Atto finale

Il Milan prova a realizzare l'impresa impossibile: battere l'invincibile Juventus per conquistare la Coppa Italia e chiudere dignitosamente la stagione e, forse, un'era indimenticabile e irripetibile.
20.05.2016 01:35 di Davide Bin  articolo letto 10788 volte
© foto di Alberto Lingria/PhotoViews
Atto finale

Eccoci giunti all'ultimo appuntamento stagionale, che rappresenta l'atto finale (espressione "rubata" dalla maglietta celebrativa dell'evento realizzata dalla Curva Sud) della Coppa Italia, di un'altra stagione negativa per il Milan, ma anche, più in generale di un'intera era, se davvero andrà in porto in tempi brevi la cessione della maggioranza delle azioni alla cordata cinese che vorrebbe diventare proprietaria della società rossonera. Vincere la Coppa Italia, una volta snobbata dal glorioso Milan impegnato a raccogliere trofei più importanti, non cambierebbe il giudizio su una stagione per molti versi fallimentare, ma toglierebbe un po' di amaro in bocca, darebbe finalmente una soddisfazione ai tifosi rossoneri (visto anche il nome e il valore dell'avversario) e rappresenterebbe il modo migliore per chiudere un'epoca costellata di trionfi con l'ennesimo trofeo (che sarebbe il 29° in 30 anni). Il Milan non raggiunge una finale dal 2007, non vince un trofeo dal 2011 (18° scudetto), non vince la Coppa Italia dal 2003 e ciò la dice lunga sulla fase decadente di un'epoca per molti anni indimenticabile e ricca di soddisfazioni. C'era una volta il Milan degli Invincibili, che giusto in questi giorni 22 anni fa demoliva il Barcellona in una finale giocata da sfavorito (soprattutto per l'assenza della coppia difensiva Baresi-Costacurta) conquistando a sorpresa una Champions League che sembrava destinata verso la Spagna; ora gli Invincibili sono altri, quelli che hanno vinto cinque scudetti consecutivi e adesso, come squali famelici, vogliono la seconda Coppa Italia di fila, per realizzare la seconda doppietta Campionato-Coppa Italia, impresa mai riuscita in Italia. Apparentemente non c'è sfida, il Milan è considerato da tutti una facile vittima sacrificale e qualcuno teme addirittura una disfatta umiliante; non resta che sperare nell'imponderabile e nella magia del calcio, spesso capace di ribaltare i pronostici e regalare sorprese clamorose e proprio pensare che un successo del Milan sarebbe qualcosa di clamoroso la dice lunga sulle condizioni di questa squadra uscita con le ossa rotte da questo deludente finale di campionato e, più in generale, mai in grado di dare la sensazione di poter davvero competere con l'elite del calcio italiano. Anche la conquista della finale di Coppa Italia non è stata un'impresa di cui vantarsi, visto che il Milan ha percorso un'autentica autostrada che portava a Roma, affrontando squadre di Serie B (Perugia e Crotone), squadre di bassa classifica in Serie A (Sampdoria e il retrocesso Carpi) e, addirittura, una squadra di Lega Pro (Alessandria) in semifinale. Dal Perugia alla Juventus, nove mesi dopo il Milan chiude la stagione degli impegni ufficiali come l'aveva iniziata, ovvero con una partita di Coppa Italia, perchè fra le tante negatività di questi anni c'è stata anche quella di dover iniziare la Coppa Italia in agosto e non in inverno come al solito, visto che nella stagione precedente  non si era raggiunto nemmeno l'ottavo posto, l'ultimo utile per essere "testa di serie" in Coppa Italia.

I coraggiosi tifosi rossoneri in marcia verso Roma (fra i quali il sottoscritto) stanno compiendo un autentico atto di fede, confidando in un miracolo, perchè lo sgangherato e passivo Milan visto contro la Roma pochi giorni fa non può certo diventare in una settimana una squadra in grado di battere un avversario apparentemente senza punti deboli. La sfida di campionato di aprile aveva fatto sperare, visto che il Milan era passato in vantaggio, era rimasto in partita per un'ora abbondante e solo un Buffon in versione marziano aveva evitato alla sua squadra la sconfitta con parate incredibili; poi, però, nei giorni successivi è successo di tutto, con l'improvviso esonero di Mihajlovic, proprio dopo una delle prestazioni migliori di un Milan che lentamente e faticosamente aveva trovato un'identità e una certa personalità e con la squadra affidata a Brocchi, con l'intento di ridare in poche settimane un gioco più divertente alla squadra, impresa rivelatasi impossibile per mancanza di tempo ma anche di qualità in molti giocatori di una rosa incompleta e non competitiva. E così un Milan capace nell'impresa al contrario di raccogliere solo due punti nelle partite contro le tre retrocesse (Carpi, Verona e Frosinone) si è ritrovato escluso dalla zona Europa League, fallendo l'obiettivo minimo del sesto posto, cosa che forse non ha nemmeno deluso troppo la società che, come già fatto notare ripetutamente, aveva già organizzato remunerative amichevoli estive nelle date in cui si sarebbero dovuti svolgere i fastidiosi preliminari di Europa League. Viene il sospetto che il Milan abbia provato il clamoroso azzardo da giocatore di poker: evitare lo scomodo sesto posto in campionato e giocarsi tutto nella finale di Coppa Italia che in caso di successo darebbe l'accesso diretto alla fase a gironi dell'Europa League. Un motivo in più per provare a vincere, ma l'impresa rimane complicatissima, al limite dell'impossibile, a meno che davvero tutto il finale di campionato non sia stato un gigantesco bluff per illudere gli avversari sull'irrisoria facilità del compito e poi, a sorpresa, dare tutto nella partita secca che mette in palio un trofeo, provando a sorprendere chi eventualmente dovesse sbagliare l'approccio alla partita considerandola scontata.

Inutile dire che conquistare la Coppa Italia sarebbe anche per società e proprietà un modo dignitoso per uscire di scena, alzando un trofeo prima di passare la mano e, forse, convincerebbe definitivamente il presidente Berlusconi, ancora tormentato anche e soprattutto perchè non vuole andarsene da perdente. Insomma le motivazioni non mancano, sono tante e tutte valide e dovrebbero spingere i giocatori a dare tutto in campo, provando ad andare al di là dei propri (tanti) limiti per dare finalmente una soddisfazione a tutto l'ambiente, depresso e disilluso dopo anni di insuccessi. E' questa la speranza di tutti, perchè provare ad analizzare la partita in modo razionale non fa che alimentare timori e paure di una figuraccia; in teoria non c'è confronto, a meno che non si riesca a tornare quelli del 9 aprile, capaci di uscire a testa alta e con tanti rimpianti da una partita giocata con cuore e determinazione, doti totalmente mancate nelle ultime giornate di campionato, al punto da spingere Brocchi a considerare indegni i suoi giocatori. Le acque sono agitate nello spogliatoio rossonero, ma questa è l'ultima partita, la più importante, una sfida secca che mette in palio un trofeo, quindi è doveroso mettere da parte rancori, problemi personali fra giocatori e allenatore e provare a remare tutti nella stessa direzione per compiere un'impresa che non cambierebbe il giudizio sulla stagione, ma sarebbe una soddisfazione per tutti. Proviamo a crederci tutti insieme anche se sembra un atto di fede; diamo tutto, tifosi sugli spalti e giocatori in campo per non avere rimpianti; se poi gli avversari, come sembra ovvio, saranno comunque superiori e più forti dovremo inchinarci, ma almeno facciamolo a testa alta. Se, invece, gli dei del calcio decideranno che un'era indimenticabile e irripetibile come quella berlusconiana deve concludersi come merita, indipendentemente dagli ultimi crepuscolari anni, cioè alzando un trofeo, forse avremo qualche speranza e questo atto finale della Coppa Italia, della stagione e, appunto, di un'intera era, potrebbe trasformarsi in una delle tante notti indimenticabili che abbiamo vissuto in questi trent'anni e nella degna conclusione di un ciclo che queste ultime stagioni hanno offuscato ma non certo cancellato. Siamo il Milan, proviamo a ricordarcelo per onorare una maglia che merita rispetto e massimo impegno, a maggior ragione in una finale!