Il Milan frena ancora
Il Milan butta via altri due punti e se onestà vuole che si dica che in fondo il pareggio è il risultato più giusto per la scialba partita di Lecce, è altrettanto vero che una squadra che vuole vincere lo scudetto non può lasciarsi scappare l'occasione di conquistare comunque tre punti preziosi dopo essere riuscita ad andare in vantaggio, perchè per primeggiare in campionato servono anche e soprattutto cinismo e furbizia, doti che il Milan sembrava aver acquisito nella lunga serie di risultati positivi in autunno e che sembra improvvisamente aver smarrito ora. Tanto per capirci, prima di Natale il Milan avrebbe vinto la partita di Lecce, pur giocando in modo non molto brillante, perchè avrebbe capitalizzato al meglio la prodezza di Ibrahimovic e avrebbe condotto in porto il prezioso 1-0, magari incrementandolo e rendendo la vittoria più netta; ora, invece, è arrivato questo pareggio deludente perchè ottenuto contro una squadra che se il campionato finisse ora sarebbe retrocessa e si sa che spesso sono proprio i punti persi contro le ultime della classifica a fare la differenza alla fine di un campionato. Difficile dire cosa stia succedendo ad una squadra che pure aveva recuperato qualche giocatore e, con essi, la possibilità di tornare al modulo che aveva fatto la fortuna di Allegri e dei suoi ragazzi: questa volta Nesta c'era, ma la difesa, anche per colpa sua, è stata comunque ballerina e disattenta; questa volta c'erano i tre mediani e un regista non attaccante di ruolo, ma la squadra non è parsa granitica e compatta come in altre occasioni e, oltretutto, gli attaccanti non hanno ricevuto molti palloni giocabili. Il Lecce non ha faticato troppo a contenere un Milan sterile per un tempo intero e non si è demoralizzato nemmeno quando Ibra ha estratto dal cilindro l'ennesima magia, forse perchè i salentini si erano accorti che di fronte avevano una capolista in versione dimessa e tutt'altro che irresistibile e, così, sono stati bravi e abili a raggiungere il pareggio e a poco è valso il rabbioso assalto finale dei rossoneri che, come si suol dire, hanno tentato di chiudere la stalla quando i buoi (tre punti) erano già scappati e in saccoccia è rimasto un misero bottino, un punticino che permette di mantenere invariato il vantaggio sulle seconde, anche se ora c'è un Inter virtualmente a soli tre punti che comincia a mettere un po' di pressione e di tensione.
Allegri schiera il Milan ipotizzato alla vigilia, equilibrato e, forse, fin troppo prudente visto l'avversario che deve affrontare: Bonera in fascia sinistra al posto di Antonini, tre centrocampisti di contenimento (Gattuso, Ambrosini e Flamini) con Seedorf restituito al ruolo di trequartista dopo aver fatto il regista con alterne fortune; manca ancora Pirlo ma rientra Nesta in difesa e, quindi, almeno un pilastro è recuperato; in pratica questo è il Milan che più piace ad Allegri e poi c'è sempre quel Cassano da inserire in caso di necessità, mentre Robinho non va nemmeno in panchina per colpa di un improvviso attacco influenzale. Inizia il girone di ritorno e il Milan vuole ritrovare la vittoria dopo il rocambolesco pareggio interno contro l'Udinese per proteggere e magari consolidare il primato e non dare alla concorrenza l'incoraggiante sensazione che la capolista abbia improvvisamente il fiatone. Invece il primo tempo conferma le perplessità sul Milan versione 2011, tornato lento, macchinoso e poco incisivo come nelle prime fasi della stagione: i primi venti minuti di noia totale sconfortano chi sognava un Milan travolgente e arrembante sul campo di una provinciale e non va meglio nella seconda metà del tempo in cui si può ammirare (si fa per dire) solo un tiro fuori di Gattuso, uno alto di Pato, un colpo di testa fuori dello stesso Papero e un'incursione di Ibrahimovic che, però, si trova davanti alla porta metà Lecce e non ha lo spazio per centrare la porta. Seedorf non inventa e lancia nel vuoto, Pato è evanescente e viene rimproverato a più riprese da Ibra e Gattuso, lo svedese predica nel vuoto e si arrabbia...uno spettacolo davvero poco divertente e al Lecce va bene così, anche se i pugliesi fanno vivere ad Amelia un primo tempo da spettatore non pagante.
La ripresa si apre con il lampo che non ti aspetti, soprattutto dopo un primo tempo così deprimente: un rilancio in alleggerimento di Flamini si trasforma in assist per Ibrahimovic che, pressato da due avversari e lontano dalla porta si inventa una violenta palombella sulla quale Rosati, vanamente proteso in tuffo, non può nulla e che lascia a bocca aperta dallo stupore il pubblico di Lecce, Galliani compreso. Un gol meraviglioso e incredibile, che sembra l'ennesima dimostrazione del fatto che a questo Milan non serve molto giocare bene se c'è un fenomeno che segna reti del genere e fa vincere le partite con il minimo sforzo. E, in effetti, il Milan non si sforza molto per cercare di chiudere la partita con il gol del raddoppio e ha una sola palla gol con Seedorf su assist di Ibrahimovic, mentre il Lecce esce dal guscio, prova a reagire e il nuovo entrato Giacomazzi sfrutta un paio di rimpalli in area e tenta di beffare il fin lì inoperoso Amelia, che reagisce d'istinto smanacciando via pallone e pericolo. Allegri inserisce Cassano al posto dell'evanescente Pato e il barese può finalmente iniziare il suo personalissimo derby nella "nemica" (ed ostile) Lecce, ma questa volta la mossa non risulterà vincente. Il palo colpito da Di Michele dopo una doppia deviazione fa pensare (e sperare) che la fortuna sia dalla parte dei rossoneri, ma sul susseguente calcio d'angolo arriva il beffardo gol del pareggio, realizzato con un violento tiro in torsione da Olivera, colpevolmente dimenticato da Nesta al centro dell'area. Mancano solo sette minuti (più recupero) alla fine e ora ritrovare la vittoria sarà dura: il Milan ci prova con generosità ma poca lucidità, anche se riesce a costruire due buone occasioni, sempre sfondando sulla destra, prima con Abate, poi con Cassano, ma sui due assist Seedorf trova la deviazione fortuita di un difensore e Ibrahimovic quella del portiete Rosati; Ibra è l'ultimo ad arrendersi e ci prova anche con una torsione di testa proprio all'ultima azione, ma non succede nulla e, così, la partita finisce in pareggio e il Milan rimane con l'amaro in bocca.
Milan bloccato da un Lecce arcigno, ordinato e grintoso; Milan illuso dalla prodezza di Ibrahimovic e convinto che tutto fosse facile e scontato; Milan poco umile e molto presuntuoso che ha gettato al vento una vittoria che sarebbe stata preziosissima ma che i rossoneri non avrebbero meritato, perchè hanno giocato con sufficienza e poca motivazione ed è questo il più grande motivo di preoccupazione: se i ragazzi di Allegri avessero giocato tutta, o quasi, la partita con l'intensità vista negli ultimi dieci minuti (in pratica dopo il pareggio del Lecce) forse il risultato sarebbe stato diverso e, invece, forse molti hanno colpevolmente pensato che fosse facile e scontato per i campioni d'inverno vincere sul campo della terz'ultima in classifica che, però, aveva appena battuto a domicilio la Lazio e in passato aveva bloccato sul pareggio anche l'Inter. La classifica continua ad essere positiva, il primo posto è ancora blindato, ma tutto ciò fa nascere rimpianti su ciò che avrebbe potuto essere se il Milan non avesse frenato bruscamente a cavallo della sosta natalizia: cinque punti nelle ultime quattro partite non sono un bottino da squadra che vuole vincere il campionato e con qualche punto in più ora sarebbe fuga vera; invece c'è da lottare e soffrire e bisogna ritrovare al più presto gioco e fame di vittorie, per evitare altri sprechi e pericolose frenate che possono compromettere il cammino in vetta.
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