Con il Napoli era tutto scritto. Pioli e un derby di lucida follia. Il campionato resta la priorità. Sulla Juve una cosa sola...

21.04.2023 10:02 di Luca Serafini Twitter:    vedi letture
Con il Napoli era tutto scritto. Pioli e un derby di lucida follia. Il campionato resta la priorità. Sulla Juve una cosa sola...
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Non è stato solo il Covid, non è stata la conseguenza di questo calendario a cascata partorito da pandemia, Fifa e Uefa: il calcio è sempre stato un cavallo indomabile, capace di ribellarsi a logiche, pronostici, previsioni, ribaltando valori, cifre, statistiche. Sono in semifinale di Champions 4 squadre che non sono in testa alla classifica nei loro campionati, ce ne sono 2 - le milanesi - che anzi sono staccate dal vertice, incostanti, incomplete forse balbuzienti in serie A. Ma in Europa sono lì, per merito, perché hanno passato i loro gironi complicati con autorevolezza e superato ottavi e quarti mettendo in campo tutte le qualità di cui dispongono. 

I rossoneri nelle ultime 6 partite hanno subìto un solo gol (inutile e nel recupero dell'ultima), giocando con umiltà, ferocia, determinazione, convinzione. Hanno in Champions quella fame che avevano l'anno scorso sognando, inseguendo lo scudetto. L'accelerazione della crescita mentale di questa squadra ha un solo, grande protagonista che si chiama Stefano Pioli: lui ha continuato ininterrottamente ad alzare l'asticella da 3 anni e mezzo a questa parte, lui è tornato a inculcare i valori di questo club nello spirito e nella testa dei giocatori, lui ha portato dalla sua parte supporto e appoggio decisivi di Paolo Maldini e Zlatan Ibrahimovic nell'insegnare di diventare adulti a questi giovani leoni. 

La chiave della doppia sfida al Napoli è stata tutta lì. Da una parte la consapevolezza un po' superficiale di essere predestinati e immensamente più forti, sin dal giorno del sorteggio. Lo 0-4 in campionato? Una parentesi ininfluente. Il risultato dell'andata? Un caso, dovuto per lo più a un arbitraggio infelice. Il ritorno? Una formalità da sbrigare con il pallottoliere. L'ambiente partenopeo è stato costantemente sopra le righe, oltre l'ostacolo, aggrappato ad altro e sminuendo o addirittura ignorando completamente il valore dell'avversario. Trappola in cui sono caduti molti opinionisti, anche quelli non di parte. Il Milan si è chiuso là, vivendo due secondi tempi di sofferenza al limite delle barricate, snaturandosi per conquistare il traguardo essendo invece eccome consapevole della forza del Napoli. Il Milan è rimasto sul pezzo trascurando gli ammennicoli, senza rivendicare che gli errori più grandi a San Siro l'arbitro li aveva commessi a suo discapito. Il Milan ha dormito bene anche nella notte dei fuochi d'artificio, ha risposto bene al Maradona dando più voce ai suoi 3500 splendidi tifosi che agli altri annichiliti 50.000. Questa è l'Europa, questa è la Champions, questa è tornata la casa rossonera. Non se n'è accorto nessuno, ma era tutto scritto: da una parte la superbia e la sazietà, dall'altra l'umiltà e la fame. L'ho scritto venerdì scorso: non arriva in fondo necessariamente il più forte, ma il migliore, quello che sta meglio. Così è stato infatti. Ora lasciamo il Napoli a meditare se 2 sconfitte e un pari riacciuffato al 93' in 3 sfide disputate in 20 giorni, 6 gol al passivo e uno inutile al 93' della terza, siano frutto dei superpoteri politici o del campo. Si consolino con il fatto che un anno fa in Italia non fu fatto questo gratuito can-can per i torti assai più gravi e penalizzanti subìti dai rossoneri contro Ateltico Madrid, Porto e quest'anno con il Chelsea a San Siro. 

Ora il doppio derby, una sfida di lucida follia per chi solo avesse osato pronosticarle qui nell'agosto del 2022, o ai sorteggi, o a febbraio, o a marzo. Lucida follia che una città vivrà con orgoglio, pensando ciascuna al suo stadio e chissà che questo evento non restituisca un minimo di lucidità anche alla follia dei politici. 

Il campionato, ora, torna ad essere la priorità assoluta. E' vincendo che ci si aiuta a vincere, è ritrovando vittorie e piazzamento in classifica che si andrà alla semifinale con testa e spirito giusti, senza assilli, solo con fiducia. Battere il Lecce, anzitutto. Dando più spazio a quelle seconde linee che a Bologna - secondo me - hanno giocato una delle migliori trasferte dell'anno in Italia, anche se in attacco permangono carenze strutturali tangibili. 

L'inchiesta, il dibattimento, il processo Juventus, vanno avanti. Con i tempi e i termini che le leggi civile e sportiva si danno e si sono sempre dati (molto lunghi, purtroppo). E con 15 punti in più, o forse qualcuno meno, boh, vediamo. La giustizia farà il suo corso. Non si possono fare previsioni e, in generale, sarebbe meglio non fare commenti se non da parte di conosce alla perfezione la giurisprudenza relativa al caso o ai casi. E conosce anche questi al dettaglio, il che mi pare improbabile. Una cosa, però... Dipingere il club di appartenenza da più di un secolo alla famiglia più potente d'Italia, come vittima oppure oggetto di persecuzione da parte di entità superiori (o inferiori), almeno questo - per favore - no davvero.