Gattuso aveva fatto bene a dimettersi perché non c’era un progetto di crescita. Maldini rivela le divergenze di vedute con la proprietà

Gattuso aveva fatto bene a dimettersi perché non c’era un progetto di crescita. Maldini rivela le divergenze di vedute con la proprietàMilanNews.it
martedì 29 ottobre 2019, 00:00Editoriale
di Alberto Cerruti

Per la serie “chi l’avrebbe mai detto?”, l’Atalanta è a tre punti dalla capolista Juventus, mentre il Milan è a tre punti dalla Spal e dal Brescia che oggi scenderebbero in B insieme con la Sampdoria. Male in classifica, malissimo nei conti visto che l’ultimo bilancio si è chiuso con un “rosso” di 146 milioni, record assoluto nella sua storia, si può dire che il Milan ha toccato il fondo. Con la f minuscola o con maiuscola del Fondo Elliott, poco importa. La realtà è sotto gli occhi di tutti e ciò che è peggio senza alibi. Il Milan, infatti, non può lamentarsi per gravi torti arbitrali, non ha subito gravi infortuni tra i giocatori più importanti, si è rinforzato nel mercato estivo secondo la comune valutazione di Boban e Maldini, ha scelto un allenatore considerato da tutti un “maestro” di calcio e infine – particolare non trascurabile – rispetto all’Inter e alla Roma, contro cui ha perso subito dopo i loro impegni di coppa, ha il vantaggio di avere settimane libere per allenarsi, avendo patteggiato con l’Uefa la rinuncia a partecipare all’Europa League, per la gioia non dei tifosi ma del presidente Scaroni, pronto a sottolineare la soddisfazione di essersi tolto un “fardello dalle spalle”.

Da Giampaolo a Pioli non è cambiato nulla, un po’ perché Pioli ha commesso lo stesso errore di Giampaolo di dare fiducia a Biglia e di mettere ai margini Piatek, ma soprattutto perché la “rosa” dei giocatori, senza esperienza e senza leader, è stata sopravvalutata da tutti, con l’unica eccezione di Donnarumma, migliore in campo anche quando la squadra perde, che sarebbe un delitto vendere. E allora non basta discutere chi c’era già come Suso, o gli ultimi arrivati Duarte, Krunic, Rebic e Bennacer, che non giocano con Pioli come non giocavano con Giampaolo. Le responsabilità, infatti, sono anche di chi ha fatto queste scelte. E siccome non si può sempre tornare indietro a Fassone o addirittura a Berlusconi, che almeno però aveva vinto e tanto, chi ha dato l’input di puntare soltanto sui giovani, rinunciando prima a Ibrahimovic e poi a LLorente o Mandzukic? Il fondo Elliott, appunto, che pensa soltanto al business e ha affidato a Gazidis, che non conosceva nulla del calcio italiano, il compito di occuparsi del marketing e del nuovo stadio. Peccato, però, che in campo vadano i giocatori, non gli sponsor. Gattuso, che aveva sfiorato il quarto posto compiendo un’autentica impresa, ha dato le dimissioni proprio perché aveva capito che nei piani alti non si parlava di calcio ma di business e i fatti gli hanno dato ragione. Il Milan ha l’età media più bassa del campionato e ieri Gazidis si è vantato di questo nell’assemblea dei soci spiegando testualmente: “che ciò fa parte della strategia”, salvo poi aggiungere “potremmo investire in leader per la crescita come con Higuain se necessario”. E’ bene ricordare, però, che l’anno scorso la Fiorentina, che aveva la squadra più giovane, si è salvata soltanto all’ultima giornata e guarda caso si è poi rinforzata con Ribery, che ha già dato spettacolo anche a San Siro. La Fiorentina, però, ha un presidente vero che si fa vedere allo stadio e ha il coraggio di parlare anche quando la squadra perde, come ha fatto ieri mattina a “Radio Anch’io Sport” su Radiouno. Il Milan, invece, ha una proprietà assente, perché il numero uno del Fondo Elliott, Paul Singer, non si è mai visto a San Siro, figuriamoci a Milanello. Gazidis, rappresentante del fondo Elliott, non ha mai parlato nemmeno in inglese, dopo una delle cinque sconfitte, mentre Boban e Maldini faticano a nascondere le loro comprensibili divergenze con la strategia dei vertici. “Non possiamo aspettare dieci o quindici anni per rivedere un grande Milan” ha detto l’ex capitano. Dall’alto, però, si continua a parlare genericamente di “tempo”, anche se nessuno dice mai “quanto” ne serve per rivedere un Milan vincente. Cercare di correre ai ripari in gennaio è il minimo, ma come con il cambio dell’allenatore, si potrà fare poco perché le squadre si costruiscono d’estate e non si ricostruiscono d’inverno. E allora, cari tifosi del Milan che avete sofferto due anni in serie B non prendetevela soltanto con i giocatori, anche se pochi sono senza colpe. C’è chi li sceglie e spesso li strapaga, ma poi non riesce nemmeno a rivenderli. Perché evidentemente non erano, e non sono, così bravi.