Chiudete a chiave San Siro. Dio (della stampa) benedica Ibra. La danza immobile di Gigio e Calha

16.04.2021 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Chiudete a chiave San Siro. Dio (della stampa) benedica Ibra. La danza immobile di Gigio e Calha
MilanNews.it

La differenza di rendimento tra le partite in casa e in trasferta dei rossoneri è abissale in questa stagione, considerando anche l'Europa League dove la squadra di Pioli è stata eliminata da imbattuta nelle gare fuori casa. Non c'è pubblico e quindi cambia poco, dicono gli esperti, ma i dubbiosi come me non ci credono. Anzitutto, l'atteggiamento delle squadre in casa propria è assai diversi rispetto a quando viaggiano, soprattutto dalle mezza classifica in giù. In secondo luogo, le statistiche possono ingannare ma i grandi numeri un significato ce l'hanno, sempre. In queste settimane è capitato più volte che incalzassi Stefano Pioli sul tema, che è oggetto di studio e ricerca da parte sua e del suo staff. Penso empiricamente che a San Siro qualche volta è andata storta (Roma, Verona, Parma), contro 3 big il Milan si sia presentato in condizioni pessime con assenze numerose e pesanti (Atalanta, Juventus e Inter) e infine abbia clamorosamente fallito l'atteggiamento come contro Udinese, Napoli e in particolare Sampdoria. Totale: mancano la bellezza di almeno 9 punti limitandoci alle prime e alle ultime partite citate, lasciando perdere quelle con le grandi. 

In trasferta è capitato solo a La Spezia di non entrare in campo con la testa e con le gambe, mentre solo il derby di andata e la gara di Udinese sono state un po' "sporche" nel senso che i nerazzurri nella ripresa furono superiori e si mangiarono almeno 2 gol clamorosi, mentre a Udine per una dabbenaggine difensiva e una cattiva gestione del vantaggio stava finendo in pareggio, ma la risolse Ibra con una magia delle sue. E' l'unica chiave di lettura che sono riuscito a dare in questa analisi, arrivando alla conclusione che si debba necessariamente, assolutamente, tassativamente cambiare registro nelle partite casalinghe che restano. Iniziando dal Genoa.

Sono molti i direttori, capiredattori e responsabili che danzano e brindano ad ogni pagliuzza che si porta il vento con le iniziali di Zlatan Ibrahimovic. Questa settimana, per esempio, più di una pagliuzza ha consentito loro di sorvolare serenamente sull'inaccettabile motivazione del giudice sportivo dopo la fantasiosa espulsione di Parma, ma gli ha invece permesso di di: 1) inventarsi un altro sondaggio dopo quello sui molti rigori ("Secondo voi Ibrahimovic ne sta combinando un po' troppe?", meraviglioso giornalismo d'avanguardia); 2) cavalcare la stampa svedese che in Nazionale non lo vuole più nemmeno su un poster, con la storia della partecipazione a una società maltese (!) che si occupa di scommesse internazionali, motivo per cui l'Uefa medita di multarlo, squalificarlo, radiarlo, sgonfiargli le gomme dell'auto; 3) inventarsi l'apertura forzata di un ristorante chiuso in zona rossa per libagioni illegali, trascurando deliberatamente fatti, testimonianze e filmati che dicono altro. 

Ma scusate: tra Gasperini che fa la rissa con un incaricato dell'antidoping, società che non pagano stipendi e cartellini ma rinnovano a tutti (evidentemente sulla parola...) con rapidità e lungimiranza, Ronaldo che a fine partita (vinta) scaglia la maglietta (perché lui non ha segnato e si è mangiato un paio di gol) al povero raccattapalle che si becca pure una multa (vi era sfuggito?), Rovella (chi?) valutato 20 milioni anche se è in scadenza, Lotito che fa giocare i positivi, Dazn che compra i diritti e poi la partita si inceppa, la più grande università corrotta per far promuovere Suarez, non vi pare che Ibrahimovic faccia sempre, comunque, ovviamente più notizia? Meriti assolutamente prime pagine e il più ampio spazio?

Come la danza immobile sul rinnovo di Donnarumma (destinato alla Juve senza una lira o all'emirato del PSG, non importa) che riempie pagine, tg e talkshow. Ribadisco che se ne parlerà a fine campionato, il resto è bar. Ci sono condizioni oltre le quali il Milan non vuole andare avendo fatto il massimo sforzo, con lui e con Calhanoglu: sta loro accettare. Rimango ottimista, ora magari moderatamente e non più troppo baldanzoso come in questi mesi perché ho colpevolmente sottovalutato un aspetto: il cuore e la maglia sono senz'altro in cima agli affetti dei giocatori fino a prova contraria, ma il cervello e il portafoglio sono ben saldi su quella dei procuratori. La società Milan lo ha sempre saputo, io ho sempre pensato per invece che si potesse fare un cocktail tra le parti. 

Ma in questa fase storica manca un ingrediente, come fosse ghiaccio o selz: il buonsenso. E quando in ballo c'è questa parola, starò sempre e comunque con Paolo Maldini. Sappiatelo.