Ancora più ombre che luci: serve carattere. Ibra a Sanremo cancella Draghi. I conti per aria del Fondo Elliott

26.02.2021 18:23 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Ancora più ombre che luci: serve carattere. Ibra a Sanremo cancella Draghi. I conti per aria del Fondo Elliott

Ancora in 11 contro 10 nel finale come all’andata, ancora in vantaggio su rigore netto, il Milan soffre, rischia, gioca male anche nel ritorno della sfida con la Stella Rossa. Squadra che ha perso smalto, identità, autostima ed entusiasmo. Fatica a ritrovare anche solo il minimo sindacale della bella realtà che ha rappresentato per un anno. Difficile analizzare testa e condizione dei rossoneri, difficile capire quanto e cosa serva esattamente per uscire da questo empasse. Certamente una vittoria, che manca da 4 partite tra coppa e campionato, certamente una prestazione convincente e rasserenante. 

Oggi la situazione non sembra dare appigli per una pur minima fiducia. Tutto è involuto. Esistono questi momenti di blackout, li passano spesso anche squadre più grandi del Milan attuale: attraverso la coesione, la fiducia, una convinzione e un’abnegazione diverse. Continuo a pensare che non possa essersi dissolto tutto in maniera definitiva: la nottata passerà. Bisogna rimettere insieme forza fisica e psicologica: serve carattere. Soprattutto quello. 

Provo ora a strapparvi un sorriso. Al netto del fatto che in questo momento serviva unità totale, quello che è fatto è fatto in tempi non sospetti, ma il Milan è molto irritato con Zlatan Ibrahimovic, dicono che Paolo Maldini abbia un Diavolo (maiuscolo) per capello nonostante non li porti più lunghi come quando giocava. A Casa Milan si domandano giustamente perché Ibra abbia scelto di andare a Sanremo, sapendo perfettamente di non avere nessuna possibilità di vittoria? Non è da lui, ne va dell’immagine sua e del club. E fa niente se quella fetta del vasto pubblico del Festival che non segue il calcio, lo conoscerà sotto una veste diversa dal solito. Fa niente se si allenerà seriamente e scrupolosamente come fa da 25 anni e non salterà nemmeno una partita (e vorrei ben vedere), fa niente se sa gestirsi come pochi professionisti al mondo. Perché va sul palco sapendo benissimo che perderà? Oltretutto, il resto del gruppo a Milanello non sopporta questo privilegio: Bennacer infatti aveva pronto da tempo un famoso Charleston degli anni Venti, Hauge e Saelemakers una cover degli Abba, Meitè aveva proposto a Kessie e Leao di portare “Going back to my roots”, Donnarumma Calhanoglu e Romagnoli volevano fare una band mista con Barella e Bastoni per un remake dei Ricchi e poveri. Pare che Hernandez e Castillejo provassero da mesi “Jobi joba”. Niente da fare. Lo svedese sì, in Riviera, e i suoi compagni no, a Milanello. Scoppia un casino nello spogliatoio. Amadeus la pagherà cara. 

Per di più Gigio, Hakan e il capitano sono stato stoppati dall’ennesima inchiesta sui conti del Milan; inchiesta che avrebbe resa inopportuna una loro partecipazione al Festival con il nome di quel vecchio, indimenticabile gruppo, i Ricchi e poveri appunto. Infatti è stata smascherata la realtà: l’Inter non paga gli stipendi (e nemmeno sanzioni, perché non le vengono applicate contrariamente ad altri club di categorie inferiori), ma quelli al collasso sono i Singer, Elliott, la proprietà rossonera. Hanno acquistato, sì, Casa Milan per 42 milioni, ma hanno debiti enormi, spaventosi, colossali. Stanno progettando lo stadio nuovo di Milano (speriamo per conto loro, a questo punto), ma sono alla frutta. Eppure partecipano all’Europa League. 

Dopo i sondaggi sui rigori, quelli su Pioli in bilico (prima ancora del derby, strano non sia stato poi esonerato), le prime pagine di giornali e Tg che con Ibra al Festival hanno oscurato Draghi, le coppe europee, i corsi di italiano truccati, ora finalmente un bel reportage sul buco di gestione nel calcio del primo Fondo attivo del mondo. Seguito dal bel problema dei rientri di Caldara, Conti e Laxalt a fine stagione (!) quando il Milan è l’unico club ad aver saputo fare un buon mercato in uscita anche sotto pandemia. E a febbraio dovrebbe invece dare prurito l’incubo dei fine prestiti a giugno (!).

I Singer (che distribuiscono utili ai sottoscrittori da decenni) sono esplosi, non ne possono più: hanno alzato la cornetta furiosi chiamando gli autori di questi scoop per chiedere consigli su come fare, perché loro proprio non sembrano essere capaci di gestire il calcio, il Milan. I ragazzotti del web invece sì.