ESCLUSIVA MN - Buriani: "Assurdo discutere Allegri, ricordate il Trap? Squadra non all'altezza da Milan, ma bisognava ammetterlo subito"
Ruben Buriani, centrocampista del Milan dal 1977 al 1982, dove ha conosciuto i momenti più bui della storia rossonera, ci racconta il suo punto di vista sulla squadra attuale all'indomani del successo contro il Genoa. In esclusiva per MilanNews.it.
Ruben Buriani, il Milan porta a casa 3 punti contro il Genoa nonostante non abbia brillato. Ma in questo momento ciò che contava di più era fare risultato
“Direi di sì. Credo che dopo tante vicissitudini portare a casa un risultato con una squadra che aveva appena cambiato allenatore e trovato stimoli nuovi è un brodino. È chiaro che il paziente non è ancora guarito e lo si vede dalle preoccupazioni, dalla poca qualità tecnica soprattutto a centrocampo, La classifica lo dimostra, questi sono i dati reali”.
L’andazzo della stagione rischia di essere questo fino alla fine. Eppure la dirigenza parlava di squadra da primi posti
“I problemi ci sono, inutile nascondersi dietro a un dito. La squadra è questa, ci vuole pazienza ed essere consapevoli che siamo all’anno zero. Definire questa squadra da primi posti non è giusto né per i tifosi tantomeno per l’allenatore che, poveretto, è sulla graticola. Non tutti gli anni si fa bene ma bisogna essere onesti che la squadra costruita non è all’altezza da Milan”.
Un mercato bocciato in pieno?
“Quello che più da all’occhio è che il Milan non è stato preparato per tempo quando si sapeva degli addii di gente come Seedorf o Nesta. Poi le cessioni di Thiago Silva e Ibrahimovic hanno fatto il resto. E non si può nemmeno andar sempre dal Genoa per avere giocatori, anche perché uno come Constant con tutto il rispetto che non era titolare da loro non lo può certo essere al Milan. E non si può certo dire che con l’arrivo di Bojan e de Jong sia stato colmato il gap con le altre, perché se lo spagnolo non ha fatto bene in un calcio offensivo come quello di Luis Enrique ed è stato scartato da Zeman un motivo ci sarà, mentre l’olandese non è certamente Pirlo e nemmeno van Bommel. Mi sembra utopistico sentire certe frasi”.
Eppure i dirigenti sono gli stessi da 26 anni a questa parte
“I dirigenti sono bravi quando si hanno i soldi, adesso il presidente ha tirato i remi in barca, però non puoi presentare Antonini a sinistra quando è un destro. Dico io, è possibile che in tutti questi anni non si sia riuscito a trovare un terzino sinistro? Da qualche parte del mondo ce ne dovrà pur essere uno da prendere. Dopo oltre 20 anni di successi infiniti ci può comunque stare un ridimensionamento, l’importante è dire da subito le cose come stanno. Per questo non è giusto mettere sulla graticola Allegri, lo trovo allucinante”.
Per lei quindi è da escludere un eventuale esonero?
“Assolutamente. Pensiamo a Trapattoni, che ha vinto tutto con la Juve e al Cagliari è stato esonerato. Chiaro che con i giocatori che aveva al Cagliari non poteva fare più di tanto. Lo stesso vale per Allegri, se il materiale è quello che è c’è poco da fare. L’anno scorso avevi Ibrahimovic quest’anno non ce l’hai più e ti ritrovi un Pato in condizioni non ottimali un Pazzini che a parte i tre gol a Bologna non ha più segnato. Rimane El Shaarawy che è forte e fa quello che può”.
Il faraone è la vera anima dei rossoneri, lo si è visto anche contro il Genoa dove, gol a parte, andava in difesa a recuperare palloni
“El Shaarawy canta e porta la croce ma non possiamo aggrapparci sempre a lui, perché per quanto forte sia ha pur sempre 20 anni e c’è bisogno di qualcuno che gli dia una mano. Speriamo Pato recuperi al 100%. In questo momento è difficile pretendere il massimo dal brasiliano, ma è evidente che sia in una fase involutiva e va recuperato sotto tutti i punti di vista”.
Lei ha vissuto due retrocessioni col Milan, di cui una sul campo. Ci sono similitudini con questa squadra?
“Noi venivamo da situazioni diverse. La retrocessione per il calcioscommesse del 1980 scombussolò tutto e io persi pure la Nazionale. Quando succedono cose del genere è davvero dura psicologicamente e capisco Buffon quando dice che è stato tremendo uscire dalla B, perché la retrocessione lascia scorie nella testa di tutti. Poi noi avevamo cambiato allenatore, da Giacomini a Radice, il quale con doppi allenamenti in settimana carico in maniera esagerata la squadra. Sia chiaro, le colpe erano anche nostre perché in campo ci andavamo noi, in più la concorrenza dell’epoca era più agguerrita. Noi eravamo partiti per arrivare nelle prime 3 posizioni, poi alle prime difficoltà abbiamo cominciato ad affondare senza riuscire a trovare una via d’uscita. Ma non paragonerei quel Milan, tra l’altro povero, a questo Milan che povero non è ma solo ridimensionato”.
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