert Einstein, è meglio essere ottimisti e avere torto che essere pessimisti e avere ragione. Ma Albert Einstein non aveva un account social, non scriveva sulla "Gazzetta" e soprattutto era un uomo libero, con la schiena dritta. Non un aziendalista pagato per tacere e non criticare questa armata Brancaleone allo sbando. Che Dio ci assista.