La gigantesca lezione di Baresi non può durate solo un giorno. Amorim, occhio alle contromosse
Non so voi ma chi scrive e immagino col sottoscritto la stragrande maggioranza dei lettori di questa “sciagurata” rubrica, non dimenticheranno per un pezzo quello che è accaduto martedì 4 agosto 2026 dentro e dinanzi alla basilica di Sant’Ambrogio. Qui non c’entra il senso di appartenenza e nemmeno la fede calcistica dei tanti milanesi e milanisti che ho visto alzarsi di primo mattino per trovare un posto lungo il cordone umano che ha scortato Franco dall’inizio alla fine della cerimonia religiosa. Ci porteremo dietro l’emozionante fiume di persone che ha invaso un quartiere restando sotto il sole di Milano per ore, ci porteremo dietro l’adesione affettuosa e convinta del mondo del calcio, ci porteremo dietro il senso più nobile del significato del derby milanese incarnato dalla presenza di Beppe Bergomi che ha ricevuto dal figlio di Franco l’incarico di leggere la prima sacra lettura, ci porteremo dietro l’omaggio poco segnalato da giornali e siti di Antonio Matarrese che è stato presidente della federcalcio e presidente di Franco Baresi capitano e azzurro durante il mondiale del ’90 in Italia e del ’94 a Pasadena, ci porteremo dietro l’errore storico (Franco ha vinto più col Milan che con la Nazionale) senza scuse contenuto nelle parole del presidente La Russa durante il ricordo nell’aula del Senato dell’immenso Capitano, ci porteremo dietro infine l’accoglienza fredda e ostile a Cardinale e Scaroni che di sicuro Franco Baresi non avrebbe gradito ma che può diventare una spinta per l’immediato futuro.
Immagino infatti che sarà servito a cogliere il cordone ombelicale che lega quel popolo a chi ha incarnato fedeltà e sacrificio e ha vissuto tormento ed estasi. Questo per dire che gli ultimi anni complicati possono servire se dovessero fare da trampolino di lancio. Non voglio infine commentare l’elenco sgradevole delle assenze perché nessuno ne conosce i motivi.
In queste ore cariche ancora di sincera emozione la seconda amichevole del Milan di Amorim merita appena qualche annotazione. È la prima impegnativa, visto che si è trattato del derby anticipato dal ricordo di Franco, e forse al tecnico portoghese qualche indicazione utile ha fornito. A cominciare per esempio dall’ultima parte del primo tempo e dall’intraprendenza di qualche attaccante (Nkunku). È presto per tirare una conclusione. Si può solo prendere nota: 1) il Milan ha completamente rovesciato il senso strategico del suo gioco rispetto ad Allegri e al suo blocco basso e ci vorrà tempoper assorbirlo; 2) Amorim dovrà stare attento perché i suoi colleghi di scuola italiana impiegano due minuti a trovare le contromisure al pressing e a cogliere l’anello debole come è successo in occasione del gol di Dimarco; 3) qualche soluzione ardita (Chukwueze nei quattro di metà campo) avrà bisogno di verifiche impegnative prima di diventare una soluzione per il futuro.

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