In attesa di Bonucci e Romagnoli, Musacchio c'è. Montella vuole innalzare il Mu-Ro-Bo
Quando nasci a Rosario, le divinità del fútbol hanno già deciso quale sarà il tuo destino. Nella città del calcio argentino per antonomasia, Mateo non ha avuto nemmeno tempo per avvicinarsi ai libri poiché il pallone era già al suo fianco. Cresciuto in una nidiata di talento senza precedenti, tra i barrios rosarini ha sfidato in strada gente del calibro di Messi, Di Maria, Garay, Banega, Ansaldi ed un piccolissimo Icardi, poco più che bambino. Varón, come li chiamano da quelle parti, semplici maschietti come se ne incontrano ogni giorno in un parco qualsiasi, all’oscuro di ciò che il mondo avrebbe loro preservato, una vita da star in Europa. Ma le cose, per il giovane Musacchio, non sempre sono state scintillanti, staccandosi dalla famiglia e vivendo da solo, o quasi, fin dalla tenera età di 9 anni a Buenos Aires. La cantera del River Plate per prepararsi al mondo intero, finendo poi al Milan 18 anni dopo.
PILASTRO DI CRAIOVA - Prenotato dalla dirigenza precedente ed acquistato poi dal duo Fassone e Mirabelli, il nipote degli Arbëreshë (minoranza etnico-linguistica albanese stanziata in Italia, trapiantata poi in Argentina) ha scritto una pagina di storia del club: il primo innesto del Diavolo cinese. Un colpo poco mediatico, non di quelli capaci di creare hype tra i tifosi, ma dalle caratteristiche estremamente mirate e necessarie all’interno della rosa. Montella sorride, ringrazia e gli affida le chiavi del reparto difensivo. Conti alla mano, l’argentino di origini albanesi non ha saltato una singola uscita dei rossoneri fino ad oggi, inclusa l’insidiosa trasferta di Drobeta-Turnu Severin contro il Craiova. Sarà stata l’atmosfera di Europa League, sarà stato il clima di personalissimo derby tra Albania e Romania, fatto sta che contro le folate dei ragazzi di Mangia, il Diavolo si è fatto scudo con il proprio stopper albiceleste. Per distacco, il migliore in campo.
MU-RO-BO - Una prova altamente confortante, capace di fornire risposte a chi lo additava come non all’altezza. Attento in marcatura, abile e furbo nell’uno contro uno ed estremamente preciso con le aperture di gioco, senza disdegnare un tocco spiccatamente sudamericano di spettacolarità in alcune giocate. L’Aeroplanino e l’intero staff tecnico, ora, studiano come incastrare i migliori pezzi a disposizione. In attesa del rientro di Romagnoli e di Bonucci a pieno servizio, Montella già immagina il proprio Diavolo con una rinnovata retroguardia a 3 fatta di fisicità, eleganza, tattica ed altissima qualità di gioco con la palla al piede. Un netto cambio di rotta rispetto alle batterie precedenti, profondamente cambiata in quantità e qualità. Con la speranza di tutti i tifosi rossoneri che presto, davanti a Donnarumma, possa erigersi un muro, anzi, un Mu(sacchio)Ro(magnoli)Bo(nucci).
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