Palermo rimane stregata, addio Coppa Italia
Il sogno della doppietta scudetto-Coppa Italia torna nel cassetto, dove è rimasto per tutta la storia della gloriosa società rossonera; nemmeno questa volta il Milan riuscirà ad abbinare sulla maglia scudetto e coccarda tricolore e la prima uscita da campioni d'Italia viene rovinata da una sconfitta "pesante" che non permette di centrare un obiettivo al quale tutti tenevano molto, perchè l'appetito vien mangiando e si voleva provare a fare una scorpacciata di trofei nel finale di stagione. Niente finale di Roma, niente ritorno all'Olimpico sul luogo del trionfo in campionato, la stagione finisce in pratica qui, perchè rimane solo la "festa scudetto" di sabato prossimo in occasione della partita casalinga contro il Cagliari e un ininfluente trasferta a Udine. Il Milan ha provato in tutti i modi a recuperare energie psicofisiche dopo i festeggiamenti per lo scudetto e ci è anche riuscito, disputando una buona partita al Barbera, ma il calcio è strano e ha confermato che i tabù esistono eccome: i rossoneri hanno perso per la quinta volta consecutiva a Palermo e se pensiamo che delle sole tre sconfitte di questa prima parte di 2011, ben due sono state al Barbera, non resta che pensare che lo stadio palermitano sia maledetto per i rossoneri, visto che è stato fatale per due volte in meno di due mesi. La sconfitta in campionato non ha compromesso il cammino verso lo scudetto, questa, invece, abbinata al pareggio dell'andata a San Siro, significa eliminazione dalla Coppa Italia, obiettivo non certo primario nella stagione ma che era diventato appetibile soprattutto ora che la pratica scudetto era stata archiviata. Non è bastato prolungare il ritiro a Roma ed evitare il ritorno a Milano per festeggiare insieme ai tifosi; non è bastato dichiarare che il Milan teneva molto a centrare anche questo obiettivo, perchè quando mancano brillantezza e lucidità (per evidenti motivi) e gli avversari sono motivati a raggiungere un traguardo storico, ci può stare una sconfitta, magari anche immeritata visto l'andamento della partita, ma decisa da episodi in cui i rossoneri si sono dimostrati insolitamente distratti (Migliaccio dimenticato in area in occasione del primo gol subito o la voragine che si è aperta quando Van Bommel è stato costretto a compiere fallo da ultimo uomo su Ilicic provocando il rigore decisivo e venendo espulso); ovviamente non si può dimenticare che ci hanno messo lo zampino anche la sfortuna (clamoroso doppio palo di Ibra), il solito sciagurato Robinho che si è divorato un gol in avvio che avrebbe potuto cambiare le sorti di partita e qualificazione e l'arbitro, che non ha visto un fallo da rigore su Ibrahimovic proprio nell'azione del doppio palo, ma sta di fatto che Palermo rimane tabù per il Milan, così come la Coppa Italia, che i rossoneri hanno vinto una sola volta nell'era Berlusconi.
Il Milan scende in campo al Barbera con la stessa divisa completamente bianca che ha portato fortuna a Roma e con una formazione diversa da quella dell'Olimpico: a sinistra in difesa c'è Antonini al posto di Zambrotta; a centrocampo c'è Flamini per lo squalificato Gattuso e Pirlo sul centrosinistra nel ruolo ultimamente ricoperto da Seedorf, che avanza in posizione di trequartista alle spalle di Pato e Robinho; solo panchina per gli acciaccati Ibrahimovic, Boateng e per capitan Ambrosini, nella speranza che un po' di forze fresche riescano a compensare la comprensibile mancanza di brillantezza dopo i festeggiamenti per lo scudetto conquistato da sole 72 ore; Allegri punta sull'entusiasmo derivante dalla vittoria del campionato per provare a ribaltare il risultato della partita di andata a San Siro e vincere su un campo storicamente ostico e caldissimo, visto che c'è in pratica il tutto esaurito e un avversario che vuole regalare una gioia alla sua gente dopo una stagione tribolata. Insomma una finale che entrambe le squadre vogliono conquistare per motivi diversi, ma una sola potrà raggiungere Roma.
I rossoneri dimostrano di essere concentrati, attenti e motivati e premono sull'acceleratore fin da subito; Pirlo si riappropria dell'amato ruolo di regista ispiratore e scodella un delizioso assist per Robinho, ma il brasiliano si conferma sciagurato davanti alla porta e spara alto da favorevole posizione. Il Milan non demorde, pressa e comprime il Palermo nella sua trequarti, creando altri due pericoli per la porta di Sirigu: un violento tiro cross di Flamini, che il portiere devia d'istinto e un tiro alto di Seedorf. Un primo quarto d'ora che fa ben sperare e per tutto il primo tempo il Milan continua a spingere, a mantenere un possesso palla con percentuali da Barcellona e a cercare di insidiare la porta di Sirigu, perchè solo la vittoria garantisce la qualificazione. Il Palermo raramente riesce ad insidiare la difesa rossonera, ma in quelle poche occasioni ci pensa il solito immenso Thiago Silva, che conferma di essere in forma strepitosa, anche se nel finale di tempo, ovviamente in modo involontario, esagera e decide di intervenire anche sul compagno Antonini azzoppandolo (distorsione al ginocchio e uscita in barella); al suo posto entra Bonera, unico elemento della panchina che può ricoprire quel ruolo, anche se non è propriamente il suo; un primo accenno del fatto che la serata non si preannuncia propriamente fortunata, ma il meglio, anzi il peggio, deve ancora venire.
Il Palermo della ripresa è più convinto e votato al pressing, il Milan mostra primi segni di stanchezza e cala rispetto ad un primo tempo di buona qualità. Quando mancano brillantezza ed attenzione può accadere che anche una difesa impenetrabile commetta una distrazione e, infatti, riaffiora il vecchio difetto della troppa libertà concessa agli avversari sulle palle inattive e Migliaccio riesce a sorprendere Thiago Silva e a battere Abbiati di testa. La partita ora è tutta in salita e Allegri prova a correre ai ripari inserendo Ibrahimovic al posto di Seedorf, spostando Robinho in posizione di trequartista; il Milan si sbilancia, il Palermo trova maggiori spazi, sfiora il raddoppio con Pastore e si infila con maggiore facilità in una difesa che non è certo quella ammirata nelle ultime partite di campionato; infatti Ilicic vola via in contropiede, Van Bommel non può fare altro che trattenerlo per la maglia, ma tutto ciò avviene in area con l'olandese come ultimo uomo, quindi ciò significa rigore ed espulsione per il centrocampista rossonero. Bovo realizza il rigore e la pendenza della salita per il Milan diventa proibitiva come quella di un passo dolomitico. In soccorso dei rossoneri arriva proprio Bovo, che si fa espellere per una scarpata in faccia a Pato e Allegri si gioca il tutto per tutto inserendo Cassano al posto di Nesta, scherando una difesa a tre ed un attacco sbilanciatissimo a quattro punte. La mossa sembra funzionare ma il tempo a disposizione è poco e il sipario cala definitivamente quando Ibra fa un guizzo dei suoi ma la sua conclusione va a sbattere su entrambi i pali e torna in campo; oltretutto lo svedese subisce fallo da Goian proprio in questo frangente e, visto che il vantaggio concesso non si è concretizzato con il gol, l'arbitro avrebbe potuto tornare sui propri passi e decretare il rigore espellendo il difensore rosanero; quest'azione sfortunata in tutti i sensi è il segnale definitivo che non è serata e il gol che dimezza lo svantaggio, realizzato dallo stesso Ibra, arriva troppo tardi per alimentare speranze (quarto dei cinque minuti di recupero). La festa questa volta è tutta del Palermo, il Milan non riesce a raggiungere la finale di Roma e deve "accontentarsi" dello scudetto già conquistato sabato scorso.
Con il senno di poi viene da chiedersi se forse non sarebbe stato più opportuno correre il famoso "rischio calcolato" per puntare anche alla Coppa Italia, cioè rinviare la conquista aritmetica dello scudetto per concentrare tutte le energie su questa semifinale di Palermo, invece che arrivarci un po' scarichi mentalmente e comprensibilmente annebbiati dai festeggiamenti. Comunque la prestazione del Milan non è stata molto penalizzata da ciò che è successo sabato, se non nella ripresa e i rossoneri hanno disputato un buon primo tempo, quindi non è il caso di alimentare rimpianti; qualche errore di troppo, un po' di sfortuna e un avversario che voleva a tutti i costi regalarsi un sogno hanno reso amara questa serata, ma lo stesso Allegri non vuole rimproverare nulla ai suoi, che hanno costruito molto anche se hanno finalizzato poco e si sono trovati di fronte un ottimo avversario che si conferma un autentico tabù. Peccato perchè tutti ci tenevano a tornare a Roma per giocare la finale di Coppa Italia, ma questa delusione non cancella certo l'immensa gioia per la conquista dello scudetto, quindi voltiamo pagina e prepariamoci a chiudere in bellezza la stagione con la doverosa festa di San Siro, perchè i campioni d'Italia siamo noi e non sarà una mancata qualificazione alla finale di Coppa Italia a rovinarci la festa.
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