Franco, Pallone d’oro in cielo. Cardinale ancora non ha capito. Sul mercato serve una scossa. Che farsa la presentazione di Mancini...

Franco, Pallone d’oro in cielo. Cardinale ancora non ha capito. Sul mercato serve una scossa. Che farsa la presentazione di Mancini...MilanNews.it
venerdì 31 luglio 2026, 10:32Editoriale
di Luca Serafini

Se n’è andato, Franco Baresi, a prendersi in cielo e nella memoria il Pallone d’oro che la terra gli ha negato. In silenzio, il capitano al quale infatti bastava uno sguardo, un’occhiata. Un gesto. Un cammino glorioso con sorrisi disegnati nelle vittorie e lacrime copiose nelle sconfitte, in equilibrio tra un tackle e una rincorsa, una battaglia e la quiete. Arrivederci, capitano: resti tra noi con la tua leggenda viva, la tua aura immensa, il racconto della storia di uno sport di cui sei stato bandiera. Resti tra noi comunque. 

A un evento in cui si parlava di finanza avvenuto 2 settimane fa negli Stati Uniti e in una lunga intervista al "Wall Street Journal", Gerry Cardinale ha parlato molto del Milan. A parte il messaggio che ha rivelato di aver inviato ad Amorim dopo Argentina-Inghilterra ("Riusciremo a far crossare i nostri giocatori come fa Messi?"), anche altri passaggi hanno partorito un sorriso ironico leggendo le sue dichiarazioni, come il ravvedimento - dopo 4 anni - sulla necessità di una squadra competitiva e dell'ambizione di vincere, del senso di appartenenza dei tifosi, di una gestione finanziaria che non può prescindere da quella sportiva. Il punto focale è stato però quello dedicato a Ibrahimovic: "Ho cercato Zlatan la prima volta perché ho capito che la squadra era in una fase di transizione e ci mancava qualcosa sul piano della leadership, della cultura e dell’esperienza di chi sa come si vince". Singolare, perché quando RedBird è entrata nel Milan c'era Paolo Maldini a proposito di leadership, cultura ed esperienza. La differenza è che Paolo lavorava per il bene della società e viveva dentro e vicino al club e alla squadra, Zlatan pensa a sé stesso, agli affari suoi, a concimare quotidianamente il mito autoreferenziale di cui si nutre. Il fatto che Cardinale non si sia ancora accorto di questo appare piuttosto inquietante.

Visto che adesso Gerry è stato assalito da una sindrome di presenzialismo quasi ossessiva e dorme persino a Milanello, bisogna che svegli chi si occupa di mercato perché tra poche ore saremo in agosto - mese in cui inizierà la stagione ufficiale - e qui è ancora tutto da rifare. Al mosaico mancano moltissimi tasselli e ne restano ancora troppi in esubero, sperando che Amorim valuti alla svelta Musah ed Estupinian, per cominciare.

La conferenza stampa di presentazione di Roberto Mancini nel nuovo ruolo di CT è stata una mistica farsa in cui nessuno dei colleghi ha saputo, o voluto, fare domande che potessero portare ad attese risposte: la Serie A e il popolo volevano Conte, per esempio. (Forse non è un caso che, solo poche ore dopo, sia uscita la più sconcertante delle fake news proprio su Franco Baresi: non dai social, ma dalla testata italiana più autorevole). Perché far rientrare uno scappato col malloppo e perdonarlo dopo le scuse più ipocrite mai viste? Bisognava chiedere perdono il giorno dopo la fuga di 3 anni fa: "Mi hanno offerto un sacco di soldi in Arabia, non vado d'accordo con Gravina, mi dispiace ma vi mollo". Ranieri ha parlato di dribbling, uno contro uno, fondamentali, controllo di palla, poi Mancini ha chiarito che l'importante è vincere. Quando si dice la sintonia. Infine, abbiamo capito in poche settimane che nemmeno con Malagò è cambiato, cambia e cambierà nulla. E dal nulla si ricomincia.