Progettazione e pazienza: si iniziano a vedere i primi frutti del piano di rilancio di Elliott

03.11.2020 19:00 di Pietro Mazzara Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Progettazione e pazienza: si iniziano a vedere i primi frutti del piano di rilancio di Elliott

Quando venne reso noto il manifesto programmatico che il fondo Elliott aveva in mente per il rilancio tecnico-economico del Milan, in tanti hanno storto il naso. Già, perché ancora una volta si chiedeva pazienza e tempo ad una piazza che, da troppi anni, ha vissuto nella mediocrità più totale, sbeffeggiata per le vicende sia di campo sia per quelle extra campo. “Vogliono prendere i giovani per poi farci le plusvalenze”, “Che ne sanno questi di calcio? Serve uno con i soldi”, “Vogliono mettere a posto i conti per poi vendere la società”, “Pensano solo allo stadio”, “#ElliottOut”, “#GazidisOut” sono solo alcuni dei trend topic che hanno popolato i commenti delle correnti social milaniste. Critiche feroci, che anche qui su MilanNews.it abbiamo mosso spesso nei confronti del management tarpato sotto una campana di non comunicazione che, da un mese e mezzo, si è infranta con il nuovo corso. Serviva pazienza e, va detto, anche un po’ di fortuna. Perché la rivoluzione copernicana che avrebbe rappresentato l’arrivo di Ralf Rangnick avrebbe posto la squadra ad un ennesimo anno zero. Invece lo smussamento di alcuni principi iniziali relativi agli uomini di esperienza, la scelta di continuare con Pioli e di puntare forte su Ibrahimovic, sono stati un volano positivo che hanno permesso alla squadra di intraprendere la strada giusta per crescere a braccetto con la società.

AVANTI COSI’ -  Se questi sono i risultati, allora che ben venga la continua e fluida programmazione della proprietà e dell’area tecnica. Perché un conto è prendere giovani a caso, un conto è andare a prenderli forti e di prospettiva. Bennacer, Hauge, Saelemaekers e Tonali sono stati investimenti mirati, frutto dello scouting di Moncada, dell’approvazione di Massara e della decisionalità di Paolo Maldini nel chiudere le trattative. Ma anche Dalot e Brahim Diaz, per fare altri due esempi, sono figli della stessa metodologia di lavoro. Che adesso, dopo le diatribe di 9-10 mesi fa, si è unificata e coesa maggiormente, senza troppe gelosie o protagonismi di sorta. Magari non saranno tutti dei fuoriclasse, ma di certo sono giocatori utili e funzionali al sistema di gioco e alla visione della società. E allora, nella speranza che arrivino altri calciatori che possano diventare grandi in rossonero (attenzione a Szoboszlai e Lovato), è giusto evidenziare – per una volta – i primi risultati visibili della programmazione societaria, che si estende dalle scrivanie al campo.

ESPERIENZA -  E’ altrettanto evidente che questa maturazione sia anche figlia dell’innesto di giocatori di esperienza e di carattere che hanno saputo essere delle guide per i compagni più giovani. Zlatan Ibrahimovic e Simon Kjaer sono tra i fautori del nuovo clima che si vive a Milanello, dove è tornato il silenzio tra le sacre mura dello spogliatoio e dove si respira aria di “vero Milan”. I risultati hanno aiutato, inevitabilmente, a creare un clima di armonia e anche la competitività tra i giocatori ha fatto alzare il livello degli allenamenti. L’esperienza ce l’ha anche un giovane vecchio come Gigio Donnarumma, la cui conferma è di vitale importanza all’interno del gruppo squadra (clicca QUI per le ultime sul rinnovo fino al 2024). Con calma e pazienza, il Milan adesso ha un mood positivo che deve sfruttare per mettere insieme qui mattoncini che, negli anni addietro, sembravano impossibili da appoggiare sul muro della ricostruzione.