Conte, i veri juventini non hanno gradito. Guarin, anche un aereo perso è un segnale. Is Arenas, il bubbone prima o poi...Ciao Claudio, ciao

Conte, i veri juventini non hanno gradito. Guarin, anche un aereo perso è un segnale. Is Arenas, il bubbone prima o poi...Ciao Claudio, ciao
sabato 30 marzo 2013, 00:00Editoriale
di Mauro Suma

Antonio Conte aveva fatto della juventinità la sua bandiera. E lo aveva fatto in un momento cruciale della storia bianconera, in una fase storica in cui la gente juventina si è guardata dentro e ha rafforzato la propria fede. Sotto i colpi di 2 scudetti persi (la più grande sanzione mai inflitta ad una Società di calcio in tutto il mondo), il gobbo aveva scoperto la sofferenza, i settimi posti, l'ingresso in un tunnel senza uscita. Tutto era culminato in quell'estate del 2011 in cui la Federcalcio aveva deciso di essere pilatesca e di lasciare uno di quei due scudetti sulla maglia della grande rivale. Una pena afflittiva, un affronto impossibile da digerire. In tutto questo marasma ideologico, era apparso Antonio Conte. Bello, fiero, determinato, con la scimitarra della fede bianconera brandita con amore e con decisione. I proclami, le vittorie, sapete tutto. Fino a ieri. Il giorno prima di quello che, senza alcun tipo di base storica ma solo per sfottere me, viene definito un derby del Paese, proprio l'eroe senza macchia e senza paura (così viene vissuto Antonio dai suoi tifosi) ammette candidamente che se allenasse l'Inter ne sarebbe il primo tifoso. La mia prima reazione, ma penso anche quella di molti osservatori non juventini, è stata di dispiacere per la gente bianconera. No, a loro lui una cosa così non la può dire. Gli juventini più scafati capiscono: è un professionista e vuole tenersi le porte tutte aperte. Va bene, ma c'è modo e modo. E soprattutto diamo tempo al tempo. Infatti gli stessi juventini ammettono: poteva evitare. Guardate Roberto Mancini. Allenava l'Inter da tifoso, con la sciarpa nerazzurra al collo. Oggi, cinque anni dopo, con tante dichiarazioni ecumeniche e trasversali, non è più connotato solo come interista e può allenare qualsiasi squadra italiana. Ma questo accade alla fine di un cammino. Non è stato lui a cambiare il corso della propria storia e del proprio rapporto con la tifoseria d'origine, con una dichiarazione che può apparire a chi ama la Juventus francamente brutale. Da ieri credo che sia cambiato il rapporto fra la gente bianconera e il suo Antonio Conte. Fino a ieri Antonio non si discute, si ama. Da oggi, in quanto professionista, Antonio lo si ama ma lo si giudica anche.

Cristian Zapata e Fredy Guarin giocano nella stessa Nazionale, quella colombiana. Uno è atterrato a Milano nel pomeriggio di giovedì, l'altro nella giornata di venerdì. Perché? Questione organizzativa, semplice disguido o questione di stimoli e di motivazione? Fredy Guarin è un grande centrocampista, uno dei migliori del Campionato italiano. Ma ultimamente le sue partite non sono all'altezza della situazione e ai nostri occhi di osservatori esterni i suoi rapporti con l'allenatore appaiono freddi e distaccati. Sostituzioni non vissute con gioia, saluti non dati. Che Guarin abbia staccato la spina? Un aereo mancato non è soltanto uno slot, è un segnale chiaro. A sé stessi e agli altri. Certo, la società deve curare anche questi dettagli e non lasciar passare nulla, ma un aereo e allenamenti persi prima di una partita chiave per il Campionato con quella che dovrebbe essere la partita più importante d'Italia è un segnale di distacco, di lontananza, di poca passione.

Questa cosa di Is Arenas al Milan non va giù. Che per alcune squadre la gara sul campo del Cagliari sia una trasferta tosta con tanto di stadio gremito, che per altre una gara in campo neutro e per altre una partita in casa giocata davanti ad un pubblico composto soprattutto da propri tifosi come accaduto a Parma o a Trieste, è francamente inaccettabile. Anche perché la ciliegia su questa torna indecifrabile è rappresentata dai tre punti conquistati a tavolino dalla Roma. E' un campionato che fa figli e figliastri, un campionato che non va bene. Infiltrato e alterato da decisioni dell'ordinamento non sportivo. E se questo accade vuol dire che l'ordinamento sportivo, la governance del calcio italiano, è assente e latitante sul tema. E' un grosso problema del Cagliari questo, ma che diventa un problema del calcio italiano. Sul Cagliari non c'è par condicio.

C'è un campionato a due velocità. Un torneo in cui il calendario della trasferta a Cagliari propone ad alcune squadre un livello di difficoltà e ad altre una asticella più bassa. Così non va bene e la classifica sportiva ne risente. Il Milan quel venerdì 8 Febbraio alle 19.00 ha accettato di cambiare la sede di gara da Torino a Cagliari rinunciando ad uno 0-3 a tavolino che ormai era scritto, ma per altre squadre Cagliari continua ad essere uno stadio in cui non giocare, in cui giocare a porte vuote o in cui vincere senza giocare. Non va bene e la questione non è chiusa.

Ciao Claudio, parlo e scrivo di calcio ma la testa e il cuore sono occupati. Ho perso un ragazzo sull'asfalto. Mi manca la fossettina del sorriso, mi manca il silenzio dopo il cazziatone. Quel piccolo vuoto che suonava più o meno così: parla, parla, tanto sai che poi ti passa. Saresti stato con me per sempre. Bene o male, ma per sempre. Io sono duro, e lo sai. Ma una parte di te mi voleva così, rompiballe ma di riferimento. Parlo spesso con il tuo papà, Franco. Mi fa piacere, mi mette di buon umore. Ormai non posso fare a meno di avere gli occhioni di un Lippi addosso, occhioni che mi rispettano ma che si aspettano cose all'altezza da me. Buona Pasqua, Claudio.