CDK come Sandro... I miti e le garanzie

30.07.2022 00:00 di Mauro Suma   vedi letture
CDK come Sandro... I miti e le garanzie
MilanNews.it

Scrivo mentre i siti battono le notizie dello scambio di documenti. E' costato qualche milione più di Tomori, più di Theo, più di Leao, ma come vicenda umana e di mercato somiglia terribilmente a Sandro. Adesso qualche tifoso mi accusa di aver sempre saputo, ma come chi lavora con me ben sa, di mercato non so nulla, non chiedo nulla e rispetto il lavoro dei giornalisti che il mercato lo fanno come seria e inoppugnabile professione giorno per giorno. Eppure, senza sapere, credetemi, da una settimana scarsa a questa parte avevo avuto la netta sensazione che servisse anche per CDK il lodo Tonali. Mi ha guidato la memoria e solo la memoria. Stessa età, stessa voglia di Milan, stessi margini di crescita. Ad un certo punto, un anno fa, per la conferma di Sandro (che ha rischiato di finire abbastanza seriamente alla Juventus, pensate cosa sarebbe successo...probabilmente non avremmo vinto lo Scudetto...), c'è stato bisogno, come ricorderete tutti, del triplice passo. La rinuncia ad un segmento d'ingaggio da parte del giocatore aveva consentito al Milan di alzare per l'ultima tranche l'offerta e al Brescia di fare un passo verso l'ultima cifra. La stessa cosa sta accadendo ora. Non è questione di essere società senza cuore e di pensare solo ai numeri. No, rigetto l'accusa. E' questione anche e soprattutto di vedere se il ragazzo vuole davvero giocare con te fino in fondo, fino all'ultima scelta. Perchè poi di quello spirito avranno bisogno Pioli e i suoi compagni in campo. Perchè se al momento del dunque, dai tutto nel tuo modo di fare le scelte, poi al momento del dunque in campo farai la stessa cosa. Ed è sul campo che si decidono tutte le cose del Milan. Non sulle bocche e non sulla carta. Sul campo e solo sul campo.

Per introdurre l'argomento successivo prendo a prestito tre spunti. Franco Ordine: "Il modello Elliott di questi ultimi anni ha ottenuto risultati che nessuno di noi addetti ai lavori aveva provato a indovinare perché legati al vecchio modo di fare calcio pre-pandemia. Il Milan ha perso 4 esponenti di primissima fila per fine contratto (Donnarumma, Calhanoglu, Kessie e Romagnoli). Risultati: in qualche caso (Maignan) ha migliorato la cifra tecnica della rosa rossonera, mentre il club non ha dovuto mettere in vendita qualche asso della sua attuale compagnia per coprire un “buco” di bilancio e fare cassa garantendo il pagamento degli stipendi della prossima stagione". Giovanni Capuano: "E’ stata una trattativa sfinente e per alcuni versi anche irrituale. Tutto giusto, ma è stata così semplicemente perché così dovrà essere il nuovo calcio, non solo il metodo Elliott con il Milan. Il milione di differenza non è una fastidiosa appendice senza valore, ma un tassello fondamentale dell’intero puzzle. De Ketelaere non sbuca da Marte o dal nulla: viene dal lavoro di un club che prova a cercare su mercati alternativi i suoi talenti e non è disposto a trattare con leggerezza nulla. Neanche un milione di euro". Max Bambara: "Con l’acquisizione del giovane trequartista belga, il Milan diventerebbe l’unica società di Serie A ad aver speso più di 100 milioni di euro dal post COVID in poi. Ciò, evidentemente, smonta la tesi secondo la quale la proprietà americana rossonera ha il braccino corto e non vuole investire sulla competitività della squadra. In realtà il punto fondamentale da sottolineare è il metodo che viene seguito dal Milan ancora oggi poco compreso. L'Italia celebra i grandi ritorni, i prestiti illustri alla stessa cifra che il Milan ha scelto di investire sul cartellino di uno dei migliori talenti del calcio francese (Adli) con un anno di anticipo rispetto alla concorrenza. Il Milan di oggi è coerente con sé stesso e non vuole derogare dal proprio metodo perché i risultati del campo gli stanno dando ragione e perché è consapevole che, anche in caso di un’annata negativa, un club sostenibile avrà sempre maggiore futuro di un club sommerso dai bond o di un club che è costretto a dipendere dalle ricapitalizzazioni ingenti del proprio azionista". Queste belle analisi non sono, a parte Max, di tifosi del Milan. Sono analisi belle, di sostanza, figlie del Milan e nate dal Milan. Di cui tutto il Milan deve essere orgoglioso. Apprezzo tanto l'entusiasmo di Luca Serafini (avevo strabuzzato anch'io gli occhi per i 175mila, ma la pigrizia sarda mi ha impedito di fargli via Whatsapp i complimenti che faccio adesso pubblicamente, contento per lui che prende rispetto a me molte più visualizzazioni e molti meno insulti, scherzo ma non troppo) per due importantissime componenti del Milan come Maldini e Massara vissute come garanzia di schiettezza, onestà e trasparenza. Cosa certamente vera. Ma in generale sull'associazione secca fra il Milan e un nome specifico faccio un po' più di fatica di lui perchè in 23 anni di Milan ho trovato solo conferme delle mie convinzioni professionali e delle mie cicatrici di tifoso. Dal 1999 ad oggi ho imparato che il Milan è il Milan quando tutto il Milan con tutti i suoi uomini è tutte le sue aree è unito, duttile, compatto, visionario e moderno. Anche perchè l'ultima volta che ho abbinato in me l'idea di Milan ad una sola persona, in quel caso Gianni Rivera, risale al 1982. Ero un tifoso diciassettenne che quel pomeriggio non ce la faceva nemmeno ad accendere la radio: Tutto il calcio minuto per minuto, Cesena-Milan, ultima giornata. Al mio caro e povero papà dissi: "Papà, girerò per vie, parchi e caseggiati e all'ora della fine della partita verrò all'inizio della nostra via. Se la bandiera rossonera sarà sul balcone, vorrà dire che saremo salvi. Se invece non ci sarà, mi farò le mie lacrime e poi vedremo". All'ora fatidica la bandiera c'era, eccome se c'era, ma al primo mio salto verso il cielo esce papà sul balcone e riporta la bandiera in casa...Da quel momento mai più. Per nessuno e per nessuna ragione al mondo.