Rabbia e delusione: ora a Bergamo serve l'impresa delle imprese. Senza Champions sarebbe un fallimento

17.05.2021 15:01 di Pietro Mazzara Twitter:    Vedi letture
Rabbia e delusione: ora a Bergamo serve l'impresa delle imprese. Senza Champions sarebbe un fallimento
MilanNews.it

Otto anni fa il Milan si giocò la qualificazione alla Champions League in quel di Siena, in una partita che sembrava facile e che, invece, si rivelò estremamente complicata. Il gol di Mexes nel finale diede i tre punti alla squadra di Allegri che beffò la Fiorentina, che nel mentre passeggiava a Pescara. Ieri il Milan, contro un Cagliari salvo da qualche ora per via del pareggio tra Benevento e Crotone, si è sciolto clamorosamente davanti alla possibilità di centrare l’obiettivo con un turno d’anticipo. Una squadra irriconoscibile, apparsa nervosa e spenta nella fase di costruzione, tenuta in piedi dalla doppia paratona di Donnarumma su Pavoletti e Godin. Roba da non crederci, roba da scorticarsi le mani dal nervoso per quanto visto. E qui c’è stato un mix di responsabilità, tra i giocatori e l’allenatore. I primi non hanno azzannato la partita come avrebbero dovuto, perché una grande squadra – queste partite – cerca di ammazzarle subito. Invece no, c’è stato un velo di apatia che ha attorniato tutti, anche Pioli che ha fatto dei cambi quantomeno discutibili, come il cambio di Meite per Bennacer o l’inserimento di Castillejo per Brahim Diaz o Mandzukic messo negli ultimi 7 minuti. Il Cagliari non ha mollato l’osso, ma il Milan doveva strapparglielo, perché l’obiettivo per il quale concorrono i rossoneri.

Arrivare a giocarsi la Champions a Bergamo è la cosa peggiore che potesse accadere. E non credete che l’Atalanta, che mercoledì si gioca la Coppa Italia contro la Juventus, conceda qualcosa al Milan. Nono signori, togliamoci dalla testa queste idee perché sarà partita vera. Gasperini non è uno che concede niente a nessuno e sarà davvero complicato andare a vincere su quel campo dove la Dea, il 22 dicembre 2019, umiliò il Milan per 5-0. Lì scattò qualcosa, adesso deve scattare altro. Non ci sono scuse. Servono tre punti per tornare in Champions, altrimenti tutto sarà stato buttato fuori dalla finestra. Non ci saranno vie di mezzo: o sarà gloria o sarà dramma, sportivo, tecnico ed economico. Non c’è via d’uscita.

Adesso i giocatori dovranno guardarsi nuovamente negli occhi, ricordarsi delle sberle sonore prese dall’Atalanta negli ultimi anni e trovare una cattiveria che servirà, insieme alla qualità del gioco, per provare l’ennesima impresa. Quindi svegliatevi tutti, perché questa settimana è la settimana della vostra vita. Andare in Champions è fondamentale per tutto, altrimenti saremo di nuovo punto e a capo, con qualche top in meno da sostituire e una stagione caratterizzata da quella mannaia chiamata Europa League. C’è molta delusione, il senso di scoramento di chi ha perso una grande occasione dovrà essere tolto domenica. Altrimenti anche tra dirigenza e proprietà, si dovranno fare profonde riflessioni. E comunque in casa non si può avere un rendimento da settimo posto.