Avanti con Mihajlovic, che deve abbattere anche la maledizione del 12 gennaio...
Ancora carbone, tanto carbone! Come un anno fa. Nulla è cambiato, anzi sì. Rispetto alla sconfitta contro il Sassuolo, un allenatore nuovo e in campo solo quattro giocatori, dal primo minuto, rispetto al 6 gennaio 2015, Alex, De Sciglio, Montolivo e Bonaventura. Eppure sembra di rivedere lo stesso Milan a dimostrazione che sembra ci sia qualcosa di più profondo degli errori, pur sesquipedali, di Cerci che non chiude lo splendido assist di Niang, per poi non coprire la fascia destra, in occasione del gol di Giaccherini. Fascia priva della presenza di Abate, reduce da una azione offensiva. Sembra un esoterismo, ma tutto come ho già ricordato in queste pagine, nasce forse da quel 12 gennaio 2012.
Cito, ancora una volta, Ernest Hemingway: ”Oggi non è un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno, dipende da quello che farai oggi“. Sembra proprio che il grande scrittore si riferisca a quel giovedì di quattro anni fa. Lo ricordano tutti. E’ quel maledetto pomeriggio, quando il Club milanista decide di non acquistare Tevez ,ormai una trattativa che pareva conclusa. Il Milan perde un campionato già vinto, certo soprattutto per l’errore della terna in occasione della rete di Muntari non vista. Sono però i primi sintomi del misterioso malessere che ancora avvolge il Club. I rossoneri hanno un rimbalzo nei cinque mesi che regalano i preliminari di Champions League, ultimo urlo di vecchio, grande Milan. Sulla panchina si succedono poi quattro allenatori, ma i Ragazzi non riescono più a ritornare protagonisti in Italia e dunque anche in Europa.
Cambiare Mihajlovic ,dopo l’ennesima delusione, dopo un altro pomeriggio triste e amaro? Triste e amaro sul piano del risultato . Le statistiche infatti parlano di otto occasioni limpide per i Sinisiani. La stagione pare compromessa sia in chiave Scudetto che in chiave Champions League, ma i rossoneri possono ancora conquistare un posto in Europa League e soprattutto possono battere Carpi ,Alessandria o La Spezia per approdare alla finale di Coppa Italia, un traguardo abbordabile, mai raggiunto nelle ultime 13 stagioni. Apro una parentesi. Respingo al mittente gli eventuali sorrisi ironici sul verbo da me usato “PARE compromessa”, perché il calcio non regala mai verdetti definitivi soprattutto a cinque mesi dalla chiusura della stagione ! Il cambio del tecnico non porterebbe alcun beneficio ,perché la squadra, già in pessime condizioni morali, subirebbe solo un ulteriore choc nel mese più delicato della stagione, quasi alla vigilia della partita contro il Carpi.
Sulla carta un avversario inferiore sul piano della caratura tecnica ,sul piano della esperienza, ma oggi l’effetto San Siro sta diventando un trauma per i giocatori rossoneri. Serve una mano ferma per guidarli in un mare che sembra quello che fu Scilla e Cariddi per Ulisse. Il nostro capitano Achab non può essere che Sinisa Mihajlovic. Poi, a fine stagione, i dirigenti esamineranno la stagione milanista dell’allenatore serbo. Solo allora trarranno le conclusioni e prenderanno le loro decisioni. Io intanto aspetto anche Mario Balotelli. E’ il giocatore più forte della rosa rossonera, è il giocatore che davanti al portiere sbaglia raramente. Spero che “Mission Impossible“ non tradisca questa mia fiducia nei suoi confronti, come spero che la Società agisca con saggezza. Avanti con Mihajlovic fino alla fine della stagione ,con l ‘augurio che i misteriosi effetti di quel lontano 12 gennaio 2012 finalmente scompaiano dalla vita del Milan e quindi anche dalla nostra.
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