Galliani strigli se stesso
La settimana rossonera rattristata dalla partita di Genova, è iniziata con Galliani che va a Milanello per fare una sfuriata alla squadra. In una qualsiasi azienda normale, la dirigenza chiama il responsabile e chiede conto direttamente a lui e solo a lui dell’attività di gruppo. Il responsabile a sua volta si rivolge alle maestranze, con i suoi modi e i suoi toni, per aver di conto del loro rendimento secondo le sue direttive. Al Milan non è mai stato così, Berlusconi ha sempre parlato anche da allenatore, ma non risulta che in 30 anni sia mai andato negli spogliatoi a strigliare la squadra, semmai a complimentarsi (bei tempi…) o a spronarla. Galliani no. Galliani scavalca Ancelotti, Leonardo, Allegri, Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic e va lui a strigliare la “squadra” che ha “costruito”. A strigliare l’armata che ha messo in piedi lui. Non è singolare? Non potendosi strigliare da solo, per i soldi che non ha speso in questi anni o per quelli sperperati per portare a casa mezze figure di ogni tipo, perlopiù passando attraverso amici fidati come Lotito, Preziosi, Cellino & C., striglia la squadra. Mettendo in minoranza il suo stesso allenatore. Ma Galliani chi lo striglia?
Anche Mihajlovic dovrebbe strigliarsi da solo. Il Milan sta riuscendo a fare peggio di un anno fa. Se volete lasciamo perdere i risultati, si può vincere e si può perdere per molti episodi e molte casualità (lo dimostra in parte l’Inter stessa in testa alla classifica…), ma le prestazioni sono imbarazzanti né più né meno che in queste ultime stagioni, fatta salva la parentesi Seedorf. Senza idee, senza cattiveria, senza nerbo, senza organizzazione, senza schemi. Solo due primi tempi decenti, uno nel derby perso e uno a Udine dove a momenti riusciva l’impresa di passare da 0-3 a 3-3. L’allenatore si dia una regolata a sua volta. A ottobre c’è ancora un Milan senza identità né spina dorsale, senza titolari fissi a centrocampo – in particolare – e in difesa, con un trequartista fluttuante il quale spesso costringe a giocare in 10.
La settimana è proseguita con il vertice con Mr.Bee. I “forse” e i “probabilmente” si sprecano nelle dichiarazioni e persino nei comunicati ufficiali, fatto sta che per la parte sportiva è ormai appurata l’inconsistenza della partecipazione orientale: qui si parla di business da esportazione. Niente di male, purché abbia riflessi sul futuro di una squadra ancora una volta raffazzonata. Berlusconi e Bee facciano pure i propri affari sfruttando il marchio e il marketing del Milan, ma trovino alla svelta qualcuno che in sede torni a occuparsi anche di calcio.

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