Mihajlovic, Di Francesco e la candidatura alla panchina bollente: il Milan deve prima guardarsi dentro
Le ultime frasi di Silvio Berlusconi, piuttosto in controtendenza con quanto dichiarato in precedenza, hanno mescolato le carte in merito al futuro della panchina rossonera. Sinisa Mihajlovic sembrava ormai quasi certo dell'addio, ma la situazione ora pare essersi modificata: il presidente rossonero ha indicato la vittoria della Coppa Italia come fattore decisivo per una riconferma, sebbene tutto possa cambiare in un senso o nell'altro. Tra i nomi accostati con più insistenza per un'eventuale sostituzione c'è Eusebio Di Francesco, il quale ha però lanciato segnali verso una possibile permanenza in neroverde.
MILAN STREGATO - La candidatura di Brocchi, dopo il crollo della Primavera al Viareggio, potrebbe essersi raffreddata e, qualora Di Francesco restasse al Sassuolo, è comprensibile che la posizione del tecnico serbo si sia rafforzata. Il presidente rossonero era (ed è) stregato dall'allenatore di Pescara, capace di dare un gioco ed una fisionomia importante ad una formazione piena di giovani: se la squadra emiliana è ora diventata una realtà in Serie A, lo deve anche e soprattutto alla sua guida. Questo però non significa che un eventuale trasferimento al Milan possa far svoltare le sorti rossonere, ormai in balia degli eventi e degli umori da tanti anni a questa parte.
REPETITA IUVANT? - Sicuramente Di Francesco ha dimostrato di avere solide idee di calcio, ma siamo così certi che al Milan gli sarà concesso il tempo che merita? Per costruire l'ennesimo nuovo progetto ci vuole del tempo e, se non dovessero arrivare immediatamente i risultati, il tecnico abruzzese si ritroverebbe nello stesso buco nero che ha racchiuso i suoi predecessori. Se le strade tra Mihajlovic e il Milan si separeranno, la società di via Aldo Rossi dovrà prima di tutto guardarsi dentro, cercando di non ripetere gli errori commessi in passato e portando tutta la pazienza necessaria. Il problema è che questo discorso è stato più volte affrontato anche poco meno di un anno fa, quando Sinisa stava per sedersi su quella panchina sempre più bollente.
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