Gandini: cosa è successo. Mercato: più Gennaio che Luglio. Caldara: ci siamo
Umberto Gandini non ha rifiutato il Milan. Lo ha voluto e sognato fortemente e non ha fatto nessun passo indietro. Più semplicemente e meno drammaticamente, non c'erano le condizioni. E' stato un momento di estrema sensibilità da parte di Ivan Gazidis, mettere a fuoco che non sarebbe stato possibile per l'organigramma del Milan relegare ad AD numero 2 un dirigente che si sentiva legittimamente pronto a rivestire i panni del numero 1 e che di fatto, soprattutto per amore del Club, sarebbe stato disponibile ad essere un 1,5. I rapporti umani e professionali fra Gazidis e Gandini, a sua volta lucidissimo nel tirare le fila di una vicenda che afferiva direttamente i suoi sentimenti, sono in salvo, ma anche questo epilogo è la conferma del forte impegno di Elliott nel solido progetto 3-5 anni chiamato Milan. Saranno il presidente Paolo Scaroni, da sempre uomo di fiducia di Elliott nella transizione rossonera, e lo stesso Ivan Gazidis, scelta forte e convinta di Gordon Singer, ad organizzare il Milan. Come confermano altri fatti: al posto di Valentina Montanari non entra nel Milan una figura esterna dal mercato ma ne ha assorbito le funzioni Gianluca D'Avanzo, consigliere d'amministrazione di riferimento Elliott. Così come al fondo statunitense è da ricondurre la scelta di rimborsare i bond emessi sulla Borsa di Vienna all’epoca della vecchia proprietà, che sarebbero scaduti a ottobre e che rendono il Milan privo di debiti. Zero debiti, più fiducia e più solidità finanziaria. Ecco perchè non è la notizia di un alieno l’accordo con Unicredit sul factoring dei diritti tv per circa 100 milioni di euro, un accordo che sarebbe stato raggiunto già da qualche settimana. Gazidis, i bond, Unicredit, Paquetà. E la conferma che un gigante come Elliott cercava un dirigente come Gandini per le sue qualità e il suo curricula, non certo come salvacondotto agli occhi dell'Uefa. Questi cinque sono tutti segnali. Tutti forti. Tutti rivolti a chi immagina cataclismi e invasioni di cavallette proprio da parte dell'Uefa.
Il Milan è in Europa League, con la sua rosa e con i suoi punti di forza. Per la violazione del Fair play finanziario 2014-2017 appaiono dunque nell'ordine delle cose delle sanzioni che possono a questo punto essere solo economiche. Saranno compatibili con un Voluntary agreement dal 2018 in poi? Elliott avrà argomenti fortissimi per dimostrare di non essere un fondo sliding doors ma una proprietà con un progetto, un piano d'attuazione e una visione per il futuro. Elliott sta restituendo il Milan al calcio europeo. Che l'Uefa organizza e commercializza. La risposta alla nostra domanda potrebbe arrivare tra febbraio e marzo del 2019. In quel momento, per la violazione del Fpf 2018, le vie percorribili potrebbero essere solo due: voluntary o settlement. Ecco perchè gennaio diventa una sessione di mercato nella quale continuare a strutturare al meglio la squadra, per poi gestire i mesi centrali del 2019 in linea con le direttive e gli interventi Uefa. E fra questi mesi, il più centrale di tutti sarà giugno. Come ben ricordiamo, a giugno 2018 il Milan era così paralizzato, da non avere nemmeno la lucidità per fare cessioni, per erigere un minimo di diga rispetto alle sanzioni. Entro il 30 giugno 2019, invece dovrà esserci un altro passo. Un altro approccio. Cedere entro il 30/6 diventerà, come altre società italiane ben sanno, un must indissolubile per poi poter stilare una rosa europea (questo ce lo auguriamo da tifosi) in linea con i dettami di Nyon. Che Andrè Silva continui dunque a segnare a Siviglia e che il Milan continui ad alzare la propria asticella come ha fatto con Paquetà (e come farà con altri a gennaio?) per avere uno standing sempre più elevato anche sul mercato delle cessioni. E' questo il meccanismo che renderà quello con l'Uefa un dialogo, rigoroso e chiaro ma anche disteso e pianificato, e non il saliscendi di una mannaia. Come invece purtroppo avveniva ai tempi in cui le commissioni europee si arrabbiavano, particolari che giornalisticamente stiamo apprendendo adesso, non appena il Milan finiva di parlare nelle sue audizioni.
Caldara sta meglio. L'attacco iniziale di pubalgia sta scemando e il ragazzo sta seguendo un proprio programma di lavoro differenziato basato sulla corsa. Convocazione e panchina per il derby? E' una possibilità. Ma anche un obiettivo. Che Gattuso, lo staff e Caldara si sono dati, nella speranza di poterlo centrare. Non si forza e non si rischia nulla. Tutto chiaro e tutto giusto. Ma Caldara non è un dettaglio. Se Musacchio è un ottimo professionista, sempre pronto alla bisogna e perfettamente in grado di fare i suoi movimenti e le sue partite, Caldara resta qualcosa di diverso. Caldara è un progetto, il suo riferimento è l'identità. Dalla qualità di Mattia e dalla sua intesa con Romagnoli, passa larga parte del profilo che potrà avere il Milan nei prossimi anni. Caldara fa gruppo, fa squadra, si spende, si mette in gioco, è utile anche in zona-gol. Cosa che scriviamo ben sapendo che nel 18 dei 19 gol in gare ufficiali in questo scorcio iniziale di stagione (Milan TV dixit) sono stati segnati su azione. Bene, il Milan gioca a pallone e il modo in cui fa gol lo dimostra. Ma nel calcio esistono anche i gol da calcio d'angolo, da calcio piazzato e simili. Ed è qui che, oltretutto, Caldara potrà fare quei gol che gli daranno fiducia, che lo accrediteranno presso media e tifosi e quindi di cucirsi addosso la difesa e la squadra. Come era accaduto a Bergamo, squadra tosta e seria, negli ultimi anni. E che sarebbe accaduto puntualmente anche alla Juventus, nonostante la solita operazione candeggio, di diminutio del giocatore, iniziata già lo scorso 1' agosto mentre il ragazzo era in volo da Atlanta verso Milano.

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