Gattuso si liberi di nervosismo e paure. Indeboliscono il suo lavoro e lo staff
Gattuso è teso, nervoso. S’intuisce dall’umore cristallino del calabrese che non sa nascondere al pubblico i suoi sentimenti. Gattuso è nervoso e si capisce perfettamente anche dalle frasi spese in conferenza-stampa quando parla del clima nello spogliatoio a causa del calcio-mercato e delle “voci sulla panchina”. Per qualche giorno l’indiscrezione secondo cui Elliott avrebbe già raggiunto un accordo triennale con Antonio Conte, corretta poi con un colloquio Leonardo-Conte hanno avuto l’effetto di destabilizzare il guerriero che non possiede ancora una corazza protettiva rispetto ai titoli di giornali e siti. Se si tratta di andare alla guerra su un prato verde, come raccontò Ibrahimovic, nessun problema. Se si tratta invece di lavorare leggendo un giorno sì e l’altro pure voci sul suo futuro, beh allora il guerriero rischia di diventare un pulcino indifeso. Le tensioni di Gattuso sono comprensibili. Fino all’avvento del fondo americano godeva la fiducia smisurata del club, e in particolare di Mirabelli che ne suggerì la scelta. Si sentiva l’elemento forte del trio e perciò era in grado addirittura di spendere qualche parola, portata via dal vento, sul conto del ds, calabrese come lui.
È venuto però il momento di cambiare registro per Gattuso. Il Milan di oggi l’ha confermato testimonial della campagna abbonamenti, ha speso per lui, e solo per lui, l’apprezzamento nel primo comunicato ufficiale seguito al cambio di governance, ha ricevuto la telefonata del neo-presidente Paolo Scaroni ed è alle viste una visita di Gordon Singer, figlio del boss di Elliott, che avrà, tra gli altri, il compito di confermargli fiducia e stima della nuova proprietà.
Continuare a declinare nervosismo significa trasmettere al proprio staff insicurezza. Non solo. Significa inoltre far passare al gruppo che si allena quel clima di perplessità sul futuro che è in evidente contro-tendenza rispetto all’attività di Leonardo e a quella dell’azionista. Gattuso adesso deve impegnarsi nel trovare il modo migliore per valorizzare il talento balistico di Higuain quando sarà fisso a Milanello. Deve dedicare tutte le migliori energie a introdurre nei meccanismi difensivi l’altro prossimo arrivo da Vinovo, Caldara per evitare che l’apprendistato inevitabile indebolisca il sistema difensivo rossonero. Deve lavorare al fianco di Leonardo per individuare la scelta di quelle tessere utili a completare il puzzle, dare il suo giudizio su Rabiot, pronunciarsi sull’eventuale cessione di Suso etc. Così Gattuso metterà fine ai propri tormenti e vestirà nuovamente i panni del condottiero. Non serve a niente interrogarsi sul futuro perché per ciascun allenatore di calcio- persino per un santone come Ancelotti o Guardiola o Mourinho- tutto è legato ai risultati e alle prestazioni, oltre che alle rispettive aspettative. La sagoma di Antonio Conte è scomoda per chiunque. Già una volta è stato vicinissimo al Milan (prima che poi si puntasse su Inzaghi). E allora fu la Juve a impedirglielo.

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