7 ANNI MERAVIGLIOSI...E NON FINISCE QUI!
Il 5 novembre 2001 Carlo Ancelotti iniziava la sua avventura sulla panchina del Milan; quel giorno avrebbe dovuto firmare con il Parma e, invece, una telefonata di Adriano Galliani ha cambiato la sua storia personale e, forse, quella della società rossonera; pochi minuti di dialogo per decidere di lasciar perdere con la società emiliana e "tornare a casa", ovvero nella società in cui aveva vinto tutto da giocatore lasciando un ricordo indelebile. Evidentemente è destino che Ancelotti arrivi al Milan in modo rocambolesco: da giocatore era approdato a Milanello nelle ultime ore di calciomercato dell'estate del 1987, quando ormai la trattativa con la Roma sembrava irrimediabilmente saltata e il suo contributo fu fondamentale per costruire lo stratosferico ed inimitabile Milan di Sacchi; Ancelotti era l'allenatore in campo, dirigeva il gioco a centrocampo, dettava i ritmi del pressing chiamando i vari schemi (la leggenda dice che avessero nomi fantasiosi e sinistri come "tritacarne" o "sfasciacarrozze" ma, interrogato sulla questione, lo stesso Carletto ha sempre smentito...) e, infatti, il legame con l'allenatore di Fusignano diventò così stretto e solido che Arrigo lo volle come suo secondo in Nazionale, a carriera da giocatore conclusa nel maggio del '92, con un altro scudetto (il primo di Capello) nel palmares personale; all'ultima partita ufficiale in carriera, quella della festa scudetto contro il Verona, Ancelotti segnò la prima doppietta in vita sua e venne soprannominato "Carletto Magno"; lo salutammo con affetto e con gli occhi lucidi, come sempre avviene quando un grande giocatore saluta San Siro e la Curva Sud e per questo fummo contenti quando, meno di dieci anni dopo, la società rossonera lo chiamò a sostituire Fatih Terim, esonerato all'indomani della sconfitta a Torino contro i granata.
Basterebbero le cifre a spiegare perchè Ancelotti è, nel frattempo, diventato l'allenatore più longevo nella storia del Milan berlusconiano: due Champions League (entrambe speciali ed indimenticabili per diversi motivi), due Supercoppe Europee, un Mondiale per Club, uno scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana, più tanti successi sfiorati in Italia e in Europa; per questo nessuno, tranne Trapattoni, ha resistito su una panchina di una grande squadra quanto lui; per questo davanti a lui nella storia rossonera c'è solo Nereo Rocco con un record di 459 partite (lui attualmente è a quota 386 e nella prossima stagione potrebbe effettuare il sorpasso). Ma non sono solo le vittorie a spiegare perchè Ancelotti è un grande allenatore: in questi anni è riuscito a costruire un rapporto unico, speciale e forte con i giocatori, in particolare con quel gruppo storico che è rimasto immutato dal primo trionfo (la Champions del 2003) e con il quale c'è stima, rispetto reciproco e straordinaria unità d'intenti, senza bisogno di fare il "sergente di ferro" e potendosi permettere di essere amico dei giocatori senza per questo perdere autorità, potere e supremazia sui suoi ragazzi. Nei primi tempi della sua avventura sulla panchina rossonera, molti dissero che avrebbe trovato molte difficoltà a gestire uno spogliatoio in cui alcuni giocatori erano stati suoi compagni (Maldini o Costacurta, ad esempio), invece dopo sette anni siamo qui a tessere le lodi di un allenatore che ha vinto tutto, anche e soprattutto perchè ha saputo gestire il gruppo in modo unico e speciale, nonostante l'amico ed ex compagno Maldini ne faccia ancora parte. Non sono mancati i momenti difficili, ma la squadra ne è sempre uscita in modo egregio e sorprendendo tutti grazie al dialogo, alla pazienza, alla professionalità di tutti: il capolavoro e il vero miracolo di Ancelotti rimane la Champions League vinta nel 2007, anno post-Calciopoli, iniziato con molti problemi, con la penalizzazione in campionato e con una squadra che perdeva colpi e pezzi ma che, dopo Natale, ha saputo ricompattarsi, reagire e trionfare quando nessuno lo avrebbe mai creduto possibile. Anche questa stagione era iniziata male, con tante sconfitte nelle amichevoli e zero punti dopo due giornate di campionato; qualcuno aveva già cominciato a parlare di panchina in bilico, di Ancelotti lontano da Milano per sua scelta o per volontà della società e, invece, dopo sole dieci giornate il Milan è già davanti a tutti e ha rimontato ben 18 squadre, perchè nel momento di massima crisi l'allenatore ha potuto contare sul gruppo che ha costruito in questi anni, su quei giocatori con cui non deve nemmeno parlare perchè basta uno sguardo e su quell'unità d'intenti che ha fatto e farà ancora la fortuna del Milan.
Un'altra dote di Ancelotti, molto apprezzata soprattutto ai vertici della società di Via Turati, è quella di essere "aziendalista", parola forse brutta ma che spiega bene la sua tendenza a non lamentarsi mai della scelte dei dirigenti in tema di mercato e di accettare qualunque "sfida" gli venga proposta: non è un mistero che in estate l'allenatore avesse richiesto certi giocatori, che puntualmente non sono arrivati, perchè si è scelto di percorrere altre vie; Ancelotti non ha fatto una piega, ha dichiarato che tutti gli acquisti erano stati fatti con la sua approvazione, si è presentato a Milanello, ha visto che "materiale" aveva a disposizione e ha cominciato a lavorare per costruire una squadra che potesse avere un equilibrio, essere competitiva e possibilmente vincere, nonostante la presenza di molti campioni nel reparto d'attacco e di poche alternative a centrocampo e in difesa; a quanto pare ancora una volta ha avuto ragione lui, visto che il Milan è in testa alla classifica con la migliore difesa del campionato, quindi, almeno fino ad ora, l'ennesima sfida è stata vinta. In questo modo la società è contenta e può sbizzarrirsi a far incetta di campioni, magari "stagionati" ma famosi e prestigiosi, che rendono molto sul piano economico; l'ultimo in ordine di tempo è Beckam, ma state certi che Ancelotti troverà un posto anche a lui e riuscirà a inserire lo Spice Boy nel suo Dream Team, che sa divertire e dare spettacolo ma anche vincere soffrendo e stentando, giocando da provinciale contro le provinciali e da grande contro le grandi. Si potrebbe andare avanti per ore a parlare di Ancelotti, dei suoi trionfi da giocatore e da allenatore, delle sue doti umane e professionali, molte delle quali, come l'ironia, la pazienza e la sensibilità, le ha imparate da Liedholm, mentre altre, come la professionalità e la cultura del lavoro gli sono derivate dagli insegnamenti di Sacchi; due maestri che gli hanno dato molto ma l'allievo ha imparato bene al punto da diventare forse migliore di loro, almeno a giudicare dai risultati che, in fin dei conti, sono quelli che fanno la fortuna di un allenatore. Il matrimonio fra Ancelotti e il Milan non conosce la "crisi del settimo anno", perchè il legame è forte e resiste a qualunque tempesta; sono stati sette anni meravigliosi e ricchi di soddisfazioni ma, statene certi, non è finità qui, perchè c'è uno scudetto da vincere e quando Ancelotti e il suo straordinario gruppo si mettono in testa di raggiungere un obiettivo, quasi sempre ci riescono e la bacheca del Milan si arricchisce di nuovi trofei. Qunidi, buon anniversario Carlo, nella speranza che ce ne siano ancora molti altri da festeggiare!

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