In nome della trasparenza

In nome della trasparenzaMilanNews.it
© foto di Stefano Montesi
domenica 3 giugno 2018, 00:11Editoriale
di Fabrizio Tomasello

I soldi stanno arrivando…purtroppo. No, non si tratta di una provocazione. I famosi 10 milioni, prima tranche dell’aumento di capitale richiesto dall’assemblea dei soci all’azionista di riferimento del Milan, stanno per arrivare sui conti del club, ma il problema è capire cosa potrebbe accadere adesso. In caso di mancato rispetto dei termini sarebbe entrato pesantemente in gioco il fondo americano Elliott, chiamato a scongiurare il pericolo di default e quindi a prendere in mano la società, di fatto estromettendo definitivamente il misterioso attuale proprietario cinese del Milan.
Ora però tutto è di nuovo nelle mani scivolose di Yonghong Li e quindi nuovamente avvolto nella nebbia. E il tifoso del Milan è combattuto: cosa augurarsi per il futuro? Una società ancora in mano al fantomatico mister Li, protetto da una coltre di mistero spessa e impenetrabile, oppure sperare in un passaggio di mano ad un nuovo proprietario, sotto l’abile e accorta regia del fondo Elliott?
È vero, come dice il proverbio, che “chi lascia la via vecchia per quella nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova”, ma è altrettanto innegabile che la strada attualmente battuta dal Milan appare irta di ostacoli insormontabili creati proprio dal suo attuale proprietario.

Sia chiaro, io non ho nulla contro Yonghong Li, se non altro per quanto fatto finora per il Milan. Già solo il fatto di averci liberato dal giogo berlusconiano e dalla dittatura di Galliani, rappresenta ai miei occhi una ragione più che valida per ringraziarlo.
Ma adesso la situazione sta prendendo una brutta piega. Mister Li e Marco Fassone (la cui regia dietro tutto questo pastrocchio è tutt’altro che occulta) stanno rischiando di esporre il Milan al pubblico ludibrio internazionale. L’ex club più titolato al mondo squalificato, tagliato fuori da quello che fino a poco tempo fa era il suo habitat naturale, le competizioni europee (perchè è questo che accadrà a meno di clamorosi ribaltoni in tema di comunicazione), con tutte le conseguenze del caso: riduzione consistente del budget a disposizione, insofferenza di alcuni calciatori già in rosa, calo di appeal per i possibili nuovi acquisti, ridimensionamento delle ambizioni etc. etc.
Un’umiliazione che i tifosi rossoneri, dopo un quinquennio di mortificazioni a raffica grazie alla precedente gestione, non meritano. E tutto questo perchè? Semplicemente perchè nessuno ha il coraggio, la voglia, la possibilità, di dare all’Uefa - e all’intero mondo del calcio - le risposte che tutti attendono da oltre un anno.

Ed eccoci quindi arrivare al vero nocciolo della questione che riguarda direttamente Marco Fassone, ancor più che l’evanescente presidente Yonghong Li. Fin dall’inizio dell’avventura cinese in via Aldo Rossi è stato l’amministratore delegato ad avallare la serietà del progetto, lui a prendere la parola a nome di una proprietà assente, lui a garantire ai tifosi rossoneri un futuro roseo e pieno di gloria. Ma soprattutto è stato lui a ribadire come un mantra che le nuove linee guida della società avrebbero avuto un solo comune denominatore: la trasparenza. Una specie di paradosso, e la doppia bocciatura dell’Uefa è lì a certificarlo: un proprietario di cui non si sa nulla e di cui non si conosce la consistenza patrimoniale; lo stucchevole giochino del bonifico “arriva-non arriva”, ogni santa volta che è atteso un aumento di capitale, che ormai non diverte più nessuno; il fondo Elliott che sta lì buono buono a supervisionare non si sa bene in attesa di cosa e quando; un rifinanziamento annunciato da mesi e ancora ben al di là dal vedere la luce. Tutto in nome della trasparenza.

Oggi si parla di un possibile colpo di mano del fondo americano Elliott pronto a spodestare Yonghong Li, approfittando della quasi certa esclusione dalle coppe del club rossonero. Ma è possibile dover arrivare a tanto per toglierci da questa situazione imbarazzante? È davvero obbligatorio toccare il fondo dal punto di vista dell’immagine internazionale prima di poter sperare in un nuovo corso societario finalmente solido e rassicurante? In nome della trasparenza, che qualcuno ci risponda. La mia invocazione è ancora una volta la stessa: il Milan è un pezzo di storia del calcio mondiale, oltre ad essere un’imprescindibile ragione di vita per decine di milioni di tifosi rossoneri. #Respect4ACMilan