Vlahovic è il nuovo Shevchenko, serve uno sforzo per la Champions e il futuro. Urge la conferma di Tomori e Diaz, in attesa di Donnarumma

11.05.2021 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Vlahovic è il nuovo Shevchenko, serve uno sforzo per la Champions e il futuro. Urge la conferma di Tomori e Diaz, in attesa di Donnarumma
MilanNews.it

L’arbitro Valeri e il suo designatore Rizzoli non erano prevenuti nei confronti del Milan, come pensavano molti, troppi, tifosi rossoneri. Diaz non era un giocatorino da mandare in campo soltanto negli ultimi minuti. E soprattutto Pioli non era - e non è – quello che sbaglia sempre la seconda stagione, secondo uno dei facili luoghi comuni del calcio. Il meritatissimo 3-0 sul campo della Juventus che passerà alla storia, sia per il punteggio, sia perché ha rappresentato la prima vittoria del Milan nella rinnovata casa bianconera, è stato un inno allo sport e al calcio. Via tutti i pregiudizi e anche le scontate previsioni, secondo le quali Ronaldo e Ibrahimovic sarebbero stati i protagonisti destinati a decidere la sfida, in un senso o nell’altro. Come non detto, invece. Il campo, che spesso si diverte a smentire il calendario, sovvertendo ogni pronostico e a volte anche la logica, ha emesso verdetti chiari sui quali vale la pena meditare, pensando al futuro. E allora riconosciuti i meriti dell’arbitro e del Var che lo ha soccorso in occasione del rigore poi giustamente concesso ai rossoneri, non bisogna stupirsi della prestazione di Brahim Diaz che non è affatto una sorpresa. Da novembre, come abbiamo poi ribadito dopo il derby di ritorno, sosteniamo che lo spagnolo come trequartista è molto più incisivo e preciso al tiro di Calhanoglu e per questo merita di rimanere il prossino anno quando sarà ancora più maturo, evitando di prolungare il contratto al turco, con un notevole risparmio di denaro. E con lui va assolutamente riscattato Tomori, un gigante della difesa, che vale i 28 milioni da destinare al Chelsea, risparmiando anche in questo caso i soldi del prolungamento del contratto a Romagnoli, ormai definitivamente e doppiamente degradato come capitano e come titolare. Bravo e coraggioso Pioli, quindi, a fare scelte non scontate, perché ancora una volta il Milan è riuscito a giocare e a vincere senza un attaccante di ruolo, visto che Ibrahimovic ha confermato di essere in preoccupante calo fisico. A lui, però, è già stato rinnovato il contratto, mentre Donnarumma per una differenza di 2/4 milioni è ancora in lista d’attesa. La logica e il buon senso suggeriscono un accordo con un classico compromesso, a maggior motivo se il Milan raggiungerà meritatamente un posto in Champions.  Partecipare, però, non basta. L’ultima e clamorosa bocciatura dell’Inter in Europa insegna che un conto è  vincere in Italia, anche 3-0 sul campo di una Juventus in crisi, un altro è vincere in Champions o in Europa League. E allora, proprio pensando alla Champions, ma in ogni caso al futuro, è inutile andare a caccia di altri giovani talenti sconosciuti, perché per vincere servono esperienza e qualità in ugual misura. Kjaer, che di anni ne ha 32, ha confermato, come Ibra un anno fa, che l’esperienza è preziosa, mentre i vari Leao, Kalulu ed evidentemente anche il misterioso Hauge hanno dimostrato che la gioventù non basta. Ecco perché il fondo Elliott deve fare uno sforzo per puntare al massimo. E il massimo in questo momento è il serbo Dusan Vlahovic, 21 anni, vicecapocannoniere del campionato con 21 gol (6 su rigore) in una non irresistibile Fiorentina. Attaccante rapido e freddo, capace di segnare in tutti i modi, Vlahovic ricorda il mitico Shevchenko che arrivò al Milan a 22 anni, vinse il Pallone d’oro e la Champions, dopo aver segnato il rigore decisivo nella finale del 2003 contro la Juventus. L’acquisto di Vlahovic, trovando una formula giusta per trattare con Commisso, sarebbe un investimento  per il futuro, lanciando tra l’altro una grande campagna abbonamenti se, come pare e come tutti speriamo, nel prossimo campionato si riapriranno gli stadi al pubblico. Ovviamente con Pioli in panchina, perché il suo lavoro è soltanto a metà dell’opera. D’arte, ovviamente. E ogni riferimento a Conte non è affatto casuale.