Fateci tornare a parlare di calcio

Fateci tornare a parlare di calcioMilanNews.it
© foto di Federico De Luca
venerdì 12 agosto 2016, 00:00Editoriale
di Luca Serafini

Un po' di Suso, un buon Niang, ombre per Bertolacci e Vergara. Non molto altro dal Trofeo Tim, complessivamente nemmeno così deprimente come l'esito finale lascerebbe intendere. Il fatto è che comunque la si giri, comunque la si alleni - qualcosina di Montella si è intravisto, qualcosina... -, questa rosa è scarsa, la qualità modestissima. Occorrono rinforzi in tutti i settori e a una sola settimana dall'inizio del campionato appare lecito avvertire brividi di paura lungo la schiena. Le questioni societarie sembrerebbero risolte, sia pure accompagnate da spifferi di dietrologia finanziaria e perplessità malcelate. Occorre muoversi alla svelta sul mercato, occorre migliorare quanto più possibile le possibilità di scelta del tecnico. E' fondamentale che chiunque metta i soldi adesso, capisca che il Milan è squadra da centroclassifica.

La difesa è passata da un surplus di centrali tutti di fattura discutibile, a una penuria inquietante. Abbondano i terzini in compenso. Del centrocampo sappiamo: ancora aggrappato al faticatore Kucka, ma sempre in attesa di un Montolivo decente. In prima linea Lapadula e Niang (ma a Sassuolo si è fatto male) potrebbero anche divertire e divertirsi, ma la convivenza con Bacca sembra complicata. Il tutto in attesa di collocare Bonaventura al posto giusto.

Mentre persino la FIGC accende spie di allarme su queste cessioni "strane" (cit.) di Inter e Milan, a una settimana dal campionato non si può non tornare a pensare al calcio giocato, al pallone, a schemi e uomini, argomenti che latitano da tempo in casa rossonera. Non c'è più tempo forse per il colpaccio in extremis, visto che non è bastato quello per Cuadrado che sarebbe stata una buona risorsa, una buona fonte di gioco, ma ne resta abbastanza per continuare a pensare (o illudersi) che dal mercato arrivi una mano a Montella e una ai tifosi. I quali dividono insieme l'obbligo di crederci, a prescindere. Come chi ha fede.