Alen Halilovic, cronistoria di un diamante al bivio: o la strada o le stelle
"Čestitke Alen, čestitke!". È il 29 settembre 2012, ed il tecnico Ante Čačic sta urlando e correndo negli spogliatoi della Dinamo Zagabria per abbracciare incredulo il suo campioncino. Da pochi minuti si è appena concluso il "derby eterno" contro l'Hajduk Spalato, ma la vittoria per 3-1 contro i rivali di sempre passa in secondo piano. Davanti ad 11mila spettatori, un bambino dalla chioma bionda ha appena fatto il proprio esordio nel calcio dei grandi. A 7 minuti dalla fine, un visibilmente tremolante Alen Halilovic subentra a Jorge Sammir, man of the match con tanto di doppietta e standing ovation. Buona parte del Maksimir resta in silenzio mentre alcuni, leggendone il cognome, lo riconoscono come il figlio di Sejad: e giù qualche fischio. Sì perché il padre, calciatore degli anni 90', "era degli altri" come dicono i croati, un naturalizzato bosniaco. L'impasse iniziale viene però subito defenestrata, perché senza volerlo Alen diventa il più giovane di sempre ad esordire con la gloriosa maglia dei Modri. A 16 anni 3 mesi e 17 giorni, batte il primo record di una lunga serie, trasformandosi in un mostro di precocità. In ordine cronologico: più giovane in campo in campionato, secondo più giovane in campo in Champions League (dopo Celestine Babayaro nel ‘94), più giovane a segnare un gol in campionato, più giovane a debuttare nella nazionale croata. Per non farsi mancare nulla, a fine stagione è sul bus dei festeggiamenti per il campionato insieme a Brozovic, Vrsaljko, Simunic e Jedvaj: è titolo alla prima stagione tra i professionisti.
GIJON Y ZURDA - Trattasi di predestinato, ed il Barça in cerca di un 10 futuribile non se lo lascia sfuggire. Arriva in blaugrana per 5 milioni e, tra una causa legale e l'altra, riesce ad esordire in prima squadra in Copa del Rey: 0-4 in scioltezza contro l'Elche. Fa la spola tra i grandi ed il Barcellona B, ma qualcosa non funziona. Alen intensifica le chiamate a casa, diventate sempre più frequenti, ed inizia a soffrire l'impatto col calcio spagnolo. La lingua non lo aiuta e l'assoluto integralismo del 4-3-3 della Masìa lo costringono a giocare fuori ruolo e contro gente più avanti con gli anni. Non c'è spazio per un trequartista, o si adatta o fa panchina. I lampi ci sono e la classe resta immutata, come dimostrano i gol sui campi polverosi del Ponferradina o del Sabadell, ma è troppo poco. Luis Enrique, che stravede per lui, dopo averne parlato con i genitori decide di mandarlo in prestito allo Sporting Gijon: una squadra giovane, senza particolari pressioni e con tanto minutaggio a disposizione. Il posto ideale per coltivare un talento, ed infatti Alen incanta la Liga. A livello statistico non il giocatore più forte di sempre, diciamo così, ma sono le scelte che fa in campo ad ipnotizzare chi lo osserva. La gente da un gol a partita non alberga a casa Halilovic, ma nella sua visione c'è tutta la bellezza del calcio balcanico. Un mancino educato, da sudamericano, unito ad un repertorio psico-fisico quasi impareggiabile per un ragazzo della sua età: letture del gioco in anticipo, controllo del corpo, gestione del pallone, dominio della trequarti ed innata capacità di pensare prima la giocata. In una decina di giornate, è già il leader tecnico di tutta la squadra: lo Sporting è letteralmente ai suoi piedi tanto che Monchi, ora alla Roma all'epoca al Siviglia, disse di lui: "Mi sembra un top player, ha chiaramente qualità e personalità. Un ragazzo di 19 anni che è capace di mettersi sulle spalle una squadra professionistica com’è lo Sporting… [...] Quando soffrono, quello che chiama la palla è lui. E questo vale tanti soldi. Non si conquista con il lavoro.” Con 37 presenze, 5 gol e 5 assist, trascina la squadra ad una insperata quanto festeggiata salvezza, a discapito di Rayo Vallecano e Getafe. Chiude le valige e torna a Barcellona, ma qui le cose cambiano. Inaspettatamente.
IL CROLLO - Freschi del titolo di campioni di Spagna, il Barcellona apre il portafoglio e fa recapitare al Valencia 65 milioni per la coppia André Gomes-Paco Alcacer. Halilovic, nonostante un'ottima stagione allo Sporting, si ritrova immediatamente chiuso da una concorrenza insostenibile: Rakitic, Turan, Iniesta, Messi, Neymar, Rafinha, Alcacer e Gomes, tutti presenti nelle sue zone di campo. Deve cambiare aria, ne parla con Enrique e decidono Bundes. Va all'Amburgo per 5 milioni, ma i blaugrana continuano a credere nel ragazzo con una recompra a 10. Al Volksparkstadion non funziona nulla, da subito, e già ad ottobre sparisce dalle rotazioni. Non c'è feeling, ne con Labbadia né con Gisdol che si avvicendano sulla panchina dei Rothosen. Entrambi preferiscono un centrocampo tutto muscoli, di fatto cancellando Halilovic dalla rosa. Torna immediatamente in Spagna, al Las Palmas per una stagione e mezzo, e le cose ripartono con 18 presenze da gennaio a maggio. All'alba della temporada 17/18 però, le cose per i Canari precipitano rapidamente. Tutte le stelle lasciano il club (Kevin Prince Boateng, Mesa, Jesé, Hélder Lopes), rimpiazzati malamente da atleti a fine carriera o svincolati. Halilovic si ritrova a predicare nel deserto, unica fonte calcistica in una società allo sbando e con allenatori a porte girevoli. E come dicono gli americani "When it rains, it pours", quando piove poi diluvia. Il 17 settembre 2017, Alen è in campo contro l'Athletic Bilbao quando un duro contrasto lo mette ko: l'articolazione della caviglia fa crack, costringendolo ai box fino a gennaio. Rientra, trova gol e giocate di sua proprietà, ma la situazione è altamente compressa: Las Palmas in Segunda con 21 punti di distacco dalla salvezza. Momenti sbagliati, scelte poco condivisibili e sfortuna hanno rallentato la carriera di uno straordinario talento che, a 22 anni appena compiuti, non può e non deve essere già arrivato al capolinea. Nel Milan di Rino Gattuso potrebbe vestire i panni del vice Suso o, all'occorrenza, regalare nuove soluzioni tattiche con più trequartisti in campo tanto cari ai ricordi ancelottiani. La zurda c'è e non si discute, la testa non è mai stata un problema: se il Milan avrà fortuna, fattore realmente determinante, e tempo da concedere al ragazzo, potrebbe portare a Milanello un diamante grezzo al prezzo di uno zircone. Halilovic è al bivio: o le stelle o la strada per tornare in Croazia.

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