Cesare Maldini e le luci che si sono spente

Cesare Maldini e le luci che si sono spenteMilanNews.it
© foto di Federico De Luca
venerdì 8 aprile 2016, 00:00Editoriale
di Luca Serafini

Abbiamo alle spalle un'altra settimana triste, difficile. Con grande classe Bergamo ha salutato Cesare Maldini accomunandolo a Cruijff, uomini con uno stile che va estinguendosi, dove stile sta per valori, educazione, lealtà. L'affetto dimostrato alla famiglia Maldini da tutto il mondo sportivo, come testimoniato dalla toccante lettera di Paolo, riassume la capacità di recepire i messaggi lasciati in eredità da un professionista esemplare e un padre di famiglia unico. La descrizione storica dei campioni che nei decenni hanno vestito e onorato la maglia del Milan e quella delle proprie Nazionali.

Gli ultimi giorni, dicevamo, hanno purtroppo scaraventato in faccia a tutti i rossoneri, una volta di più, quali cambiamenti epocali siano avvenuti in società, nello spogliatoio e in campo in questa fase decadente di questi gloriosi colori. Un allenatore avvilito e confuso. Una squadra senza gioco, senza nerbo, senza idee, senza campioni consacrati. Una dirigenza che non si arrende al tempo che passa, parlando ancora come se la grandeur non fosse mai finita, convincendosi che tutto sia come una volta, nulla sia cambiato. Per questo si chiedono con stupore come mai il Milan di Honda e Balotelli non ripeta le gesta di Gullit e Van Basten. Poi invece accusano noi di voltarci indietro, di fare paragoni che non hanno più senso. Difficile capirci qualcosa. Molto difficile.

Oggi l'argomento di attualità è tornato ad essere quello dell'allenatore, vittima sacrificale di errori, superficialità nella programmazione e assoluta mancanza di autocritica. Oggi l'argomento di attualità è l'opportunità del ritiro, come se in 7 giorni di potesse imparare a onorare una maglia. Con in più le patetiche osservazioni della moglie del portiere di riserva. Siamo qui ad aspettare che dopo l'ultimo disperato tentativo di recuperare dignità, uscendo da tunnel per sfidare la Juventus, i rossoneri in ritiro abbiano imparato a saltare l'uomo, a dribblare, a crossare, a sudare, a lottare, a tirare in porta... Semplicemente, a giocare a pallone. Chissà, magari per una volta in soli 90' potremo rivivere anche noi una di quelle favole che si raccontano ad Arcore in un pranzo tra amici, o una di quelle che il portiere di riserva racconta a sua figlia prima di andare a dormire. Anzi, prima di tornare a dormire.