Gattuso a 360°: "Abbiate pazienza con Bojan e i giovani. Quando allenerò giocherò così..."

Gattuso a 360°: "Abbiate pazienza con Bojan e i giovani. Quando allenerò giocherò così..."MilanNews.it
© foto di Alberto Lingria/PhotoViews
lunedì 18 febbraio 2013, 14:00Primo Piano
di Matteo Calcagni

Gennaro Gattuso, attualmente in forza al Sion, ha concesso una lunga intervista esclusiva ai microfoni di "El Mundo Deportivo". L'ex rossonero ha parlato della sua stagione in Svizzera, proiettandosi al futuro e dedicando molta attenzione al confronto tra Milan e Barcellona.

Sull'esperienza in Svizzera:

"E' molto diverso di quello che ho vissuto finora. Per ora è stata molto positiva, la squadra è molto giovane e anche il campionato".

Sul passato ai Rangers:

"A 17 anni mi acquistarono dal Perugia. Mi sono divertito molto"

Sul ritorno in campo dopo i problemi agli occhi:

"Sono molto felice. Ho passato otto mesi difficile, quando ti succedono cose di cui non si conosce il motivo, non è facile affrontare la vita, però i dottori mi hanno aiutato molto e ora sto bene. La priorità era tornare a fare una vita quotidiana normale e ce l'ho fatta. Poi ho avuto la gioa di poter tornare a giocare".

Sull'allenatore Victor Munoz, ex Barça:

"Abbiamo passato poco tempo insieme, però mi piace il suo spirito e si nota che è un tecnico molto preparato".

Sul passato da calciatore del tecnico:

"Lo conosco. Era come me, lottava su tutti i palloni".

Sulla mancanza dei grandi palcoscenici:

"Non mi mancano. Ho 35 anni e il mio obiettivo è di capire un altro calcio, un altro mondo. Il calcio non è il Barcellona, il Milan, il Manchester United, il Real Madrid, che ogni anno giocano la Champions. Il calcio reale è questo, il 90% delle squadre non può lottare per vincere dei titoli".

Sul miglior ricordo da calciatore:

"Vincere un Mondiale. Ho sempre sognato di giocarlo ma non di vincerlo. Indossare la maglia azzurra e ascoltare l'inno è sempre stato un onore per me".

Sul miglior calciatore con cui ha giocato:

"Non posso fare un torto a tutti quelli che non nominerei. Ho giocato con grandissimi campioni, Kakà, Rui Costa, Weah, Maldini, Shevchenko... Tutti con qualità uniche, tutti molto bravi. Per quanto riguarda un avversario, Zinedine Zidane, molto forte e molto difficile da affrontare".

Sull'ottavo tra Barça e Milan:

"Ad oggi c'è molta differenza. Il Barcellona è la miglior squadra al mondo, la squadra da battere. Ha completato una trasformazione spettacolare e ora tutto il mondo vuole copiare il suo calcio e il suo lavoro con la Cantera. Tutto è cominciato con Cruyff e ora si stanno raccogliendo i frutti".

Sul cammino intrapreso dal Milan:

"E' il cammino che bisogna seguire quando non si hanno i soldi, come nel caso del Milan. Però la cantera non si costruisce in un giorno. Ci vuole pazienza, come l'ha avuta il Barcellona. Ricordo quando nel 2000 vincemmo al Camp Nou con i gol di Coco e Bierhoff, il pubblico si lamentava che la squadra non era competitiva e il Real Madrid stava vincendo trofei. Ora la musica è cambiata. E' quello che può capitare al Milan. Dopo 25 anni di successi, ora deve aspettare due o tre anni per tornare al top".

Sui cambiamenti della Nazionale:

"Prandelli ha avuto la capacità di introdurre dei giovani e apprendere dal calcio spagnolo. E' un'Italia nuova, non solo difensiva, con anche alternative nel gioco offensivo".

Sulla possibilità che il Milan elimini il Barça:

"Nel calcio non si può mai sapere, non è una logica scrutta, si gioca. Il Barça è molto più forte però lo scorso anno Nocerino segnò l'1-1. Il calcio è strano".

Sul fatto che Messi sia il migliore al mondo:

"Sì, e mi dispiace per Cristiano, che è allo stesso tempo un calciatore incredibile. Però Messi è di un altro pianeta. Un calciatore che segna più di 90 gol in un anno non può essere reale. E' da PlayStation. Mio figlio Francesco, di cinque anni, mi chiede di giocare ogni giorno. Quando vedo Messi mi sembra di giocare a la Play. E' più rapido, ha più talento e segna quando vuole".

Sulla somiglianza con Puyol:

"La nostra storia è simile. Abbiamo lavorato sempre, nessuno ha parlato di noi fuori dal campo, della nostra vita privata. Abbiamo deciso di dedicare tutta la nostra vita al calcio perchè era il nostro sogno, sappiamo che quella era la strada per trionfare".

Sulla mancanza di riferimenti simili al Milan:

"Il Barcellona di Xavi, Iniesta e Puyol e gli altri è come il Milan di Maldini, Costacurta e co. E' importante che la mentalità e la storia del club ci siano anche nella squadra. Per il Barça non sarà facile trovare sostituti per questa generazione. Sono forti e portano il Barça e la Catalogna nel cuore".

Sul desiderio di Puyol di giocare nel Milan:

"So che era un suo desiderio, quando abbiamo giocato contro abbiamo sempre parlato di questo".

Sull'eventualità di aver potuto giocare nel Barcellona:

"Avrei corso per loro. Il calcio è una delle cose più belle che mi ha dato la vita. Ho fatto tutto quello che ho potuto e ho dato tutto. Ancora mi diverto, non gioco per soldi, mi diverto con l'atmosfera in campo".

Su Bojan:

"Ha giocato delle buone partite, però il calcio moderno ha un problema: non si rispetta quello che hai fatto, devi sempre dimostrare. Ha a disposizione pochi minuti, però è molto giovane. Ha talento e deve avere anche pazienza, e la gente anche".

Sul Barcellona di Vilanova:

"Non mi sorprende perchè il cammino è lo stesso. Il Barça gioca come un blocco, come una squadra. Tito è un allenatore molto amato dai suoi giocatori".

Sulla speranza che il Milan prendesse Guardiola:

"Per il calcio è stato un emblema, il riferimento del camciamento. Però dal primo momento ho pensato che fosse impossibile un suo arrivo. Abbiamo bisogno di allenatori come lui".

Sulla stagione di Luis Enrique alla Roma:

"Luis Enrique ha dimostrato di avere gli attributi. Ha portato un nuovo concetto di calcio e ha insegnato come un grande uomo, con criterio, discipline, delle buone idee. Mi piace, molto. E' una persona con dei valori, con la cultura dell'impegno. L'ho seguito molto attentamente perchè Roma non è una piazza facile. Sarà un riferimento per quando inizierò ad allenare".

Sul futuro da allenatore:

"Mi piacerebbe provare, sì. Giocare un altro anno e poi provare a cominciare un'avventura sulle panchine".

Sul modo di giocare che vorrebbe portare:

"Il calcio è cambiato. Non è soltanto correre e marcare gli altri. Oggi bisogna difendere ed attaccare. La mia squadra giocherà con gli attributi ma allo stesso tempo con criteri quando terrà il pallone. Sicuramente non mancherà il carattere".