Beffa finale che decreta il fallimento stagionale

Il Milan più bello della stagione nell'occasione più importante, ma non è bastato e la Coppa Italia è della Juventus; una vera beffa, ma restare ancora fuori dall'Europa è un fallimento.
23.05.2016 01:03 di Davide Bin  articolo letto 13952 volte
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Beffa finale che decreta il fallimento stagionale

Il lungo viaggio di ritorno da Roma ha parzialmente mitigato ma non annullato la grande amarezza: sono passate tante ore e c'è stata l'occasione per rivivere le emozioni e rielaborare le sensazioni della finale di Coppa Italia vissuta sugli spalti dell'Olimpico, ma la delusione rimane invariata e la delusione è almeno pari all'illusione cullata per gran parte della sfida, nonostante l'orgoglio per una partita da vecchi tempi, con una curva intera a incitare a gran voce, con un tifo intenso e continuo, i ragazzi in campo che, finalmente, hanno contraccambiato con una prestazione inaspettata, fatta di grinta, concentrazione, determinazione, personalità, coraggio, voglia di lottare con il coltello fra i denti. Il Milan ha giocato meglio della Juventus, l'ha resa innocua e attaccata per un tempo intero, poi ha proseguito a giocare almeno alla pari per tutta la ripresa e anche nei tempi supplementari, pagando carissimo uno dei rarissimi errori; qualcuno dirà che magari è stata la Juventus a essere più sbiadita e meno "affamata" del solito, ma come sempre bisogna capire dove finiscono i meriti di uno e cominciano i demeriti dell'altro e a me piace pensare che sia stato il Milan a sorprendere i più quotati rivali con una prestazione inattesa forse anche dai bianconeri, perchè la metamorfosi fra il Milan visto contro la Roma e questo è stata impressionante. A questo punto vengono spontanee un paio di domande: perchè il Milan non è riuscito a giocare più spesso in questo modo, limitandosi a sporadiche esibizioni davvero positive? E, soprattutto, dove sarebbe ora il Milan se avesse giocato sempre così? La risposta a quest'ultima domanda è fin troppo ovvia: in zona Champions o, comunque, a ridosso delle prime tre, perchè per ben due volte in un mese e mezzo è uscito a testa altissima dai confronti contro la dominatrice del calcio italiano, dimostrando di poter giocare almeno alla pari per lunghe fasi di due incontri. Più difficile la risposta alla prima domanda, quella che forse inquieta maggiormente i tifosi rossoneri e che lascia davvero l'amaro in bocca, perchè la qualità di questo Milan non sarà eccelsa, ma meglio del Sassuolo in campionato si poteva e si doveva fare e dimostrare saltuariamente di avere la possibilità di essere competitivo diventa un boomerang agli occhi dei tifosi, irritati da tante esibizioni orribili che potevano essere risparmiate a chi ha il Milan nel cuore, soprattutto quando si dimostra di poter giocare come contro la Juventus.

Il popolo rossonero si è radunato speranzoso e carico all'Olimpico, confidando in quello che veniva ritenuto un autentico miracolo, ovvero un successo dei rossoneri sull'invincibile Juventus; atmosfera splendida in Curva Sud, con una spettacolare coreografia e un tifo davvero d'altri tempi, incessante, trascinante, coinvolgente, possente. La finale del tifo è stata vinta dai rossoneri, senza se e senza ma e sul campo le cose sono andate diversamente solo perchè la qualità fa sempre la differenza e mentre Allegri ha potuto inserire Cuadrado (autore dell'assist nell'azione del gol) e Morata (realizzatore della rete decisiva), Brocchi ha dovuto mandare in campo dalla panchina il non ancora in condizione Niang (reduce da un lungo stop) e Balotelli che ormai è l'ombra di se stesso e non riesce certo a essere decisivo. Si torna così impietosamente a valutare la qualità della rosa milanista, inadeguata per competere ai massimi livelli; questa è l'ennesima occasione in cui si sente dire che più di così il Milan non può fare, ma se il massimo dei rossoneri non basta per battere il minimo di una Juventus per lunghi tratti molle e dimessa qualcosa vorrà pur dire. Peccato perchè sembrava la serata perfetta e l'occasione per ricompattare tutto l'ambiente, con curva e squadra a lottare in simbiosi come ai bei tempi ormai passati: mentre i giocatori pressavano i rivali, riconquistavano palloni, provavano a imbastire azioni pericolose e rischiavano pochissimo, i tifosi sugli spalti alzavano i decibel dell'incitamento, intonavano cori su cori ma a dieci minuti dalla fine dei tempi supplementari è arrivata l'atroce beffa che ha cambiato umori e sensazioni e ha fatto riesplodere la rabbia repressa per quasi 120 minuti in cui c'era stata una tregua dettata da una causa comune, ovvero cercare di portare a casa un trofeo. Dal gol di Morata in poi la Curva Sud ha cominciato a contestare la squadra, con un improvviso voltafaccia che il resto dei sostenitori rossoneri ha faticato a capire: anche a fine partita, quando i giocatori sono venuti sotto il settore di stadio rossonero a ringraziare per l'incitamento e a ricevere gli applausi scroscianti di chi ha apprezzato l'impegno, gli ultras della Curva Sud hanno invitato i giocatori a non venire davanti a loro ma andare altrove. Scelta spietata e fin troppo rigida, ma dopo tante prestazioni inguardabili degli ultimi mesi evidentemente gli animi erano esasperati e alla prima contrarietà in una serata fino a quel momento quasi perfetta è riaffiorata tutta la frustrazione per un'altra stagione fallimentare; tanto per intenderci, i due striscioni "INDEGNI" e "VERGOGNA" spuntati improvvisamente dopo il gol di Morata, forse erano stati preparati temendo una figuraccia epocale che, invece, non c'è stata e a un certo punto si è deciso di mostrarli ugualmente; se riferiti a questa finale sono sicuramante incomprensibili e immeritati, perchè per una volta i giocatori hanno dato tutto in campo e sono stati degni e meritevoli di elogi, mentre hanno un loro perchè se si allarga il discorso a tutta la stagione che non è certo stata soddisfacente e di cui questa partita era solo l'atto finale.

Non bisogna dimenticare, infatti, che per la terza volta consecutiva il Milan resta fuori dall'Europa, dove va, invece, il Sassuolo: la Coppa Italia avrebbe permesso di alzare un trofeo e di qualificarsi alla fase a gironi di Europa League, ma in un attimo tutto è svanito e se azzardo c'è stato nel lasciar perdere lo scomodo sesto posto (che avrebbe rovinato i piani estivi con amichevoli negli Stati Uniti già organizzate nelle date dei preliminari di Europa Laegue) per puntare tutto sulla finale di Coppa Italia, certamente non ha pagato e ora ci si ritrova a mani vuote. Un finale amarissimo e triste per un Milan convincente e intenso, ma che in fin dei conti ha avuto un solo ma gigantesco e decisivo difetto, ovvero non è riuscito a tramutare in occasioni pericolose la gran mole di gioco svolta: pochi tiri nello specchio della porta (3 contro 5 della Juventus, uscita alla distanza nella ripresa), molti imprecisi (ben 13 contro i soli 3 della Juventus) e anche questi dati sono emblematici per una prestazione da "vorrei ma non posso". Il Milan, comunque, esce a testa alta, anzi altissima: l'ha abbassata solo dopo 110 minuti in cui ha messo in grande difficoltà i dominatori del campionato, ma il verdetto è impietoso; la vittoria della Coppa Italia avrebbe rivalutato solo in parte una stagione comunque balorda, ma sarebbe stata una soddisfazione per tutto l'ambiente e il grande entusiasmo dei tifosi all'Olimpico dimostra che tutti ci tenevano, perchè in tempi di "vacche magre" anche una coppa una volta snobbata come quella nazionale avrebbe consentito di tornare a vincere qualcosa dopo anni di delusioni. Invece si è aggiunta un'altra delusione, un'altra beffa, un altro fallimento stagionale e dopo aver lottato insieme, in campo e sugli spalti, è arrivato il momento delle lacrime per molti giocatori (i giovani Donnarumma e Calabria a esempio) e per i tifosi sugli spalti. Una sfida iniziata in modo quasi perfetto, proseguita bene e conclusa in modo amarissimo e ora c'è solo tanta voglia di rivoluzione e grandi cambiamenti proprio dopo una notte in cui, invece, il Milan ha dimostrato di avere valori e qualità da cui si potrebbe ripartire, in campo e in panchina, ma questi discorsi ora lasciano il tempo che trovano e sono certamente prematuri dopo una lunga serata di emozioni e sensazioni ambivalenti che hanno lasciato il segno in una tifoseria disillusa da troppe delusioni ma che per una volta ha almeno ritrovato l'orgoglio di chiamarsi Milan e anche questo è un punto dal quale ripartire per provare a tornare grandi.