ESCLUSIVA MN - Braglia: "Non avere Maignan è come non avere il Buffon dei tempi d'oro. Ieri parata stratosferica"

13.04.2023 20:00 di Redazione MilanNews Twitter:    vedi letture
ESCLUSIVA MN - Braglia: "Non avere Maignan è come non avere il Buffon dei tempi d'oro. Ieri parata stratosferica"
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Il Milan vince il match di andata dei quarti di finale di Champions League e lo fa con una prestazione solida e convincente. Molto bene Diaz, importante il gol di Bennacer, ma l’MVP della serata è sicuramente Mike Maignan, decisivo con un intervento strepitoso nel finale su Di Lorenzo. Ne abbiamo parlato con Simone Braglia, ex portiere rossonero. Queste le sue dichiarazioni alla redazione di MilanNews.it:

Che possibilità ha il Milan di passare il turno?Un mese di fa ho detto di no, un mese fa il Milan non era il Milan attuale. Adesso però c’è più identità. Un mese fa c’era il rientro di Maignan che porta anche un pochino di scompenso per le valutazioni. Tatarusanu ha fatto il suo ma è pur sempre il numero 12. Senza nulla togliere a Tatarusanu che ha fatto il suo, non lo sto disprezzando. Però sei mesi d’assenza per un portiere titolare come Maignan… Vorrei vedere in qualsiasi squadra una cosa del genere. È come dire che sei senza Buffon ai tempi d’oro della Juve, o come senza Peruzzi, o Toldo”.

Secondo te, in questo momento, Maignan è il più forte al mondo? In questo momento qui, no. Ma ti spiego il perché. È dentro un lotto di cinque portieri, però a mio modo di vedere per consacrare Maignan a numero uno al mondo non basta aver vinto il campionato italiano e non basta aver fatto una partita in nazionale come quello che ha fatto. Non basta anche, in termini di continuità, il mese e mezzo che ha fatto e la parata che ha fatto ieri nel finale. Serve una vittoria internazionale. Per me il numero uno al mondo adesso è Courtois. È chiaro che non è solo il portiere, ma tutto il contesto. Ma se oggi devo paragonare Courtois a Maignan in termini di continuità, ok. Perché anche la continuità di gioco fa sì che tu puoi fare la prestazione e avere quella meritorietà che ti può classificare come numero uno al mondo. Maignan arriva sicuramente da un grandissimo campionato vinto l’anno scorso, con gran parte del merito anche suo. Bisogna dire che c’era anche la squadra, non solo Maignan. Ha dato comunque un grandissimo contributo, più di quella che è la normalità. Però manca una vittoria internazionale, che dipende anche dalla squadra. Il Real l’anno scorso l’ha vinta soprattutto per i meriti di Courtois, però in finale ci è arrivato anche grazie alla squadra. Manca una partita internazionale di quel tipo per dare una consacrazione definitiva. Con questo non sto dicendo che Maignan non abbia valore. Può diventare il numero uno, quello sì. Ci vuole comunque continuità nei minuti di gioco, dire che è il numero uno al mondo sarebbe troppo penalizzante per quelli che hanno fatto prestazioni, anche magari altalenanti, ma che hanno dato un grosso contributo al raggiungimento di certi risultati. Ma questo vale anche per gli altri calciatori. Sono sempre stato abbastanza critico con Leao, che a mio modo di vedere non è un grande giocatore. Potrebbe esserlo, per i valori che ha. Il grande giocatore per me è chi per una serie di fattori diventa grande e diventa leader. Se uno vuole andare via dal Milan non ha capito che il Milan è sostanzialmente un punto di arrivo. Non si parla solo di valore economico e tecnico, ma anche di valore umano. Si diventa numero uno anche nella testa, non solo nella testa”.

Col senno di poi, che operazione ha fatto il Milan spendendo 13 milioni di euro più 2 di bonus per Maignan?Ho sempre detto che la grande valenza della costruzione del Milan è stato il sacrificio di Boban. Ognuno poi la può pensare come vuole. Lì ha dato quella che è l’identità del Milan. La proprietà ha fatto di tutto, tanto di cappello alla proprietà americana che è arrivata, ma ad un discorso economico va affiancato un discorso di competenza tecnica, che è appunto l’individuazione da parte di uno staff tecnico, con in testa Paolo Maldini, che ha dato quella milanesità che nelle altre squadre non c’è. E non lo sto dicendo per piaggeria, lo sto dicendo perché nessun’altra squadra sta rispecchiando un valore di identità legato a quella riconoscenza che una società deve avere. Nelle altre squadre in questo momento un’identità di questo tipo io non ne vedo. Né all’Inter, né alla Juve, neanche al Toro. Forse forse, ma che ultimamente un po’ ha perso, all’Atalanta. Però non c’è questa identità che è la rappresentazione di quello che è stato il passato vissuto con una maglia, portato avanti in termini di valore e di crescita della squadra. C’è un’alchimia tecnica tra Maldini, Massara, Pioli e tutto lo staff, che spero resista per anni. Perché è l’unica alchimia che mi può portare ad essere quel Milan dei tempi che furono, in un contesto diverso”.

Nel cambio Maignan-Donnarumma qualcuno era preoccupato, invece poi…È la dimostrazione di quello che stiamo dicendo. Donnarumma ha fatto una scelta diversa, ma anche Maignan poteva dire di no al Milan. In Francia comunque era in un club che era nel lotto delle prime. Maignan ha riconosciuto l’identità della società del Milan, l’importanza che il Milan può dargli. Spero che non faccia le stesse scelte che ha fatto Donnarumma. Anche in queste cose può diventare il numero uno al mondo. A Donnarumma, pur essendo un portiere di prospettiva, l’opinione pubblica non gli perdona nulla ed è giusto che sia così. Anzi, se fosse stato al Milan avrebbe lui potuto puntare ad essere il numero uno, e avrebbe trovato un ambiente che avrebbe ovattato anche eventuali errori che uno giustamente può commettere. Oggi invece si è dimostrato che la scelta fatta da Donnarumma, comunque da rispettare, è stata una scelta sbagliata per diventare un campione, un leader”.

Come si può commentare la parata straordinaria di Maignan su Di Lorenzo?Una parata stratosferica, è una di quelle parate che vedi una volta l’anno. Un tiro così, scoccato al novantesimo, sotto la traversa… È una cosa difficile rialzarsi con il colpo di reni, avendo quella forza per buttar fuori la palla. È veramente una cosa che vedi una volta l’anno, non la vedi in tutte le partite”.

Una parata fondamentale per tenere un risultato positivo in vista del ritorno: Diciamo che se anche fosse passato l’uno a uno sarebbe stata lo stesso una partita aperto. Però aver concluso 1-0 e aver vinto una partita difficile come quella di ieri ti lascia da un punto di vista emotivo tanta autostima in vista di una partita di ritorno seppur difficile, comunque che classificherebbe il ritorno del Milan nell’Olimpo delle squadre. Arrivare in semifinale non è mica da tutti”.

E pensare che tre anni fa il Milan neanche giocava la Champions: Fa parte di quel percorso che è iniziato, e me lo ricordo perché è stato un Milan-Genoa 1-2, e dopo la pandemia c’è stata la crescita di questo gruppo giovane, non dimentichiamoci che il Milan è tra le più giovani del campionato. Iniziare quel tipo di percorso, cambiando anche degli attori, e riuscire a fare qualcosa di straordinario va ancora a confermare quello che dicevo prima: la valenza dello staff tecnico. Poi sento, a seconda dei risultati, disprezzare anche Pioli. È un uomo anche lui, fa errori anche lui, d’accordo. Però caspita, diamogli grande merito per aver vinto un campionato che il Milan non vinceva da più di dieci anni. Ho avuto la possibilità di essere a Milanello a settembre e ho visto Maignan all’opera, a Pioli gli ho fatto l’in bocca al lupo e gli ho detto che il difficile viene adesso, dopo aver vinto lo scudetto. Non si è ancora fatto niente perché bisogna sempre confermare i progressi di volta in volta… Un mese fa ho detto che non ci sarebbe stata partita con il Napoli perché ho visto un pochino di involuzione, dal punto di vista dell’identità, che invece in questo momento è stata ritrovata. Poi la realtà dello spogliatoio è totalmente diversa da quello che uno può dire fuori, ma credo che ci sia un buon viatico. Spero che la società stessa sia compatta nel processo che porta alla scelta tecnica di quelli che possono far ritornare il Milan quello che era e confermare questo staff”.

di Antonio Vitiello.