Allegri e il linguaggio del corpo. In alto mare a Via del Mare. Il mercato gira anche intorno alla comunicazione

Allegri e il linguaggio del corpo. In alto mare a Via del Mare. Il mercato gira anche intorno alla comunicazioneMilanNews.it
Oggi alle 00:00Editoriale
di Luca Serafini

E' bravo, Allegri. Dal primo giorno del ritorno a Milanello mantiene un profilo basso, parla in maniera diplomatica, non tradisce tensioni, preoccupazioni. Sono la sua dialettica toscana e il linguaggio del corpo a dare un'idea dello stato d'animo. Un paio di esempi dalla conferenza stampa di vigilia della partita di Lecce.

Domanda: come lo vedi Gimenez? Risposta: è l'unica punta che abbiamo.
Domanda: cosa ti aspetti dagli ultimi giorni di mercato? Risposta: con la società ho parlato di caratteristiche dei giocatori  e delle cose che si possono fare. Se arriveranno giocatori con caratteristiche diverse, in qualche modo faremo...

"In qualche modo faremo". Basta questo. Essere aziendalisti non significa essere proni, ma adattarsi. Tutto il mondo del lavoro sotto alla dirigenza è aziendalista: chi non lo è, si dimette e se ne va. Le rivoluzioni non si fanno nei corridoi o alle macchinette del caffè, quelle sono prerogative dei film americani. 

Con questa dirigenza, con questa società, non c'è spazio per deragliamenti. Ha detto ancora Allegri in conferenza stampa: "E' la società che fa il mercato e non dobbiamo scordarci che l'input che mi è stato dato e che è sempre stato dato, è quello di dover coniugare la parte economica con quella sportiva per rendere la società sostenibile".

Si parla molto del comprare a 20 per rivendere a 40, l'ho fatto anche io. Poi però metti in conto i 40 abbondanti spesi per Nkunku, i 70 per Jashari (in bocca al lupo...) e Gimenez. Senza gli introiti della Champions, bisogna fare con le cessioni (anche se Furlani lo aveva negato a DAZN): Reijnders, Theo, Thiaw e tutti gli altri hanno portato un bel gruzzolo nelle tasche. Non tornano i conti delle aspettative, tornano quelli di cassa.

La differenza rispetto agli acquisti la fa, come sempre, la comunicazione. Maldini non parlava con i giornalisti, Massara un pochino. Così saltavano fuori dal nulla, dopo mille narrazioni di giornali (e procuratori...), Brahim Diaz, Theo, Saelemakers, Leao, Maignan eccetera. Oggi invece la ridda di nomi - in tutti ruoli - inseguiti è vera, nella maggior parte dei casi. Quindi il disorientamento, specie relativo al o ai centravanti, è totale. Vlahovic, Dovbik, Boniface, Harder, Nkunku che centravanti non è... Si fa fatica a capire, ancor di più a commentare.

Non resta che aspettare la fatidica chiusura del mercato e capire che squadra, che rosa avrà Allegri. Manca ancora un centrale difensivo, l'infortunio di Jashari costringe a reperire un altro centrocampista (specie se Musah verrà ceduto). Ogni valutazione è rinviata, ma incombe la partita di Lecce che sarà complicata, sia per le assenze e la provvisorietà della formazione iniziale, sia per il modo di giocare della squadra salentina che ha iniziato bene a Genova e che davanti al suo pubblico è stata spesso un ostacolo difficile per i rossoneri, basti ricordare la gara dell'anno scorso.

Il Milan sbarca in Salento in alto mare: la tenacia, l'istinto di sopravvivenza, il coraggio qualche volta danno ai naufraghi una possibilità di salvezza. La situazione non è ancora così drastica, per fortuna, ma serve toccare terra alla svelta uscendo dai flutti di questi giorni. La tifoseria resta spaccata, esasperata, divisa. Solo i risultati possono sistemare le cose e, per quanto appaia difficile in questo momento, bisogna crederci. Allenatore e giocatori per primi.