Si scrive derby, si legge defibrillatore: fisico e mentale. Scarica d’orgoglio e motivazione per restare in vita

 di Simone Nobilini Twitter:   articolo letto 10886 volte
© foto di DANIELE MASCOLO/PHOTOVIEWS
Si scrive derby, si legge defibrillatore: fisico e mentale. Scarica d’orgoglio e motivazione per restare in vita

Chiamatela ultima spiaggia, forse. Defibrillazione dalla scarica massima, di 360 joule, per far tornare a battere il cuore di uno spirito quasi oltre il limite del fin di vita, sepolto da grandi aspettative non concretizzatesi e da una situazione che, settimana dopo settimana, sembra poter solo peggiorare. Il derby di Coppa Italia in programma mercoledì prossimo, utile a stabilire in 90 (o eventualmente 120 minuti) il passaggio in semifinale, figura per il Milan come chance unica per tentare di opporsi, con tutte le forze possibili, ad una progressiva rotazione inversa di un mondo capovoltosi totalmente: quello che da ormai qualche anno, e in particolar modo in questa stagione, vede il club rossonero stazionare stabilmente fuori dalla cerchia delle "big" del calcio italiano, in una crisi apparentemente senza fine. 

ORGOGLIO E SENSO DI APPARTENENZA - "Necessità di avere e mostrare senso di appartenenza": messaggio chiaro di Gattuso, dai più forse non recepito, che deve rappresentare la base per chi del Milan, soprattutto da questa stagione, veste la maglia. Vedere una squadra conquistare un solo punto tra Benevento ed Hellas Verona, tra una classifica che piange e le derisioni dei più, dovrebbe quantomeno portare a riflettere i giocatori su qualità ed impegno delle proprie prestazioni, scesa ad un livello preoccupante. Giocare 30, 40 o 60 minuti in maniera più intensa rispetto ai restanti non può bastare per rappresentare i colori di chi, dal 1899, ha saputo scrivere e scandire la storia del calcio italiano, europeo e mondiale: privilegio non da tutti farne parte, per cui mostrare orgoglio anche quando le cose vanno decisamente. Buttando il cuore oltre l’ostacolo anche quando le cose vanno male, tra sfortuna, limiti e difficoltà.

UNA MOTIVAZIONE CHE DEVE ARRIVARE DA SOLA - Affrontare i rivali storici in una gara secca, restando in corsa per un trofeo che può essere obiettivo raggiungibile, nel massimo momento di difficoltà, tra statistiche capaci di rievocare incubi (8 sconfitte subite entro dicembre, una in più rispetto alla prima parte di stagione nell’annata dell’ultima retrocessione) ed una fase difensiva mai così fragile. Al di là di errori e critiche imputabili alla dirigenza, mosse soprattutto dal punto di vista degli acquisti fatti, chi scende in campo può e deve dimostrare e dare ben altro, come evidenziato anche nelle esperienze precedenti all’arrivo in rossonero: una motivazione che deve arrivare da sola, in teatri come San Siro e contro avversari di primo livello, per provare il valere molto, molto di più. A livello personale, non figurando al 100% come investimenti sopravvalutati o errati, e soprattutto a livello di squadra: per non morire a livello motivazionale e morale già a dicembre. Rianimando per un attimo un’annata, sinora, da dimenticare.