Nuovo progetto e vecchi problemi
La stagione del diavolo, partita certo non sotto i migliori auspici viste le cessioni e le evidenti difficoltà iniziali, è connotata dal nuovo progetto giovane e sostenibile del duo Galliani-Allegri.
Se il tecnico toscano ha saputo dare un’anima nuova ad una squadra che sembrava svuotata dopo l’estate, l’amministratore delegato ha saputo regalare nuovi gioielli alla causa rossonera, tutti caratterizzati da una carta d’identintà che deve ancora conoscere la prima scadenza. Il diavolo è ripartito dagli El Shaarawy, dai De Sciglio, dalla sorpresa Niang e dal colpo Balotelli, ma anche dalle scoperte come Kevin Constant e le conferme come Montolivo, nuove leve pronte a dare linfa ad una squadra che ha tagliato i ponti con il passato (fatto principalmente di nomi di grido, spesso in là con l’età).
Fra lavoro duro ed un po’ di fortuna il Milan ha saputo porre rimedio ad alcune delle sue falle, ritrovandosi con un parco di esterni bassi di tutto rispetto, dalla conferma Abate sulla destra (non sarà il miglior Maicon, ma risulta sempre affidabile), alla coppia De Sciglio-Constant, soluzione all’annoso problema del terzino sinistro (poi se il primo saprà tenere fede alle promesse ed il secondo sarà qualcosa in più di una meteora ce lo dirà solo il tempo, ma appare difficile che tradiscano le attese entrambi).
Tutto bello, o quasi, perché per un diavolo che cambia pelle, si fa il lifting e presenta il volto giovane delle “creste rossonere” (marchio registrato da Adriano Galliani tra l’altro), ce n’è un altro che non sembra aver risolto molto dei suoi vecchi problemi. In primis il nodo portiere, irrisolto da tanto, troppo tempo con la coppia Abbiati-Amelia che continua ad alternarsi in porta con risultati altrettanto altalenanti, fra colpe vere e proprie e mezzi errori.
Si passa in mediana e si scopre che il Milan è ancora alle prese con l’annoso problema del vice-regista, in principio fu Pirlo, giocatore insostituibile per caratteristiche ed unico per qualità (qualcuno si chiede ancora il perché della sua “cessione”, ma questa è un’altra storia), poi Van Bommel (meno regista del bresciano, ma comunque uomo d’ordine), all’assenza del quale è corrisposta la flessione rossonera lo scorso anno, per finire con Riccardo Montolivo, riscoperto regista basso e divenuto sin da subito elemento fondamentale nelle dinamiche di questo Milan 2.0.
Quello che risalta fra i problemi storici, però, è legato alle pluricitate palle inattive. La squadra di Allegri continua ad incassare reti sui calci piazzati, prima di lui lo faceva quello di Leonardo, ancor prima quello di Ancelotti, per un’abitudine radicata di cui tifosi e tecnici farebbero volentieri a meno. Se è vero che statisticamente le grandi squadre subiscono reti in percentuale più da gioco fermo che su azione manovrata (corollario della qualità difensiva di queste da un lato e della pochezza offensiva della maggioranza delle avversarie dall’altro), è altrettanto vero che storicamente il Milan fra di esse è quello che le soffre di più. Ai tempi di Ancelotti la questione si legava alla pluricriticata difesa a zona, poi per lunghi tratti dell’esperienza allegriana Zlatan Ibrahimovic ha messo una pezza svettando puntualmente in anticipo sul primo palo, per mettere ancor più in risalto il limite con la sua partenza.
Sempre alla sopracitata coppia Allegri-Galliani deleghiamo la soluzione dei problemi analizzati, chiediamo un ulteriore sforzo, tattico al primo ed economico/strategico al secondo, per elevare il livello di questo Milan e concludere la “rivoluzione” rossonera, tagliando definitivamente i ponti col passato, almeno quelli con le cattive abitudini.

Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 8/08 del 22/04/2008
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore editoriale e responsabile: Antonio Vitiello
© 2026 milannews.it - Tutti i diritti riservati
Sito non ufficiale, non autorizzato o connesso ad A.C. Milan

