Gazzetta - Bacca: "Con Montella ci si diverte, non come l'anno scorso. Prima ero sul mercato, se fossi andato via l'avrei capito"
Carlos Bacca ha parlato sulle pagine della Gazzetta dello Sport. Ecco le parole del colombiano alla rosea.
Lei aveva avvisato Galliani che sarebbe arrivato un altro rilancio del West Ham. Cosa effettivamente avvenuta: come mai ha deciso di non prenderlo in considerazione?
«Ritengo il West Ham un club di prima grandezza, ma ho respinto l’offerta, anche perché devo pensare alla mia famiglia. Ne ho parlato con Galliani, mi è parso giusto avvisarlo perché mi ritengo una persona chiara e trasparente e la mia intenzione è restare dove sono. Lui mi ha risposto che anche il club ritiene che io debba rimanere. Sono sincero: mi piace molto sentirmi dire dalla società che per loro sono importante. Quindi dico ai tifosi: tranquilli, per me il mercato è terminato».
In pratica è passato in pochi giorni dallo status di giocatore salvadanaio a incedibile. La cosa non la sballotta un po’?
«Un pochino sì, ma ora è tutto ben definito. Prima ero sul mercato, so che il club aveva dei problemi e so che ero uno dei pochi che avrebbe garantito di fare cassa. Con i soldi della mia cessione il Milan avrebbe risolto diverse situazioni, quindi se fosse finita così lo avrei capito. Ora invece la sensazione di essere un incedibile è molto bella. Vuol dire che c’è fiducia in me, che sono andato bene. Prima di essere un calciatore sono una persona. Se sono importante per il Milan, vuol dire che devo restare».
Ma cosa è stato in particolare a indurla a restare?
«Mi ha fatto cambiare idea la mia famiglia. Oltre che dall’Inghilterra avevo offerte anche da Italia (il Napoli, ndr) e Francia, ma erano tutte situazioni in cui non mi vedevo al 100%».
La famiglia, dunque. Considerando che il suo primogenito Carlos Daniel ha 6 anni e Karla Valentina 3, immaginiamo che ci sia lo zampino soprattutto di sua moglie Shayira: dunque è lei che comanda in casa.
«Eh sì, mi sa che comanda lei... No dai, diciamo 50 e 50. Anzi, facciamo 51% lei. Mia moglie per me è fondamentale, stiamo insieme da dodici anni e io all’epoca non ero nulla, non avevo il nome che ho oggi. Eppure mi ha voluto fortemente, nonostante qualche divergenza coi suoi genitori: lei studiava ingegneria civile, suo papà e sua mamma ovviamente volevano il meglio per la loro figlia, e io ero un matto che pensava a far festa. Ora faccio cose molto normali, perché 8-9 anni fa ho fatto di tutto».
Ci ha visto lungo sua moglie. Lei si ritiene migliore come calciatore o come marito?
«Come calciatore. Però ho ascoltato mia moglie prima di decidere di restare a Milano. A lei piace tutto dell’Italia e di questa città e mio figlio considera Milano casa sua. Io voglio arrivare a casa e vedere la mia famiglia contenta. Penso di essere un buon papà. Il pallone della tripletta l’ho consegnato a mio figlio. Prima se l’è messo in camera, il giorno dopo l’ha sistemato nel museo di casa con tutti gli altri trofei che ho vinto in carriera. Vorrei che facesse il calciatore anche lui, giochiamo tutti i giorni nel campetto di casa. E’ lungo una cinquantina di metri, si diverte da matti e il sorriso è la cosa più importante, come ce l’ho io quando gioco a pallone».
E poi sembrate tutti molto contenti di avere Montella come allenatore.
«Con lui mi diverto molto di più, perché è con la palla che si gioca a calcio, non con la corsa. Se corri e basta allora tanto vale allenarsi con Bolt... Mi piace il suo gioco perché la squadra è costruita per attaccare e mi arrivano più palle gol. Col Torino sono state 5 o 6 e allora sì che la butto dentro tre volte. Se invece te ne arriva una è molto più complicato. L’anno scorso era così e dovevo restare concentratissimo. Posso dirlo? Ora è diverso, c’è allegria in spogliatoio, in pullman, in hotel. La scorsa stagione mancava».
Quanto ha influito Montella nella sua scelta di restare?
«Ha fatto la sua parte. Mi ha detto chiaramente che gli sarebbe spiaciuto perdermi, che mi ritiene forte, un leader, e che segno tanto come faceva lui. Ho sentito la sua fiducia e so che nel suo tipo di gioco ci starò bene come ci starei in quello di tutti gli allenatori. Sono uno che si adatta e lavora duro per la squadra, è sempre successo così».
Però quando non è stato convocato per la tournée negli Usa c’è rimasto male.
«Mi ha detto che sarei rimasto a lavorare a Milanello perché mi sarei allenato meglio a casa che in America. Io sono restato e ho lavorato forte, quindi nessun problema. Montella con me era stato chiarissimo».
Le piace il tridente con Suso e Niang?
«Molto. Sono contento per Niang, abbiamo patito la sua assenza. E anche Adriano è un grandissimo, ma purtroppo si gioca in undici. Quando smetterò di giocare voglio restare nel mondo del calcio, ma farò il dirigente e non l’allenatore: farei una fatica pazzesca a mandare la gente in panchina, è un compito troppo ingrato».
Ha solo 29 anni, per ora pensi solo a segnare.
«Se per caso vi riferite alla classifica marcatori, mi interessa eccome. Come minimo, voglio superare i gol dell’anno scorso, però vorrei equilibrio nei miei confronti: non sono un fenomeno dopo una tripletta, e non sono scarso se me ne mangio tre. Quando succederà mi diranno che ho la testa altrove, e io invece resto sempre lo stesso. Mi dà fastidio essere giudicato solo in base ai gol. Poi, ovvio, devo migliorare, soprattutto col sinistro».
Se Bacca migliora ancora, il Milan dove può arrivare?
«Voglio l’Europa con questa maglia, sto lavorando per questo. La mentalità mia e del club è europea, per il Milan l’Europa è un obbligo. Sono orgoglioso di essere in questo club e di esserci adesso: cinque anni fa sarebbe stato facile e comodo per chiunque scegliere il Milan, io l’ho fatto quando tutto era più difficile. Ora è arrivato il momento di cambiare la situazione e riportarla com’era».
La vedremo ancora segnare di rabona?
«Direi di sì. A qualcuno non piacerà, ma se mi riesce poi sono un fenomeno per tutti...»

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