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Confronti accesi tra Ibrahimovic e Cardinale, ma al 2 di giugno il Milan è ancora fermo al palo

Confronti accesi tra Ibrahimovic e Cardinale, ma al 2 di giugno il Milan è ancora fermo al paloMilanNews.it
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Oggi alle 18:00Primo Piano
di Lorenzo De Angelis
Giorni di confronti accesi tra Ibrahimovic e Cardinale, ma nulla è cambiato rispetto alla situazione nella quale riversava il club 7 giorni fa.

In questi giorni sarebbero andati in scena diversi confronti anche piuttosto accesi tra Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimovic sul futuro del Milan. Faccia a faccia necessari, inevitabili, ma che al 2 giugno non hanno ancora prodotto una soluzione concreta: il club rossonero è infatti ancora senza allenatore, direttore tecnico, direttore sportivo e amministratore delegato. Una condizione di vuoto che fotografa perfettamente la fragilità del momento che si sta attraversando dalle parti di via Aldo Rossi. 

TANTO RUMORE, NESSUNA SVOLTA

A questo punto viene naturale chiedersi se, durante questi confronti, non sia volata anche qualche parola di troppo tra Zlatan Ibrahimovic e Gerry Cardinale, anche perché in una fase così instabile basta poco per trasformare la voglia di rimediare agli errori in tensione vera. Il Milan deve ricostruire tutto - ma proprio tutto -, ma sembra ancora fermo alla fase delle discussioni. E il paradosso è evidente: si parla di ripartenza, ma mancano ancora quelle figure che dovrebbero guidarla. Rangkick, Planes, Jaissle, Glasner, Pochettino, tutti nomi interessanti che potrebbero fare al caso del Diavolo, ma al momento nessuno di questi sembra neanche lontanamente vicino a sposare la causa rossonera. 

IBRA IN AMERICA: ERA DAVVERO IL MOMENTO?

La situazione in casa Milan è ancora più delicata se si pensa al fatto che tra meno di 15 giorni parte il Mondiale in America. A modo suo Zlatan Ibrahimovic sarà protagonnista oltre oceano. Non in campo, ma dietro le telecamere, perché atteso negli States come analyst per i colleghi di Fox Sports. E allora la domanda al Senior Advisor di RedBird sorge spontanea considerando anche quanto successo in questa settimana: dopo il rifiuto di Iraola e l'incretezza che aleggia attorno al Milan, ancora senza guida, con Cardinale sotto pressione e con il rischio che la tensioni all'interno dell'ambinete aumenti se non si va presto a dama, era proprio necessario andare comunque in America? Perché qui il rischio di trovarsi a scegliere quello che resta è enrome, oltre che concreto se si dovesse continuare così.