Ora tocca ad Allegri
Qualcuno credeva che Fabio Capello fosse l'allenatore che meglio avesse saputo gestire Antonio Cassano. Ai tempi della Roma. Poi si ritrovarono a Madrid e l'idillio si spezzò bruscamente. Francesco Totti rivelò: "Il segreto di Capello è che Cassano a Roma non lo ha gestito affatto, si è limitato a farlo giocare o a non farlo giocare". E' un po' questa la chiave ora che a Milanello è arrivato Mario Balotelli, un giocatore che può far crescere il Milan se il Milan saprà far crescere lui. Tocca a Massimiliano Allegri, perché come diceva Nereo Rocco, l'allenatore deve anche sapersi vestire da psicologo, "ha il compito di far andare d'accordo venti miliardari".
Allegri ha sempre avuto alle spalle Adriano Galliani, che lo ha difeso e protetto nella bufera dei risultati, dalle critiche per il poco spettacolo anche ora che macina punti come nessun altro in serie A, dai malumori plateali di Berlusconi. Avrà il suo appoggio tanto più ora nel dover inserire un meccanismo difettoso in uno spogliatoio pacificato dalle partenze dei viziati, degli indolenti, dei brontoloni, dei senatori ingombranti. Non deve fare la balia, ruolo che si era ritagliato umanamente e professionalmente Mancini per scelta propria e per affezione nei confronti di un ragazzo tormentato dai ricordi di un'infanzia tremenda. L'amore, quello, glielo garantiscono i tifosi che già glielo hanno manifestato visceralmente in questi giorni di euforia. Balotelli deve cominciare finalmente a far pace con la vita, riconoscendo ciò che gli sta restituendo in termini di serenità, talento, fortuna, fama, ricchezza dopo avergli tolto l'affetto. Deve cominciare finalmente a dimostrare di saper compensare con il proprio impegno la splendida famiglia, i Balotelli, che prima lo ha preso in affidamento, poi lo ha adottato, cresciuto, amato.
L'occasione è unica. L'occasione è ultima.
Allegri ha anche il compito altrettanto difficile di inserirlo in una squadra incompleta e tecnicamente modesta, che ha trovato equilibrio e continuità. Ci vuole il coraggio di insistere su alcuni meccanismi, ci vuole il coraggio di fare delle scelte non tanto e non solo in funzione di un terzo posto tornato sorprendentemente appetibile, quanto in proiezione di un futuro prossimo che potrebbe essere rivoluzionario: la suggestione di un attacco di creste con un'età che in 3 fanno 59 anni, Niang Balotelli El Shaarawy, è troppo affascinante per poterla trascurare in virtù di meccanismi finalmente oliati e comunque perfettibili. Il Milan resta una squadra carente a centrocampo, dove in assenza di De Jong e Ambrosini si alternano Flamini, Boateng, Nocerino al fianco del cresimato Montolivo, e insufficiente in difesa dove i black-out si sommano troppo frequentemente alle rare prodezze. La sua forza oggi è in attacco, un reparto che può schierare i 3 atipici (anche nei tratti e nei cognomi) italofrancesi e può disporre di ricambi come Bojan, Pazzini e Robinho. A un potenziale di questo genere Allegri non può e non deve rinunciare, essendosi già inventato Il Faraone e Niang esterni: avanti c'è posto, in mezzo. Dove pure dovrà fare una scelta nei confronti di Pazzini che una decina di palloni li ha buttati dentro in condizioni fisiche e tattiche assai complicate.
Allegri sa che il suo futuro sulla panchina rossonera è legato al filo dei risultati e probabilmente, nella testa di Berlusconi, non solo a quelli. Ha un solo modo per proseguire a giugno la sua avventura milanista: declinare il verbo rischiare, secondo una logica precisa che è da sempre quella della società per cui lavora. L'occasione è imperdibile per lui come per Mario Balotelli, per questo devono trovare il modo di condividerla insieme.

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