Anche la società deve incidere sulla testa del Milan. L’involuzione di Calabria è un caso da esaminare. Meglio non illudersi per gennaio: non arriverà Nembo Kid
Proviamo a riflettere sui motivi che hanno portato Giampaolo a finire fuori pista dopo 7 turni per capire quello che sta accadendo oggi a Stefano Pioli che ne ha ereditato la responsabilità. Maldini e Boban, per loro stessa ammissione, hanno sostenuto che cambiare tecnico così velocemente ha una sola chiave di lettura: coltivare la speranza che la squadra, ritoccata da Pioli, potesse mettersi in marcia verso il quarto posto. All’Olimpico si è capito che si è trattato di un altro calcolo sbagliato. Quali sono state le colpe di Giampaolo: 1) puntare tutto su Suso all’inizio; 2) bombardare il gruppo con disegni, teorie, schemi; 3) partire con un sistema di gioco e cambiarlo al primo rovescio (dopo Udine). Quali sono stati invece i dissidi emersi tra Giampaolo e Boban più Maldini? Hanno riguardato soprattutto l’utilizzo dei nuovi esponenti del mercato. Bene: le prove di Lecce e Roma hanno forse dimostrato che non c’è una così clamorosa differenza tra gli uni e gli altri. Non solo. E che continuare a inserire piccoli ma sostanziali cambiamenti (Paquetà al posto di Suso con lo spagnolo accentrato) può solo complicare la vita a una squadra che non ha leader (nemmeno Biglia purtroppo lo è), non ha campioni di razza e continua a commettere errori su errori spiegabili non solo con la giovanissima età media.
Basta un nome su tutti per capire l’involuzione avvenuta: Calabria. A Genova combina quel pasticciaccio brutto che per poco non consente al Genoa di pareggiare nel finale. Appena entrato all’Olimpico regala la palla che diventa assist per Zaniolo e per il 2 a 1 romanista. Cosa gli è successo? Tento una spiegazione: la mancanza di concorrenza gli ha tolto un po’ di concentrazione, la scelta di preferirgli Conti a Roma dopo lo sciagurato rigore procurato col Lecce, gli ha tolto sicurezze. Giovedì sera, finita la partita con la Spal, capiremo tutti insieme se ci sono le condizioni minime per tirare fuori il Milan dalle secche di una condizione deprimente. Di sicuro non è cambiando continuamente protagonisti –oggi Leao e domani Piatek, poi Leao ancora e Piatek se delude il primo, esempio didascalico- che si possono guadagnare punti e posizioni fino a raggiungere una classifica meno preoccupante. Già perché qualche pessimista di professione ha colto inquietanti analogie con la famosa stagione del Milan di Farina, con Radice allenatore poi sostituito da Galbiati. Un esponente di quella dolorosa esperienza ha dichiarato di recente: “Noi ragionavamo così: dopo ogni sconfitta o pareggio, ci dicevamo, niente paura, ci rifaremo domenica prossima”. Ecco cosa deve evitare il Milan di oggi e delle prossime tre sfide con Lazio, Juventus e Napoli: quello di pensare che non serve prendersela più di tanto, tanto siamo il Milan, e ci tireremo prima o poi fuori dalla sabbie mobili. Pioli sta facendo il suo, forse deve fare il suo anche la società non soltanto presidiando Milanello durante gli allenamenti ma cominciando a parlare con tutti i componenti della rosa per capire se oltre agli errori evidenti, al modesto tasso tecnico, ci sono anche superficialità e presunzione da combattere. Inutile illudersi che a gennaio possa arrivare Nembo Kid a risolvere ogni problema.
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