Sei giorni senza gufate. Juric ci aspetta...

09.04.2022 00:00 di Mauro Suma   vedi letture
Sei giorni senza gufate. Juric ci aspetta...
MilanNews.it

Che bella settimana ragazzi. Siamo tornati sfavoriti, underdog, quinti o sesti, ignorati. Molto meglio delle gufate della sosta: è qui la festa, scudetto vinto, scudetto di qua e scudetto pure di là. La settimana in cui non bisogna proteggere i tifosi rossoneri dalle facili illusioni, ma scaldare i loro cuori perchè il bello della competizione è che è competizione, non una somma di risultati scritti prima del tempo sulla carta,. Non solo, stiamo per affrontare un Torino che è nel nostro calendario e in quello di altri, ma per noi è calendario duro e per gli altri è calendario abbordabile. Viene in mente "Quo Vado" del sempre buono per tutte le stagioni Checco Zalone: "Fanelli, come si chiama questa cosa...mobbing....? Come mi rilassa...". Quello che non deve rilassare, in questa fase finale del campionato che è anche un po' la lotta fra bond e piagnistei arbitrali da una parte e sostenibilità e fair play dall'altra, ricorsi e Bonolis da una parte, strategie e zero grilli parlanti dall'altra, è che siamo in ballo. E dobbiamo ballare. Forse si stava meglio quando si stava peggio un anno fa, quando la qualificazione Champions veniva vissuta come il coronamento di una favola mentre oggi viene fatta passare come qualcosa di scontato. Ma non è così e il Milan lo sa bene. Ne riparleremo, adesso pensiamo ad adesso: siamo punto a punto e abbiamo bisogno di tutti. Di tutti i nostri giocatori in primis. Dobbiamo provare ad essere i primi della classe sul campo, non nelle panolade alla rovescia. Stiamo capeggiando la classifica di A, ma anche quella dei Tafazzi. A Parigi fischiano Mbappe? No, lo additano ad esempio a Messi e Neymar. A Napoli o a Torino fischiano Insigne e Dybala? No. Noi invece eccoci qua, fischiatori indefessi. Mollo le battute: i tifosi del Milan hanno perfettamente ragione e hanno tutti i motivi, Ma da giugno, non da adesso. Sbagliare i tempi significa sbagliare molto. Se sei punto a punto...

C'è chi allena in Serie da più di dieci anni e non ha mai vissuto una domenica sera contro un avversario tradizionale così disarmato e lento e chi pensa ancora agli ultimi 10-15 minuti di Milan-Bologna. Stefano Pioli, che vive di buon senso e sprizza buon senso, e che dà il meglio di sè proprio in situazioni del genere, lo ha spiegato molto bene: "Non volevo che il Bologna si chiudesse in area". Ci ha pensato e ha scelto, Ineccepibile. Ma a chi capisce molto poco e molto meno di calcio come me ronza ancora attorno alla testolina il pensiero che il Bologna ormai era chiuso perchè non ne aveva più e che vista la mal parata forse ne sarebbe valsa la pena di finire con i due coltelloni in area, sia Ibra che Giroud. Pensieri, sensazioni. Ma soprattutto la consapevolezza che nel calcio le cose non succedono mai per caso. E che, un anno fa, le sconfitte contro Sassuolo e Lazio sono state il propellente per una grande fase finale del campionato con il ritorno alla qualificazione Champions dopo 7 anni. E in ogni caso aldilà di Ibra e Giroud, partite strutturate come quella con il Bologna, è con i trequartisti che devi vincerle. Altri nostri competitor le avrebbero vinte così. E quindi ogni partita serve per guardarsi dentro e alimenta la successiva o le successive. Lo sappiamo bene noi che abbiamo vinto il derby dominato dagli altri 70 minuti (a proposito il Cern ha stabilito quanti minuti ha dominato la Juventus domenica scorsa?) dopo aver "perso" con lo Spezia, noi che abbiamo vinto a Napoli dopo aver "pareggiato" contro l'Udinese. E che adesso, dopo aver pareggiato con il Bologna che è atteso da altre partite nella sua vita e non ha giocato l'ultima a San Siro, siamo attesi a Torino, dalla squadra di Juric che è quella che ci ha messi più in difficoltà sul piano del gioco in tutto il campionato. Anche poco più di un anno fa, affrontavamo una squadra di Juric, sul suo campo, il Verona, dopo un pareggio a San Siro contro l'Udinese. Un pareggio molto più brutto, clamorosamente molto più brutto di quello con il Bologna. Ed eravamo anche zeppi di infortunati che oggi non abbiamo. Ma vincemmo di spirito al Bentegodi, proprio quello che non deve assolutamente mancare alla lettura, domenica sera, della formazione, Qualunque essa sia.