Due blackout, assenze e limiti costano l’Europa: ora bisogna tornarci dalla porta principale

19.03.2021 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Due blackout, assenze e limiti costano l’Europa: ora bisogna tornarci dalla porta principale

Con i denti e con il cuore, molti cerotti e poco ossigeno per avere idee, con limiti di schieramento e quindi di soluzioni, il Milan saluta l’Europa comunque più per colpe e difetti propri che per la forza di un Manchester tutt’altro che irresistibile nei 180’. I gol subiti all’Old Trafford e a San Siro sono stati il frutto di blackout inesorabili nelle sfide a eliminazione, le occasioni dell’andata e l’asfissia del ritorno non potevano cambiare la sorte di una qualificazione figlia di dettagli pesanti come macigni. 

Si chiude un’esperienza che dovrà servire e fare bagaglio per il giovane viaggio di questa squadra, troppo penalizzata da assenze e lacune che stanno costando un cammino inatteso e che meriterà almeno un accesso alla Champions da una posizione d’onore. Poi bisognerà mettere un freno a infortuni e recuperi problematici che stanno picconando il lavoro di Pioli. 

Milan sempre più rimaneggiato. Mancano Calabria, Romagnoli, Rebic, Leao, sono in panchina Bennacer, Tonali, Ibrahimovic. Castillejo centravanti, Krunic alto a sinistra, Calhanoglu ancora in condizione precaria. Molto precaria.

Primo tempo in salita, rossoneri in leggera soggezione nelle battute iniziali, i reds hanno più ritmo, riempiono la metacampo avversaria, pressano alti ma non trovano grandi sbocchi. Piano piano i ragazzi di Pioli acquistano coraggio, avanzano le linee giocando però per vie perimetrali perché Castillejo in mezzo non dà riferimenti agli avversari, ma nemmeno ai compagni di squadra. Poche le occasioni, un paio di ciabattate in una frazione equilibrata e un po’ collosa. 

Nella ripresa Solskjaer mette Pogba che segna dopo soli 3’ sfruttando una colossale dormita in area del turco e di Meitè, i quali si addormentano sul pallone ai confini dell’area piccola favorendo finta e tiro dell’ex juventino sul primo palo. Reagiscono i rossoneri, mancano però profondità e inserimenti per portare pericoli alla porta di Henderson. Entra Ibra dopo 20’, lo spartito cambia poco restando lo United in controllo con rari affanni, anche se il Milan prova qualche incursione più convinta cercando lo svedese che sfiora il pari di testa. Ancora qualche sussulto, poca sorte nei dettagli, la doppia sfida si chiude con amarezza e il rimpianto di cosa avrebbe potuto essere a due condizioni: la gara di andata e (finalmente) una parvenza di formazione titolare. Senza parlare, perché sembra vietato accennare ai torti subiti, del gol annullato a Kessie in Inghilterra. Giusto almeno ricordarlo.