Milan-Kalinic, scintilla mai scoccata: ogni gol costa 4 milioni. Futuro in Spagna?
Le storie del calcio sono storie di vita, e viceversa. Come nella normale quotidianità di ognuno di noi, anche nell'universo pallonaro alcune cose funzionano ed altre no. Nulla di strano, è come gira il mondo. Una storia d'amore, un'amicizia, un rapporto lavorativo, qualsiasi cosa. Copiate il concetto ed incollatelo alla stagione 17/18 di Nikola Kalinic con la maglia del Milan. Ci sarebbe un mondo da scrivere e scoprire, ma in poche parole: non ha funzionato. Fin dall'inizio, ancora prima di vestire il rossonero.
L'estate 2017 verrà ricordata a Firenze come quella del nascondino di Nikola. Ad intermittenza, entra ed esce dal ritiro della Fiorentina, facendo leva su motivi famigliari, certificati medici e dichiarazioni mercatare. Rompe con l'ambiente viola, passa del tempo in Croazia, forza la cessione ed approda al Milan, ma in tutto questo dimentica un piccolo particolare: ma la preparazione estiva? Il tira e molla con il club dei Della Valle produce mesi nei quali Nikola, un giorno sì e uno no, si allena blandamente. Non il biglietto da visita perfetto per presentarsi a Milanello, tanto che Montella nelle conferenze di inizio stagione canta un solo ritornello: "Kalinic è indietro rispetto agli altri, deve recuperare condizione". Le settimane passano, gli allenatori cambiano ma il refrain sul croato resta immutato: paga le difficoltà estive. Il Diavolo però non può permettersi di aspettarlo e, toccando con mano le difficoltà, Kalinic scende comunque in campo. La doppietta contro l'Udinese fa urlare ai più "Habemus attaccante", ma sostanzialmente la sua stagione finisce lì. Dalle 16.47 del 17 settembre 2017 è tutto, veramente tutto, in salita.
Turno dopo turno, Kalinic imbocca una sciagurata strada fatta di errori grossolani sotto porta e prestazioni deludenti. In un mix letale di difficoltà fisiche, poche energie e scarsa lucidità mentale. San Siro ha fischiato Van Basten, perdonerà Kalinic? No, ed arrivano da tutto lo stadio. La fragilità emotiva del croato emerge ed esplode, in casa contro il Torino. Subissato dai fischi replica con gli applausi. Al centro del campo, Nikola si gira e applaude ironicamente il pubblico. Bonucci, da capitano, si accorge del momento delicato e lo "accompagna" all'uscita. Non vi è certezza scientifica, ma da quel 26 novembre nulla ha più risistemato lo squarcio tra le parti. (Beceri) Insulti social, fischi anche quando il ragazzo non è in campo e difficoltà attitudinali e comportamentali (nemmeno convocato da Gattuso per Milan-Chievo), Kalinic entra letteralmente in confusione senza mai riuscire a scrollarsi. Spoiler alert, il ragazzo non è un "bidone" ma un dignitoso attaccante di mestiere da 15 gol a stagione. Il problema è che il bottino a fine anno è misero, fermo a quota 6. Calcolatrice alla mano, al Diavolo ogni rete del classe '88 è costata 4.166.666,666 euro. Troppo, troppo per chiunque, figuratevi per un club in vendita, a metà tra la permanenza del presidente Li e le offerte provenienti dagli States. Difficilmente il matrimonio proseguirà, e le sirene spagnole continuano a suonare. Atletico Madrid e Siviglia monitorano al dettaglio la situazione di Kalinic, il prossimo passo sarà in terra iberica? La sfera di cristallo vede un futuro lontano da Milano, dove la scintilla non è mai scoccata.

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