Tre punti d'oro

Tre punti d'oroMilanNews.it
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domenica 30 gennaio 2011, 01:41Vista dalla Curva
di Davide Bin
Il Milan espugna il Cibali con gol di Robinho e Ibra, nonostante quaranta minuti di inferiorità numerica (espulsione di Van Bommel).

Il Milan torna da Catania con tre punti importantissimi per vari motivi: vincere al Cibali non è e non sarà facile anche per le altre squadre, farlo in inferiorità numerica per quaranta minuti è un merito in più e dimostrare ancora una volta di saper essere cinici e concreti è un messaggio chiaro per la concorrenza; andare a prendere questo Milan più forte dell'emergenza, dei problemi e delle difficoltà non sarà facile, almeno fino a quando i rossoneri saranno capaci di risolvere le situazioni più "incasinate" (tanto per richiamare la definizione di Allegri alla vigilia di questa partita). I rossoneri hanno giocato un primo tempo bruttino, hanno dato l'impressione di non trovare il bandolo di una matassa intricata, ma, siccome il calcio è strano e imprevedibile (ed è bello proprio per questo), hanno sbloccato, risolto e vinto la partita, proprio quando ciò sembrava diventato impossibile a causa dell'espulsione di Van Bommel, forse affrettata e severa, ma comunque provocata da un'ingenuità di un giocatore che dovrebbe essere esperto ed evitare entrate irruenti sapendo di essere già ammonito. Comunque l'episodio ha dato la scossa alla squadra, quindi è solo apparentemente negativo per questa partita; semmai lo è di più per la prossima, perchè Allegri perde, non solo l'olandese per l'automatica squalifica, ma anche Ambrosini per infortunio e torna in piena emergenza a centrocampo, proprio quando sembrava che qualche alternativa in più ci fosse, grazie anche agli innesti in rosa del mercato di gennaio.

Il mister rossonero è di parola: alla vigilia aveva detto che ogni tanto i giocatori devono recuperare (anche se per Ibra questo discorso non vale...) in un periodo intenso in cui si gioca ogni tre giorni e chi aveva letto in questa frase un avviso di esclusione per Pato, che aveva giocato bene a Genova ma aveva speso molto, ha fatto centro: il Papero va in panchina, Cassano va in campo con la "benedizione" di Ibra; alle loro spalle c'è Robinho in posizione di trequartista, mentre a centrocampo vengono confermati il giovane Merkel e l'esperto Van Bommel accanto al recuperato Ambrosini; solo panchina per Emanuelson, mentre Thiago Silva può tornare al centro della difesa accanto al sempre più positivo Yepes, con Antonini a sinistra e Bonera a destra a sostituire l'ultimo infortunato in ordine di tempo, ovvero Abate. Al Cibali c'è grande entusiasmo per l'arrivo della capolista e anche il settore ospiti è discretamente pieno, perchè a chi è arrivato dalla lontana Milano si aggiungono i tanti tifosi rossoneri sparsi per tutta la Sicilia, che hanno poche occasioni per vedere dal vivo i loro beniamini.

Nemmeno trenta secondi di partita e il Milan sfiora già il gol, con un tiro a giro di Robinho che Andujar para; sembra il preludio ad una partita scoppiettante, invece è solo un fuoco di paglia, perchè il Catania risponde subito con una conclusione di Capuano, ma poi la partita si spegne e diventa caotica e confusa, insomma incasinata come aveva profetizzato Allegri alla vigilia. Il Catania pressa molto e alto, di conseguenza il Milan perde palloni pericolosi al limite dell'area ma gli uomini di Simeone non li sfruttano a dovere; il ritmo è alto ma di occasioni se ne vedono poche e nemmeno troppo pericolose: un colpo di testa debole di Yepes, un tiro alto di Cassano al termine di una bella azione manovrata, un solo contropiede potenzialmente pericoloso e, nel finale di tempo, una bella palla servita da Ibra a Cassano che, però, non riesce a sfruttarla a dovere e a renderla pericolosa. Soprattutto nella seconda metà del tempo la partita è bloccata tatticamente e il Milan fatica a portare i suoi giocatori in zona tiro, perchè il Catania si chiude bene; in alcuni frangenti c'è grande confusione, con molti falli soprattutto a centrocampo che costringono Tagliavento ad estrarre qualche cartellino. Il più in difficoltà fra i rossoneri sembra il giovane Merkel, soprattutto dopo l'ammonizione (e rischia anche l'espulsione), ma nessuno spicca in bravura al termine di un primo tempo senza troppe emozioni e in cui il Milan ha sofferto l'aggressività del Catania.

All'inizio della ripresa Allegri sostituisce saggiamente Merkel e manda in campo Emanuelson, che ha ben impressionato a Genova; il Milan prova a ripartire con più convinzione e Cassano tenta di imbeccare Ibra ma la difesa del Catania è attenta. Arriva poi l'episodio che potrebbe decidere in negativo la partita dei rossoneri: Van Bommel, già ammonito, commette un fallo a metà campo e il fiscale arbitro Tagliavento (quello delle tre espulsioni di Inter-Sampdoria della scorsa stagione, tanto per capirci) estrae il secondo giallo per l'olandese e il conseguente rosso. Milan in dieci e forse qualcuno avrebbe dovuto avvertire Van Bommel che l'arbitro ha il cartellino facile e sarebbe stato meglio evitare falli banali a metà campo. Paradossalmente il Milan, invece di andare in sofferenza, trova nuove energie e motivazioni e, soprattutto, il gol del vantaggio: Ibra subisce fallo al limite dell'area, tira la conseguente punizione, la violenta sassata non viene trattenuta da Andujar, il più lesto ad avventarsi sul pallone e a sorprendere tutti è Robinho che segna il suo settimo gol in campionato. Subito dopo Allegri corre ai ripari e toglie Cassano per inserire Oddo, spostando Bonera al centro della difesa e Thiago Silva nuovamente a centrocampo; ovviamente il Milan deve abbassare il baricentro, chiudersi e prepararsi a soffrire, ma il Catania lo impensierisce solo con un tiro alto del nuovo entrato Ricchiuti. I veri grattacapi il Milan se li crea da solo, sotto forma di ulteriore infortunio che impoverisce sempre di più il centrocampo e aggiunge emergenza ad emergenza: si fa male Ambrosini e deve lasciare il campo, Allegri guarda la panchina, non vede altri centrocampisti se non il giovane Calvano e sceglie Jankulovski, schierato pochissimo in questa stagione. Insomma si raschia il fondo del barile per fronteggiare un'autentica ecatombe di giocatori, ma questo Milan è granitico e indistruttibile e non trema davanti alle difficoltà. Il Catania preme ma fa solo il solletico con un colpo di testa di Pesce e sono i rossoneri ad andare vicini al raddoppio con Ibra ed Emanuelson più che i rossoazzurri al pareggio e, infatti, nel finale arriva il gol del 2-0, con un traversone basso di Robinho per Ibrahimovic che non può sbagliare da posizione favorevolissima e chiude la partita. Il Catania prova comunque una reazione con un tiro di Morimoto smanacciato fuori da Abbiati, ma è ormai troppo tardi e l'ultima colossale occasione divorata da Pesce, che alza sopra la traversa un pallone a porta vuota, non crea nemmeno troppi brividi, perchè mancano solo pochi secondi al termine.

Vittoria importantissima, tre punti talmente preziosi che sembrano sei perchè, come avevo detto alla vigilia, i campionati si vincono anche e soprattutto sui campi delle cosiddette provinciali, dimostrando continuità di rendimento e riuscendo a far risultato in ogni modo, anche soffrendo e giocando male. La vittoria è meritata, perchè comunque le occasioni migliori le ha costruite il Milan pur in una sfida per lunghi tratti bloccata e senza emozioni, ma ad un certo punto sembrava che la situazione fosse compromessa e che sarebbe stato difficile riuscire a vincere; invece questo Milan è più forte di tutto e riesce ad uscire indenne da qualunque situazione. Galliani aveva stuzzicato Allegri dicendo che l'allenatore ora doveva pedalare perchè la bici (i rinforzi chiesti) gli era stata data e l'allenatore non ha fatto una piega e ha dimostrato di saper andare forte anche su strade tortuose e in salita, vincendo una tappa importante anche e soprattutto perchè resa complicata dall'emergenza. La strada è ancora lunga, le insidie sono ancora molte, i problemi aumentano invece di diminuire, ma questo Milan non molla, prosegue il cammino a velocità sostenuta e fa capire a tutti che non ha alcuna intenzione di frenare, perchè ha tanta voglia di trasformare in realtà un sogno chiamato scudetto e per il momento ciò è più forte delle avversità e di qualunque avversario.